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Interviste

Melophobia #5: Psichedelia Digitale – AUCAN

Woodstock ha chiuso i battenti, Jimmy Hendrix e i Pink Floyd sono solo leggenda, gli acidi non sono neanche più di moda.Ho cercato qualche modo per rivivere con sufficiente cognizione di causa l’epopea psichedelica degli anni ’60, ma sono incappato solo in beceri filmetti fricchettoni e nostalgia. Ho seguito alla lettera certosine istruzioni raccattate su internet per costruire una dream machine, ma una volta finito il tutto, osservando la costruzione così poco stabile e così poco immaginifica e stimolante, ho rimpianto i tempi in cui non studiavo la geometria e non seguivo Art Attack. Ho provato a trippare anche con i suoni di Windows XP, convintomi ormai della necessità di una nuova psichedelia digitale. Errori di sistema, file mancanti, archivio danneggiato, potenziali minacce dall’esterno, email in arrivo, suoni minimali, ancestrali e allarmanti che entrano in qualsiasi padiglione uditivo nelle vicinanze.Il risultato, tremendamente distante da una qualche sorta di viaggio mistico/mentale, è solo una sostanziale emicrania fulminante e una confezione di Moment Act irrimediabilmente conclusa mentre ti accorgi che la porta Usb non funziona come dovrebbe.

Poi ho scoperto gli Aucan, trio bresciano che alcuni chiamerebbero post-rock, altri più semplicemente sperimentale, altri ancora una malata espressione di un divertimento nervoso e schizofrenico.Prendono la più oscura psichedelia e la mescolano con la fredda abilità calcolatrice di strutture math-rock à la Don Caballero e con certe varianti elettroniche che neanche i Tortoise.Il tutto con una strabiliante padronanza di sè ed un’invidiabile libertà di mezzi e intenti.
Scritturati con un tempismo non certo italiano dall’etichetta francese African Tape, negli Aucan riesco a sentire quegli echi psichedelici che ho a lungo cercato goffamente.
Perchè, alla fine dei conti, siamo nel 2010 e per viaggiare con la mente non servono più raduni di folle oceaniche sotto acido e chitarristi tanto leggendari quanto dotati. La psichedelia è, oggi come un tempo, l’estrema e sostanziale libertà di agire seguendo i propri istinti e i propri impulsi.
Gli Aucan sono tutto questo.

Intervista a cura di Nicolas J. Roncea.

IS: E’ appena uscito “Dna”, il vostro nuovo Ep, per Ruminance e African tape. C’è stato un forte cambiamento rispetto al vecchio album. C’è un fattore deterinante?
FRANCESCO (AUCAN): La necessità di avere un approccio più diretto e spontaneo ha portato a questi pezzi. Era un’esigenza che avevamo anche a livello musicale.
Ora abbiamo momenti fisici e diretti mentre prima la situazione prima era più cerebrale. Dal vivo eravamo sempre molto concentrati sui continui cambi matematici e spesso non riuscivamo goderci il concerto stesso!
Vogliamo anche coinvolgere di più la gente: lavorando sui pezzi nuovi abbiamo cercato di trasformare la nostra musica in qualcosa di più caldo ed emotivo e allo stesso tempo ballabile.

IS: Se non sbaglio avete fatto gà due tour europei ed uno è appena terminato. Qual’è il paese in cui vi siete trovati meglio e perchè?
FRANCESCO (AUCAN): La Svizzera è il paese in cui ci siamo trovati meglio: nell’organizzazione dei concerti non ha pari, i locali sono tecnicamente dotati, alloggi, ottimo catering, quando sei in tour e fai centinaia di km al giorno apprezzi tantissimo queste cose. La gente poi è attenta, si entusiasma parecchio, si lascia andare.. mentre in Italia si distrae facilmente e a volte l’unico modo per tenerli lì è avere una botta di volume esagerata.
Anche in Germania e in Danimarca ci siamo trovati bene.
Fuori dall’Italia il vantaggio è che sei tu lo “straniero”, questo aiuta a ricevere un po’ più di interesse forse.

