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Interviste

Intervista ai Calibro 35

C’è stato un periodo cinematografico negli anni ’70 in cui il poliziesco era uno dei generi più seguiti. Sparatorie, morti, volanti, bulli, mala. Magnifiche colonne sonore. Capolavoro nel capolavoro.

Da lì ripartono i Calibro 35. Dai temi di Cipriani di “La Polizia Sta A Guardare” al Morricone di “Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto”, passando per Micalizzi in “Italia a Mano Armata”. Includendo anche una bellissima interpretazione di “L’Appuntamento” con Guest Roberto Dell’Era.

Improvvisazione su improvvisazione vediamo partire un progetto serio che vedrà luce entro la fine del 2008. I protagonisti sono Massimo Martellotta (Stewart Copeland, Eugenio Finardi, Mauro Pagani) alle chitarre e alle lapsteel, Enrico Gabrielli (Afterhours, Mariposa, Morgan) su organi e fiati, Fabio Rondanini (Pino Marino, Roberto Angelini, Collettivo Angelo Mai) alla batteria, Luca Cavina (Transgender, Lindo Ferretti, Beatrice Antolini) al basso elettrico e Tommaso Colliva (Muse, Franz Ferdinand, Arto Lindsay) ai controlli in regia.

Quattro musici con tanta esperienza alle spalle e con la stessa passione. Mantenere pulsante lo spirito di quegli anni duri. Riportarne i sapori fino ai giorni nostri.

Ne parliamo con Tommaso Colliva e Massimo Martellotta.

Ciao Calibro 35! C’è solo una cosa che gli italiani fanno meglio di chiunque altro…le colonne sonore. Da dove viene quest’esigenza?

TOMMASO: Nasce dalla voglia di fare musica nel modo in cui ci divertiamo e dalla voglia di non perdere un patrimonio musicale italiano che rischia di essere ghettizzato nella nicchia di appassionati di film di genere. La commistione di jazz, funk, beat, rock e musica orchestrale che abbiamo avuto in Italia nei ’60 e ‘70 non poteva avvenire altrove. Il funk de “Il cinico, l’infame e il Violento” di Micalizzi è ben diverso da quello dell’Ispettore Tibbs di Quincy Jones e una colonna sonora come quella degli Osanna con Bacalov per Calibro9 dove il prog incontra l’orchestra ha tratti prettamente italiani.

Con Calibro cerchiamo di portare tutto questo nei contesti più diversi. Ad esempio solo in questo mese suoneremo in un festival jazz, in un festival indie-rock e in un festival di musica classica che ha una sezione dedicata alla musica da film.

Siete tutti particolarmente affezionati a quel genere cinematografico?

T: Io sono sempre stato interessato; da ragazzo collezionavo dischi sia di soundtracks sia di musiche per sonorizzazione ma non siamo tutti strettamente collezionisti. Penso che questo non sia un male perché lascia un buon margine creativo nella reinterpretazione ai musicisti.

MASSIMO: a me sono sempre piaciute le colonne sonore italiane degli anni ’60 e ‘70, ed erano anni che mi sarebbe piaciuto mettere su un progetto del genere. Poi l’entusiasmo contagioso di tommaso mi ha fatto vedere che forse sarebbe stato possible farlo, e bene.

Le vostre radici musicali dove risiedono?

M: Vado proprio alle radici…dai vinili di mio padre: blues degli anni ’50, tutti gli anni ’60 e quasi tutti I
’70. Ogni domenica metteva su qualcosa di Hendrix, poi a volte passava per qualche cantautore, poi per Area , Perigeo… ma con I fischi e le fruste di Morricone andavo fuori di testa. Hendrix non ha più mollato però. E’ una febbre che ancora non mi passa.

T: Penso che la formazione eterogenea di Calibro sia una delle sue più grandi forze. Enrico Gabrieli ha una formazione decisamente eclettica che passa dalla musica accademica al prog, dal cantautorato al rock. Luca Cavina, bassista del gruppo, ha un background più “hardcore” (in senso lato) di tutti noi, è il supervisore del lato violento di Calibro. Fabio Rondanini è il batterista più attento al suono globale che io conosca, miscela un background soul e funk con l’improvvisazione e il rock.

