Menu

Recensioni

Bat For Lashes – Two Suns

2009 - Parlophone
pop/trip-hop/elettronica

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Glass
2. Sleep Alone
3. Moon and Moon
4. Daniel
5. Peace of Mind
6. Siren Song
7. Pearl’s Dream
8. Good Love
9. Two Planets
10. Travelling Woman
11. The Big Sleep

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Quando ho inserito questo disco nel mio Ipod, non sono riuscita a smettere di ascoltarlo per giorni interi e la cosa non mi succedeva ormai da troppo, troppo tempo. Le Bat for lashes sono una band tutta al femminile, capitanata dalla magnetica Natasha Khan, cantautrice, nonché creatrice del progetto. Natasha è di Brighton e il gruppo in questione vanta anche un fan molto particolare, Thom Yorke, (che non ha bisogno di presentazioni) e che ha anche permesso alle Bat di aprire dei concerti dei Radiohead. “Two suns” è il loro secondo album, giunto a tre anni di distanza dal bellissimo “Fur and Gold”.

Le Bat for lashes ci propongono una sorta di rinfrescato trip hop (basti sentire la traccia di apertura “Glass”), musica onirica dalle sonorità dark, che ci conduce nei meandri di un sogno dal quale non si vorrebbe far più ritorno, nonostante la lieve angoscia che giunge all’animo dell’ascoltatore, data da qualche dissonanza e da molte note in minore che scaturiscono da buona parte dei brani presenti nel lavoro in questione.
Il genere musicale delle Bat però, per fortuna non si può ben definire e racchiudere in una sola antipatica etichetta. Questo proprio perchè le canzoni di “Two suns” spaziano dall’elettronica, (vedi “Sleep alone” e “Two Planets”), alla tipica batteria anni ’80 di brani come “Daniel” (primo singolo estratto), fino ad arrivare a splendide ballate come “Siren song”, “Moon and Moon”, “Good Love” e “Travelling Woman”, che nonostante la dolce voce di Natasha e la delicatezza di essenziali note di piano, non risultano mai essere troppo “sentimentaliste” e banali.

Non possiamo sapere al momento, se per esempio le Bat for lashes riusciranno a registrare  in futuro un quarto o quinto disco all’altezza di questi ultimi due, ma quello che è certo è che la Khan si è resa conto che il trip hop, (se così vogliamo chiamarlo) non è morto e che resta, nonostante tutto, un genere da non dimenticare e da non sottovalutare. Anche perchè, dalla metà degli anni ’90, di cose buone ed originali ne sono uscite veramente poche, a parte quell'”indie” degli anni ’00 che ci sta martellando la testa e che non è certo tutto di qualità. Ad ogni modo se amate da sempre cantanti come Bjork, Tori Amos, Beth Gibbons, Fiona Apple e le più odierne Sia e Camille, questo è il disco che sicuramente farà al caso vostro.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni