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GBOB 2006 – Finale Mondiale assieme ai Nuumak – Londra, 12/12/06

Dopo aver vinto le finali nazionali i nostri Nuumak si sono dovuti confrontari con altri 24 gruppi dal palco dell’Astoria.

E questo ne è il singolare racconto.

di Carlo Sanetti

Fitta nebbia e pioggia penetrante e sottile: la terra d’Albione ha accolto i Nuumak in un’atmosfera che è quasi uno stereotipo.

Boschetti e brughiere cedono il posto ad agglomerati di casupole in mattoncini rossi e capannoni che richiamano la tipica iconografia della rivoluzione industriale,sempre più fitti man mano che ci si avvicina;traffico intenso,supermercati enormi,fino ai grattacieli ed agli enormi palazzi di vetro dove,schierati come soldatini in uniforme,digitano su schermi al plasma migliaia di impiegati nei loro uffici come scatole. Siamo a Londra, e se anche solo l’idea di trovarsi qui per un po’ sarebbe entusiasmante per qualsiasi patito di rock n’roll in ogni sua forma, figuriamoci attraversare la city sapendo bene di dover suonare qui con la propria band. C’è poco tempo per fare i turisti: un incontro a Piccadilly Circus sotto l’Eros con il gruppo,per una passeggiata a Soho, e poche ore dopo si ritrovano tutti all’Astoria per prepararsi insieme alle altre bands,provenienti da tutto il mondo,alla finale del GBOB(Global Battle Of the Bands).

La filosofia dei concerti nei locali a Londra è molto diversa da quella italiana: iniziano e finiscono presto(in genere dalle 20 a Mezzanotte),così il pubblico ma soprattutto i musicisti ed i fonici possono andarsene a casa o dove gli pare in tutta tranquillità,senza tour de force massacranti. L’Astoria è un teatro. L’ambiente è davvero molto grande(basti pensare che vi è addirittura un piano superiore che si affaccia,a balconata,sulla sala del concerto) ed è stato progettato per una risposta acustica che difficilmente in Italia troverete abbinata ad un semplice rock club. Fin dall’inizio si capisce che la serata sarà intensa : i gruppi previsti sono 25 e cominciano subito a susseguirsi senza sosta,avendo circa 10 minuti a disposizione(due brani) per dare il meglio di sé. Lo sgomento iniziale per tale allucinante ed ingrata rapidità viene addolcito da una perfetta sincronia di lavoro(dei roadies e dei fonici) che permette di non degenerare nel chaos : le bands sembrano essere comunque a proprio agio nell’enorme palco,tra i castelli di Marshalls,ma il tempo concesso loro è comunque troppo scarso per farsene un’idea completa.

Nella prima parte dello show spicca comunque la Svet Bolgie Band da Minsk (Bielorussia, www.svetboogieband.com), forte di un leader che è anche un travolgente showman,un pianista old-style e la cui voce bluesy non fa rimpiangere i migliori B.B. King, Muddy Waters e Howlin’ Wolf, a cui il sound del gruppo si ispira,nonostante la provenienza geografica,e poi i Giapponesi Flare Odds ( www.geocities.jp/flare_odds/), il cui folle rock n’roll venato di psichedelia ed attitudine indie ha anche il merito di presentare testi in lingua ed inserti melodici d’estremo oriente. “Are you fuckin’ enjoying yourselves?”,grida in pieno rock n’roll style un euforico presentatore(che sembra un po’ Tricky,un po’ il tipo che in una nota pubblicità estiva di una bibita si prende una secchiata d’acqua seduto su una sdraio) nel cambio tra un gruppo e l’altro,mentre l’ampia sala si va sempre più riempiendo nell’oscurità di un popolo del rock n’roll che ama farsi sentire.

L’asta personalizzata di Manolo è oggetto di viva curiosità del presentatore prima che i Nuumak vengano finalmente annunciati,dopo circa 15 gruppi,come “la band del paese famoso per il suo cibo e per il suo stile e,tra non molto,anche per…la musica!”,mentre vicino al palco qualcuno scimmiotta versi di Ramazzotti in tono canzonatorio. Per fortuna i Nuumak hanno mostrato che in Italia esiste anche ben altro. Non molte parole di presentazione : l’impatto iniziale è potente,nonostante i suoni dell’intera serata siano stati lasciati inevitabilmente piuttosto standard. Improvvisamente arriva la consapevolezza piena che su quel palco,su cui sono passati nomi come Rolling Stones,Led Zeppelin,Nirvana e Radiohead,ci sono proprio i Nuumak da Viterbo e l’emozione sale così come le grida di incoraggiamento di tutta l’allegra brigata italiana.
Si inizia con “Father of Life”,il cui incipit atmosferico ed avvolgente si fonde con la nebulosità purpurea che cinge il palco come un involucro. A questo punto il locale è quasi pieno e le teste di fronte al palco cominciano a muoversi all’esplosione del cuore duro del pezzo,sui pesanti power chords della band.Compaiono anche alcune “horned hands”(cioè le corna,il tipico gesto metal che pochi sanno avere proprio origini italiane),segno che una parte del pubblico sta realmente apprezzando. I Nuumak continuano ad essere di poche parole,così si prosegue immediatamente con “Black Roots”-pezzo in cui le atmosfere più crepuscolari e dark del gruppo sovrastano ed inviluppano le esplosioni metal più che altrove. La scelta di questo brano,in un contesto live di purtroppo non più di 10 minuti,ha forse il difetto di assopire gli entusiasmi generati dall’efficace e violento impatto iniziale,ma i sintetizzatori di Bruno hanno modo di esprimersi al meglio e mettere in piena luce,nell’oscurità fisica e sonica,il lato forse più originale del gruppo.

