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AFTERHOURS – Londra, 25/09/06

Dopo un tour che li ha portati in giro per gran parte del mondo, il gruppo milanese sbarca pure Oltremanica.
Questo è quello che è successo durante il loro primo concerto a Londra

di Monelle Chiti

Chissà quante cose sono successe oggi qua, in questa fantastica città, quella delle grandi marche, del Big Ben, di Trafalgar Square, di Covert Garden… e soprattutto quella della Regina e, at least but not the list, come dicono gli inglesi, di Abbey Road. Chissà quanti eventi ci saranno stati… gente che viene e gente che va, intenta a vedere la parte che più preferisce di questa Big Town; shopping, parties, pullman a due piani… ma per chi come me conosce la musica rock alternativa italiana oggi qua c’è l’evento del mese o perlomeno, il concerto del gruppo italiano che quest’anno ha suonato, oltre che in Italia ovviamente, in America, in Olanda, in Germania, in Spagna… e che oggi, per la prima volta, debutta in Inghilterra: Afterhours are in town!
Manuel Agnelli (voce e chitarra), Dario Ciffo (violino), Roberto Dell’Era (bassista), Giorgio Ciccarelli (chitarra), Enrico Gabrielli (fiati), e Giorgio Prette (batteria) sono il gruppo milanese che si sta facendo conoscere anche oltre i confini italiani.
Il cd “Ballads For Little Hyenas” esce nel Regno Unito il 9 Ottobre e con questo concerto-showcase la band si lancia anche nel mercato inglese, forse il mercato più difficile da conquistare.

Il locale scelto è il The Fly, tipico localino londinese, stile pub con due piani.
Al piano superiore si beve, c’è un bancone, i tavolini.
Nel piano inferiore invece si suona. Qua ci hanno suonato gli Editors, i Babyshambles, gli Artic Monkeys, i Jet… Un locale degno di nota insomma!
Forse gli Afterhours sono il primo gruppo italiano a suonarci! Ma sicuramente non sarà il primo gruppo a meravigliarsi della grandezza di un “palco” praticamente inesistente, senza pedana rialzata… insomma… pubblico e band alla stessa altezza e per altro alla distanza di neppure un metro. L’atmosfera sarebbe molto più intima e raccolta di quanto già non lo sia, se non fosse che questo locale ha una struttura non proprio adatta ad un concerto, vista la forma stile ottagonale del posto. Detto ciò nella “prima fila” non entrano più di 7 persone, mentre quelle in fondo non vedono niente. Insomma questo posto è veramente piccolo e tanto per rendere l’idea della “grandezza” del palco, le scalette per terra erano solo due (e tutti sanno quanti sono gli Afterhours!).

In UK i concerti iniziano presto perchè tutti i locali chiudono entro mezzanotte.
Così l’orario d’inizio previsto per il live di stasera sono le 21.
Piano piano la sala concerti si riempie (eh beh, non ci voleva molto).
La capienza sarebbe di 100 persone, ma passano i minuti e c’è sempre più gente e sicuramente ce n’è più di quanta un localino del genere possa contenere.

Tutti pronti al “grande” (almeno quello lo è per davvero!!!!) evento!
Sono circa le 21:15 quando parte “Masked Ball” (colonna sonora di “Eyes Wild Shut”), meglio conosciuta in Italia come la “canzone del Martini” (Santo Cielo!!!!).
Atmosfera un pò cupa, le luci che si abbassano, la gente inizia ad urlare… succede una cosa stile biblica: metà del pubblico si sposta a destra e l’altra metà a sinistra… rimane un varco in mezzo, una specie di via… una scena che ricorda quando Mosè divise le acque del Mar Rosso… e intanto la musica continua… continua… e arrivano i nostri Mosè che si fanno strada tra il mare di persone del The Fly. Si posizionano sul “palco”… qualche secondo di incredulità da parte di tutti… di loro, del pubblico… il fatto che quelli siano gli Afterhours in un palco così minuscolo, in un posto così piccolo, l’essere a Londra… tanti pensieri per la testa e forse sono gli stessi di tutti i presenti qua dentro. Penso cose in inglese, ma sono circondata da italiani, da pensieri italiani, anche perchè il pubblico, c’è da dirlo, è quasi tutto composto da persone italiane. Quasi quasi direi pure purtroppo, ma sono italiana anch’io quindi non posso dire niente! Anzi, sto zitta, spariscono tutti i pensieri… e così inizia il concerto.
Iniziano con “Ballad For Little Hyena” che senza l’intro del clarinetto basso di Gabrielli è tutta un’altra cosa. Meglio con, non c’è dubbio!
Si passa poi a “White Widow” e quel ritmo del battito di mani che coinvolge sempre tutti. Poi la stupenda “The Thin White Line”, le potenti “Juda’s Blood” e “The Ending..”, fino alle “ballate” “There’s many ways” e “Come Vorrei”, trasformata in vena ironica da Roberto Dell’Era che va nel pubblico e si mette a ballare con una ragazza, seguito da Enrico Gabrielli che va in mezzo alla gente a suonare il clarinetto.
In scaletta anche “Milano Circonvallazione Esterna” e “1.9.9.6.”, due delle quattro canzoni in italiano eseguite in questo live.
Terminano con “Bye Bye Bombay” ed inizia pure il pogo… gente della prima fila che cade sul palco… casino… gente che sale sui divani in fondo per vedere meglio… insomma… un devasto!
Finisce la prima parte…
Rientrano sul palco (tralasciamo il “come” visto che l’impresa è stata al quanto ardua vista la grandezza del palco!) ed inizia il bis con “Sparkle” e “Fresh Flesh” per chiudere poi con la struggente e fantastica “Quello Che Non C’è”.

Finisce il concerto e Manuel dice che spera di ritornare in un posto più “umano” di questo. Certo, ha ragione.
Ma è andata bene anche così: un live che ha colpito più per l’ambientazione, per “il palco” e per l’atmosfera in generale!
Le canzoni sono sempre quelle, non c’è tanto da dire… ma almeno una cosa è certa: concerto breve ma intenso!
Grazie a tutti, per davvero! -cit.-
Monelle Chiti

www.afterhours.it

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