Io da ragazzino suonavo il clarinetto e il sax, poi ho scoperto i campionatori e capito che mi trovavo meglio con le macchine. Ho iniziato a collezionare dischi e ascoltare di tutto ma principalmente Jazz, Funk e colonne sonore.

Siete stati particolarmente influenti nella scelta del titolo nel nuovo album degli Afterhours. Come è nata la cosa?

T: E’ stato tutto abbastanza casuale. Stavo registrando il disco degli after la scorsa estate, poco dopo aver registrato alcuni pezzi dei Calibro, e avevo portato in studio una copia del cd della colonna sonora di “La Morte Risale a Ieri Sera”, film ispirato al libro “I Milanesi Ammazzano al Sabato” di Scerbanenco. Parlando con Manuel venne fuori che poteva essere un bel titolo e lui lo ha trascritto su un foglio storpiandolo in “I milanesi Ammazzano IL Sabato”. Così è rimasto.

Venite tutti da collaborazioni con Mostri Sacri della musica italiana e mondiale. Qual è l’esperienza più significativa che avete maturato ad oggi?

M: I calibro 35. E’ un collettivo maturo, dove ci si dice tutto e dove I ruoli sono incredibilmente ben definiti. Si tende a suonare al meglio, perché c’è una stima reciproca grande e sincera. Abbiamo un produttore / orecchio esterno/ cervello nel quale crediamo e che ci tutela dale cazzate (artistiche e non). Non ci sono gare di ego , per ora ,e soprattutto è una totale autoproduzione. Stiamo imparando quanto un piccolo gruppo ben organizzato e motivato possa fare molto di più e meglio di grandi realtà mal gestite.

T: Ognuno di noi ha avuto molte esperienze e credo che tutte contribuiscano a formarci come musicisti e musicofili. Personalmente lavorare accanto ad altre persone di cultura ed estrazione diversa mi aiuta a focalizzare sempre di più sui lati fondamentali del “fare musica”, cercando di capire quali siano le cose più o meno importanti nel comunicare attraverso i suoni.

Ci date qualche informazione sul disco che uscirà dopo l’estate?

T: Il disco uscirà in autunno. Stiamo ancora lavorando in modo da avere una distribuzione ampia a livello
internazionale. Ci saranno brani più noti come “Gangster Story “ dei Fratelli DeAngelis o “Indagine su un
Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto” di Morricone e altri più rari come “La Mala Ordina” o una nostra
versione del funk su cui balla Barbara Buchet in “Milano Calibro 9”, entrambi brani mai editi. Ci saranno alcuni ospiti come Rodrigo d’Erasmo al violino nel tema di “Milano Calibro9”, Pippo Guarnera all’organo Hammond su “La Polizia Sta a Guardare” e Roberto Dell’Era che canta la nostra versione del classico di Ornella Vanoni “L’Appuntamento”.

Siete interessati alla fusione dell’arte visiva a quella sonora in ambito live?

M: è un tipo di forma espressiva che chiaramente ci interessa, di fatto riproponiamo colonne sonore . Ci interessa l’uso del video come elemento attivo durante il concerto, campionando samples video dai film in questione e suonandoli in tempo reale nello show , cambiando ogni sera.
Nel contesto live l’abbinamento musica/immagini assume una dimensione ancora diversa rispetto alla collocazione originaria da cui traiamo spunto, e questo ci sembra un utilizzo del mezzo video adatto al progetto.

Il vostro è un “collettivo” un pò sparso in giro per l’Italia. Nonostante i problemi organizzativi la vedete come una cosa positiva?

M: Sia in studio che nei concerti il fatto di vedersi con qualche difficoltà logistica è una risorsa dal punto di vista musicale. Ci permette di essere più concentrati ogni volta che ci vediamo perché sappiamo che non dobbiamo sprecare un minuto del tempo che passiamo insieme.

Dal vivo anche, improvvisando molto non abbiamo bisogno di molte prove, ci rovinano la festa.

T: Organizzarsi è un delirio. Ma alla fine questo progetto nasce per far musica nel migliore dei modi possibili e quindi dobbiamo fare di necessità virtù.

http://www.myspace.com/calibro35

Foto di Sergio Infuso

Antonio Siringo

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