IS: Gli Aucan sono di Brescia. Com’è la vostra città musicalmente parlando?
FRANCESCO (AUCAN): Adesso in realtà stiamo tutti in Veneto: io a mestre, gli altri due a Padova.
Brescia comunque a livello musicale è viva, anche se noi essendo lontani abbiamo inevitabilmente tagliato un po’ i contatti con i gruppi di bresciani. Ad ogni modo c’è un circuito musicale, ci sono diversi locali che fanno musica indipendente.
Abbiamo suonato recentemente in zona (al latte più con Zu e al Lio bar) ed è stato bellissimo come sempre.

IS:  In “Dna” ci sono degli ospiti importanti (vedi Jacopo degli Zu e Giulio Favero). Come nasce la collaborazione con loro?
FRANCESCO (AUCAN): Giovanni lavora al blocco A da tre anni, dove ha registrato tutti i nostri dischi. Lì ha lavorato con Giulio alle registrazioni di Carboniferous, e ha stretto i contatti con gli Zu.
Abbiamo fatto alcuni concerti con loro che sono andati benissimo, si è creato un rapporto di stima e amicizia.
Sono due collaborazione davvero importanti anche perchè non sono nate per caso ma perchè c’era un interesse spontaneo.
Giulio in particolare ha fatto tantissimo per aiutare Aucan ad uscire, sia sul lato tecnico che personale.
Che dire degli Zu? Sono grandi, il nostro punto di riferimento, hanno un talento mostruoso e l’attitudine giusta.

IS:  Cosa fate nella vita a parte suonare?
FRANCESCO (AUCAN): Io faccio il grafico, sono io che mi occupo delle grafiche anche per il gruppo. Giovanni lavora come fonico live o nello studio di registrazione “blocco A” insieme a Giulio Favero e ha altri progetti musicali. Dario sta finendo il corso in conservatorio di tecnico del suono direzionato alla registrazione di musica classica.

IS:  Progetti futuri?
FRANCESCO (AUCAN): Uscirà uno split per l’etichetta giapponese stiffslack con i Talking dead goats 45″, un gruppo strumentale di Osaka.
Si tratta di un sette pollici (disponibile anche in versione cd) che contiene un gruppo per lato. Per quanto ci riguarda, ci sarà il remix di un pezzo di “Dna” : Crisis. Sul cd ci sarà anche la versione strumentale (come lo suoniamo dal vivo).
Ti dico in anteprima che il prossimo mese registriamo un nuovo disco, si chiamerà RNA e conterrà i pezzi nuovi che suoniamo già dal vivo ma che non sono sull’EP. Inoltre cercheremo di stampare dei singoli dubstep/post hop da dj su vinile in modo di puntare anche sull’aspetto più elettronico della nostra musica.
A maggio partiemo verso l’est Europa (Polonia e Rep. Ceca) , per poi continuare il tour (quasi 30 date) anche in Inghilterra, Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Danimarca.

IS:  In Giappone non avete intenzione di andare?
FRANCESCO (AUCAN): Certo! Ci piacerebbe moltissimo, speriamo che lo split col gruppo di Osaka ci apra delle nuove porte.
Il disco vecchio in giappone è andato bene, ci saremmo dovuti andare quest anno ma abbiamo dovuto rimandare. Non sappiamo esattamente quando, ma di sicuro prima o poi ci andremo.

IS:  Fate diversi concerti fra Italia ed estero. Del booking chi se ne occupa?
FRANCESCO (AUCAN): In Europa se ne occupa 5 roses, il booking legato all’etichetta con cui ci troviamo benissimo. In italia stiamo lavorando con Marco Obertini di Circolo forestieri, è una figura molto importante – dagli anni 90 – a Brescia e non solo, come promoter, organizzatore di concerti eccetera..ha lanciato alcuni locali che hanno avuto un successo strepitoso, in primis il Donne&Motori a Brescia, che riaprirà questo mese con il nome di Vinile 45. Non è molto che lavoriamo con lui ma ci troviamo piuttosto bene.

IS: Per salutarci ci consigliereste un album da ascoltare che vi è particolarmente piaciuto e/o influenzato ultimamente?
FRANCESCO (AUCAN): Sicuramente quello degli Antipop consortium che si chiama “Fluorescent Black”: suonano con campionatori, pc e looper in tempo reale e sono bravissimi. Abbiamo aperto per loro in Svizzera e sono stati geniali.
Poi sicuramente un disco di Brian Eno (“music for airports”, “discreet music” o “on land”).

www.myspace.com/aucan

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