Menu

Recensioni

Ola Podrida – Belly Of Lion

2010 - Western Vinyl
folk/alternative

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. The Closest We Will Ever Be
2. We All Radiant
3. Your Father's Basement
4. Donkey
5. Monday Morning
6. Lakes Of Wine
7. Sink Or Swim
8. Roomful Of Sparrows
9. This Old World

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Vi offro 500 euro se riuscite a togliermi questo disco dalle orecchie.
Vi avverto, sarà impossibile.
So cosa state pensando, il folk lo fanno tutti, che ci vuole?
Basta una casa di legno, una chitarra, un banjo e il bordo di un timpano, masticare un filo d’erba  ed avere almeno un parente cacciatore.

Che vi devo dire? E’ così! ma questo discorso avrebbe avuto senso se lo avessimo fatto per il loro primo disco (Ola Podrida, 2007), opera prima assolutamente fantastica ma immatura, azzardata e un pò rozza.
Con “Belly of the Lion” il folk degli Ola Podrida assume una faccia diversa, elegante, posata e mai -e dico mai- eccessiva.
Il disco è un’opera talmente omogenea, lineare e coerente che risulta difficile decontestualizzare ogni pezzo, perchè ognuno assume il suo senso in funzione del suo precedente e del suo successivo.
Segnalo tracce come Donkey e This Old World da ascoltare con almeno 20 metri di Scottex bene in vista, Your Father’s Basement dal testo introvabile, Roomful of Sparrows ballatina iniziale che poi “scoppia” in una coda di elegante micronoise.
Nel folk, a mio avviso, è difficile mantenersi minimali, in particolar modo se si è guadagnato qualche soldo e conquistata un minimo di fama.
Insomma per uscire dal clichè della voce, chitarra, banjo, suonini e controcanti spesso ci si butta nell’epica orchestrale (e qui critico direttamente Owen Pallett e il suo nuovo lavoro) tradendo le radici dalle quali si parte e riempiendo spazi che forse andrebbero lasciati vuoti.

Così hanno fatto gli Ola Podrida,  hanno conquistato spazi e li hanno lasciati selvaggi, hanno saputo usare gli strumenti del folk senza essere ridondanti e se questo fosse un mondo giusto, se i gruppi non fossero così tanti, se ci fossero meno macchine e più fattorie, questo disco avrebbe avuto più successo.
Insomma ascoltate Belly of the Lion quando siete tristi, quando siete felici e quando vi tirano le pietre.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close