Tanto rabbiosi quanto malinconici,i Nuumak mostrano le loro venature wave alternando sbafati squarci autunnali all’infuriare di tempeste destabilizzanti. Scenicamente il gruppo guadagna qualche punto in più rispetto alla maggiorparte delle formazioni che lo ha preceduto perché il loro look-trascurato da altri- colpisce immediatamente (si ha l’impressione di avere davanti gli infernali cenobiti di Hellraiser,mentre Manolo urla di rabbia e disperazione,dinamicamente proteso in avanti come a spiccare il volo,e Marco si giostra in un violento e fluente head-banging in nera pelle e frange).L’impressione che lasciano andandosene dal palco è comunque ottima ed il pubblico dimostra di aver apprezzato con un applauso. Si prosegue senza pause,in maniera estenuante tanto che,in questo frittatone sonoro,è impossibile mantenere sempre alto il livello di attenzione anche perché,nonostante l’ottima qualità di tutte le bands,molte sembrano mancare decisamente di originalità.

Alla fine,si scoprirà che i Nuumak sono l’unica band metal della manifestazione,decisamente più orientata sul rock-hard rock con momenti hip hop/reggae(l’ottima band australiana De Jah Groove, www.myspace.com/dejahgroove) ,etnico rock(i sudafricani Lonehill Estate ,www.myspace.com/lonehillestate) ed anche alcune interessanti rivelazioni (come i suoni del rock dell’est,Etwas Unders dall’Ucraina-www.myspace.com/etwasunders-e Millenium dalla Moldavia che,benché logicamente pienamente occidentalizzati nei suoni,conservano qualcosa di assolutamente proprio ed est europeo,oltre al cantato in lingua).

La testa ormai scoppia ed il concerto di mezz’ora degli ospiti irlandesi Kopek(www.kopekmusic.com) non può essere apprezzato se non come un grunge pesante come un mattone e graffiante come la voce degli AC/DC,a questo punto poco tollerabile. Finalmente i giudici si presentano sul palco(piuttosto ubriachi e storditi,sembra di vedere)e si accingono a leggere il verdetto che vedrà il primo gruppo aggiudicarsi,oltre ai 100.000 $ ed alla tournee mondiale,tre chitarre Gibson (sponsor ufficiale dell’evento).
I Nuumak si fanno vedere tra il pubblico e si uniscono al seguito italiano: quinti a pari merito Cody dalla Danimarca(godibile gruppo country folk-rock),ed i canadesi The Broken Hearted(per i patiti della pentatonica,www.myspace.com/brokenheartedmontreal),quarti gli Electric Co.(che promettono di rivelarsi la miglior band di sempre ad emergere dalla scena rock n’roll di Mexico City,www.myspace.com/theelectricco),terzi i giapponesi psichedelici Flare Odds(che avrebbero potuto tranquillamente trovarsi più su nella classifica)…la tensione incalza e sguardi italiani si incrociano perché,in fondo,ci speriamo davvero tutti…secondi gli indie rockers spagnoli Sixteenth Solid Spread(che di spagnolo non hanno alcunché,piuttosto richiamano in orecchiabili refrain Interpol,Placebo e gruppi della cricca di Franz Ferdinand,comunque piacevoli-www.myspace.com/sixteenthsolidspread)…e primi gli statunitensi Heavy Mojo,in un potente composto rock/hip-hop che ha tutti i tipici,fascinosi e beceri ingredienti del mainstream più hollywoodiano.

Scrosciano applausi e celebrazioni,un po’ di amarezza italiana si legge nei volti della nostra cerchia,ma perlopiù dominano i sorrisi. A mezzanotte è tutto finito,come in una fiaba dark di Cenerentola;l’Astoria è tornato deserto con una rapidità disarmante e la luminosa notte londinese accompagna i Nuumak carichi di strumenti lungo Oxford Street,in cerca dell’albergo,comunque contenti ed usciti più che dignitosamente dal confronto internazionale.
Il GBOB (giunto alla terza edizione) ha avuto il merito di dare visibilità alla musica di paesi solitamente in assoluta ombra. L’aria di condivisione e di reciproco scambio culturale che si respirava tra il pubblico e tra i musicisti è stata la cosa migliore di tutto l’evento. Da un’altra prospettiva però,la serata ha dato una dimostrazione molto più eloquente di tante parole di cosa significhi globalizzazione.

Per i Nuumak resta la soddisfazione di un’esperienza indimenticabile,nonché di aver dato l’onore a Viterbo di rappresentare per la prima volta l’Italia nel contesto internazionale del GBOB.

Link Correlati :
www.gbob.com
www.myspace.com/nuumak

Carlo Sanetti
SubTerra

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