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Interviste

Melophobia #6: Global No Global – EVERYTHING IS MADE IN CHINA

Quando cominciarono a parlare di globalizzazione, mercato globale e quant’altro, nessuno fece i conti con la Cina, grande gigante dormiente beato ed auto-isolato all’ombra di quella Grande Muraglia che, secondo leggende poco veritiere ma comunque affascinanti, sarebbe visibile dallo spazio e addirittura dalla Luna.
Poi col tempo le cose sono cambiate, lo sanno tutti.
La Grande Muraglia non si vede dallo spazio, figurarsi dalla Luna, ma la grandezza della Cina e della sua costruzione più imponente e famosa si è trasformata e trasferita altrove, in ogni continente, in ogni stato, in ogni città, in ogni casa, sottoforma di etichette, nascoste ma fondamentali, appiccicate con cura su uno qualsiasi delle decine e decine di prodotti che compriamo, maneggiamo e utilizziamo ogni giorno.
Non è nostro compito soffermarci in questa sede per pontificare e sparlare di invasioni, politica, economia, società, intolleranza e via dicendo.
La nostra, in fondo, è solo un’umile e onesta rubrichetta che ha lo scopo, a nostro avviso alto e nobile, di proporre alle vostre orecchie cose nuove, poco conosciute e provenienti da tutto il mondo.
É la globalizzazione.

Ed è globalizzazione il fatto che una band proveniente da Mosca – a proposito, conoscete qualche band proveniente dalla Grande Madre Russa? – scelga un nome bellissimo, arioso, concreto, funzionale, immaginifico e geniale come Everything Is Made In China.
Non li abbiamo scelti per il nome.
O meglio, a dir la verità, il nome ha sicuramente captato la nostra attenzione
,
ma fin da subito il nostro interesse si è spostato piacevolmente sulla loro proposta musicale.
Sono tre giovanotti dalla faccia pulita e cortese che, a dispetto di ogni pregiudiziale idea su quale musica possa provenire dalle fredde lande russe, suonano come provenissero da Londra, Chicago o giù di lì.
Forse un po’ acerbi, sicuramente più onesti, interessanti e sinceri di certe next big thing che a conti fatti risultano essere sempre cose qualsiasi, gli Everything Is Made In China hanno all’attivo due album, “4” e “Automatic Movements”, una sorta di fusione di post-rock, pop di sapore oscuro ed elettronica precisa, soffice ma non invadente.
Qualcuno, per via di quella perfida mania ad etichettare tutto e tutti, neanche fossero un prodotto da import-export, li ha definiti i Radiohead russi. Noi preferiamo ascoltarli, capirli e considerarli una bellissima e inaspettata sorpresa.

Intervista a cura di Fabio Gallato e Gloria Brusamento.

Ogni giorno, guardando le etichette dei prodotti che compriamo, possiamo leggere “Made in China”: tutto è assolutamente prodotto in Cina oggi. Ma dov’è il problema, se esiste? La Cina è il nostro nemico pubblico? Stiamo per essere colonizzati?
No, non c’è nessun problema o nemico, c’è solo questa situazione. Il nostro nome è solo un nome, non c’è nulla dietro, nessuna polemica, ma soltanto i fatti. Quando abbiamo pensato al nome del nostro gruppo volevamo che fosse capito in tutto il mondo, e questo è quanto.
C’è anche un interessante paradosso del mondo moderno, ovvero che in tutto il mondo possiamo leggere “Made in China”, ma per l’occidente è come se l’oriente non esistesse realmente, in quanto non sappiamo nulla della loro cultura, questo è il paradosso.

