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Intercity – Grand Piano

2009 - Intervista music
Indie / Pop / Shoegaze

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Sfreccia veloce la musica degli Intercity, nel loro ultimo album “Grand piano”, dall’omonima quarta traccia. Eccezionalmente in italiano, visto che quello che prima era il collettivo Edwood utilizzava principalmente l’inglese.

Prodotto dalla band e mixato a Bologna, è un lavoro prevalentemente acustico, ad eccezione dell’intervento costante di chitarre elettriche e di discreti interventi elettronici, quali sinth, loop di suoni campionati e piano elettrico. Presente anche l’uso del pianoforte, alla fine della traccia che dà il titolo al disco e un imponente intervento  nell’introduzione di “Cerbiatti”, ultima e tredicesima traccia.

Un sound metropolitano che ricorda vagamente certe sonorità dei Verdena (soprattutto dal punto di vista vocale), dei Diaframma, degli Offlaga disco-pax, degli Amari o dei Massimo Volume. Questo è puro indie di qualità, un rock raffinato, ma allo stesso tempo energico che non ha niente da invidiare agli anni  Settanta (evidenti riferimenti in “Hippie”) e se si avvertono tendenze “british”, non sono mai invasive, ma ben calibrate con originalità.  Testi immaginifici, intensi, frutto di pennellate dadaiste e micro-tratti pulp.

Ad esprimere questi tratti, un cantato discinto e sognante, piacevolmente “alcolico”, come il pomeriggio dell’undicesima traccia. Ascoltando “Cineprese” sembra essere colpiti da una carrellata di immagini a doppia velocità ,  riprodotte in modalità super-otto, così come non manca il gusto intellettuale dell’autocitazione in “Odio Anversa” dove tra i versi appare il nome del gruppo, attualmente non noto al grande pubblico, ma dalle grosse potenzialità, se non propriamente commerciali, quanto meno di crescita artisica e ulteriore affermazione.
Un ottimo disco da ascoltare e riascoltare, soprattutto se si è in vena di libertà dissacrante.

L’uscita ufficiale è prevista per il 10 Aprile 2009

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