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Deftones – Diamond Eyes

2010 - Warner
nu-metal/alternative

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Tracklist

1.Diamond eyes
2.Royal
3.Cmnd Ctrl
4.You've seen the butcher
5.Beauty school
6.Prince
7.Rocket skates
8.Sextape
9.Risk
10.976-Evil
11.This place is death

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Eccoli! I padri dell’onda nu-metal ed unici veri sopravvissuti di quella bellissima e sfortunata epoca esplosa dal nulla senza senso e inutile della fine degli anni novanta, quando la musica era morta o dormiva così profondamente che neanche a prenderla a cannonate si sarebbe svegliata.

Deftones sono i portatori del verbo, quelli che scendono dalla montagna con le tavole della legge per dare una raddrizzata alla massa informe priva di un dio e prostrata davanti a tori con le palle dorate o a statue di uomini imbolsiti con sette o otto braccia. Arrivarono un giorno qualunque con un qualunque Around the fur White pony alla fine dello scorso millennio e dissero: “Ecco! Questo è quello che vi aspetta per i prossimi quattro o cinque anni.”.
A dirla tutta la storia dei Deftones comincia a metà anni novanta quando Chino Moreno (voce, chitarra), Stephen Carpenter (chitarra), Chi Cheng (basso, cori), Abe Cunningham (batteria) e successivamente Frank delgado (tastiere, consolle) pubblicano Adrenaline, che non sarà ancora l’alba del genere nu-metal dato che il mondo della musica dovrà ancora uscire dall’onda emotiva del grunge, della sua futile esistenza e della sua disonorevole morte, ma darà un seguito al lavoro (ancora primitivo) iniziato dai Korn un paio di anni prima e costruirà l’ossatura principale di un movimento che nel corso del tempo acquisterà importanza raggiungendo dei picchi inaspettati proprio al crepuscolo ultimo del millennio.
Il tramonto, quello definitivo di un genere e di un’epoca, avviene con quel Saturday night wrist del 2006 con i Korn ormai finiti da un paio di anni, i Limp bizkit troppo impegnati a scoparsi Britney Spears a turno e in differenti posizioni a seconda dei gusti dei componenti del gruppo e i Linkin Park scemati nel tempo che si impiega per una masturbazione nel cesso di un treno.
Questo disco ha avuto una gestazione difficile, doveva uscire nel 2007 con il titolo di Eros, ma il tutto fu rimandato a data da definirsi quando Chi Cheng rimase coinvolto in un terribile incidente stradale, dal quale ancora si sta riprendendo e che ha visto l’entrata nella band di Sergio Vega al basso come sostituto temporaneo, cosa che era già accaduta nel lontano 1999 anche se per un breve periodo. Forse gli accadimenti degli ultimi tempi hanno influito sulla composizione del disco o forse quest’ultimo è il sintomo di un cambiamento, come a voler togliersi di dosso la pelle morta, una muta, ma questi che sento non sono i Deftones, non lo sono neanche lontanamente e con quest’incedere appesantito e lento che contraddistingue l’al bum riescono a mettere in paranoia i miei nervi.

RoyalYou’ve seen the butcherRocket skates si trascinano a malapena e chiudere il lavoro con un pezzo come This place is death e un epitaffio ad un’intera carriera. In attesa di tempi migliori ripariamoci sotto quello che rimane del quintetto di Sacramento. Roba da fricchettoni in panico da 2012.

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