Più di qualcuno vi definisce i Radiohead russi, noi di ImpattoSonoro sentiamo nelle vostre canzoni alcuni echi di gruppi post rock, come i Mogwai, Tortoise, Mùm… Quali sono i vostri gruppi preferiti e quali vi hanno influenzato?
Ci piacciono tutti i gruppi che avete menzionato e molti altri! A proposito dei Radiohead noi crediamo che, come ci sia stato nella musica un periodo chiamato “post Beatles”, ora stiamo vivendo il periodo “post Radiohead”. Ci sono gruppi che hanno  influenzano l’industria musicale più di altri, come i Radiohead.
Parlando di ispirazioni ed influenze noi non ascoltiamo solo le band pubblicate dalle major, ma anche il jazz (Charles Mingus, Dizzy, Miles, Ornette Coleman, Monk), indie e, per essere più specifici, la musica folk…

Il vostro ultimo disco, “Automatic Movements”, è come un invito ad un viaggio nei propri sentimenti più nascosti, nei momenti personali e nei giorni tristi. Cos’è “Automatic Movements” e come è nato?
I “movimenti automatici” sono importanti nella vita di tutti i giorni, ma molto spesso a questi si mescolano alcuni momenti speciali: per esempio, qualcosa di offensivo per gli altri, o le parole “ti amo” possono diventare parte della routine, automatici.Noi vogliamo puntare l’attenzione delle persone sui movimenti automatici.
I testi sono più personali in questo secondo album, è sicuramente più sincero.

Russia, Canada, Cina: siete un gruppo globale. Perché avete scelto Toronto per registrare i vostri due album?
Abbiamo deciso di registrare il nostro secondo album al Chemical Sound (Toronto, ndr) perché avevamo registrato il nostro primo album lì! volevamo sviluppare l’esperienza che abbiamo archiviato durante la registrazione del primo album. Abbiamo deciso di registrare 4 (il primo cd, ndr) quando abbiamo capito che in Russia non c’erano studi e persone pronte a lavorare con il nostro tipo di musica. Volevamo trovare persone che fossero pronte ad aiutarci a trovare il sound per il gruppo, a capire noi e i nostri progetti, e le abbiamo trovate a Toronto.

La vostra musica è una delle mie colonne preferite per i miei “film mentali”. Se poteste, di quale tipo di film vorreste essere la colonna sonora e con quali registri vorreste lavorare?
È difficile scegliere un film; è più facile parlare dei registi che possono scegliere delle belle colonne sonore, che capiscono la giusta musica per il film, come Danny Boyle o Sofia Ford Coppola.

In Italia per i gruppi indie è difficile sopravvivere. Quindi, se per voi significa qualcosa, com’è essere “indie” e com’è la situazione in Russia?
La situazione è uguale, è difficile sopravvivere se fai parte di un gruppo indie. “Indie” significa che puoi fare ciò che vuoi, specialmente nella musica; qualche volta però, quando hai degli obblighi come quelli di un’etichetta, devi darti da fare, lavorare di più, naturalmente se ciò non ti impedisce di far musica…
Sembra che nella Russia di oggi non ci sia altra musica diversa da quella chiamata “indie”, perché la musica che viene passata per radio più difficilmente essere chiamata “musica”. La scena musicale russa è triste e tutto il movimento è concentrato nella scena indipendente.


Noi vi abbiamo scoperto grazie a Last.fm. Oggi un nuovo gruppo promuove la sua musica grazie alle tecnologie fornite dal web. Cosa pensate a proposito del futuro della promozione della musica?
È difficile da dire, noi non siamo un’etichetta, non promuoviamo la nostra musica, la suoniamo e basta! Ma bisogna dire che probabilmente, ed è ciò che speriamo, il futuro è nella musica indipendente: se piaci alle persone ti ascoltano, altrimenti no. Questa sarebbe un bel futuro.

I gruppi russi non sono molto conosciuti in Italia. Potete suggerirci qualche band vostra connazionale?
Noi abbiamo lavorato per il nostro singolo con un gruppo da Rostov-on-Don, gli Aerofall, e sono un progetto interessante. Altri nostri amici sono i Moj Rakety e i PortMone.

Domanda classica, noiosa, ma sempre utile: cosa vedete nel vostro futuro?
Il terzo album! E concerti, concerti, concerti, …

www.eimic.com

www.myspace.com/eimic

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