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LA TEMPESTA SOTTO LE STELLE – Ferrara, 10 Luglio 2010 (+ photogallery)

Un live report tardivo e riflessivo, com’è nello stile di ImpattoSonoro.

Più che una rassegna di artisti quella organizzata da La Tempesta è l’autocelebrazione di un collettivo di artisti che rappresenta ciò che c’è di meglio nel desolante panorama musicale italiano. Rubando a piene mani dalle parole di un Capovilla in piena forma, seppur ubriaco, la Tempesta ha fatto in questi ultimi anni qualcosa di realmente importante. Nonostante il solito snobismo italiano radical-chic misto ad haters di professione voglia affibbiargli un ruolo molto più marginale di quello che è, noi di ImpattoSonoro ci sentiamo invece molto vicini al modo di intendere l’arte, la musica e in qualche modo l’impegno civile in questo triste paese che è l’Italia.

Il collettivo di artisti de La Tempesta non è soltanto un agglomerato di band sotto lo stesso tetto, ma un filone artistico ben delineato e preciso pur essendo assolutamente multi-variegato nella forma espressiva. C’è una “tensione poetica”, c’è un impegno civile che non vuole ricalcare l’ortodossia e la militanza politica del passato, c’è il racconto di una e più generazioni urlato in faccia a chi si trova davanti. Per riconoscersi nel mood proposto dalla Tempesta bisogna essere incazzati, bisogna prendere la vita direttamente dal buco del culo e non guardarla passare dal proprio Aventino. Bisogna avere qualcosa di vero da dire e dirlo bene.

La miracolosa serata “La Tempesta Sotto Le Stelle” è stata un evento, un evento memorabile nel bene e nel male. A partire dall’incredibile e asfissiante coda ai cancelli d’ingresso, a testimoniare sì un’organizzazione non proprio certosina, ma anche e soprattutto un affetto in qualche modo atteso, ma comunque straripante e sorprendente.

Organizzazione artigianale, amore in larga scala.

Si potrebbe riassumere così il bagno di folla che neanche Steve Aoki si aspetterebbe in uno di quei raduni electro-trash-collage che stanno infestando l’Italia a suon di musichetta finta e posticcia.

Qui si parla di rock’n’roll in tutte le sue forme, non di robette buone solo per una stagione o per una notte senza freni. Qui non servono magliettine colorate o foto in grandangolo. Qui non serve pubblicità. Qui servono solo orecchie, gran cuore e la voglia di pensare la musica e l’arte come qualcosa di finalmente, e di nuovo, comunicativo in tutti i suoi stili e in tutte le sue forme.

Dalla commovente attitudine DIY e un po’ stonata degli Altro, al muro di distorsioni e delay d’altri tempi messo su dai Cosmetic, gente che sanguina mentre suona e ri-porta in giro Thurston Moore con la zseta romagnola.

Dall’hip-hop intelligente degli Uochi Tochi alle viscere roventi dei Sick Tamburo, dalla furia acustica de Il Pan Del Diavolo alla velata introspettiva di Moltheni, dal fottuto rock’n’roll degli Zen Circus all’incazzatura perenne di Giorgio Canali e dei suoi Rossofuoco, dalla luce sempre accesa dei Tre Allegri Ragazzi Morti al carroarmato rock in varia forma de Le Luci Della Centrale Elettrica e de Il Teatro Degli Orrori.

Musica e arte per tutti i gusti, su cui suona francamente inutile riversare la solita e tradizionale critica musicale da reportage di tutti i giorni.

Non ci possono piacere tutti, saremmo degli ipocriti. Ma ci piace quello che oltre ad un collettivo indipendente di artisti è, de facto, un movimento musicale e sociale. Ci piace l’idea che possano venire riuniti artisti con qualcosa di sincero da dire, senza canzoni scritte a tavolino e melodie composte da un burocrate. Ci piace l’idea che un modello di questo genere possa spingere le altre decine di gruppi/artisti veramente emergenti ed interessanti ad uscire dalle proprie cantine o dai club sapendo che c’è un intero movimento musicale disposto ad accoglierli ed ascoltarli, se hanno qualcosa da dire.

E’ la riscoperta di una forma di arte sociale che attua su sé stessa un processo di selezione naturale tendente ad escludere corpi estranei non coerenti. Sì, settoriale. Sì, di nicchia. Sì, un circolo chiuso. Ma utile a preservare quello che a calci, spintoni ed urla il collettivo di Toffolo è riuscito a creare sino ad ora. Auspichiamo l’apertura dei cancelli verso le nuove leve ed al tempo stesso ci aspettiamo che dal basso possano crescere artisti onesti in grado di focalizzarsi per prima cosa sui contenuti e poi sui contenitori.

L’estenuante giornata di Ferrara, con tutte le sue falle organizzative, è stata la giusta auto-celebrazione di un movimento in continua crescita numerica ed artistica.
Ma alla fine, com’è stato il concerto?
Bello, grazie. Ma non ha veramente importanza.

a cura di Fabio Gallato e Fabio Mascagna

foto di Gloria Brusamento

www.latempesta.org


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