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Interviste

Intervista agli SVETLANAS

La guerra fredda, per come la ricordiamo, non esiste più. Oggi il vento che viene da est è una bollente commistione di caratteri punk e urlacci da regina della scena! Una volta, in un tempo ormai dimenticato da Dio, gli Svetlanas, nell’intento di adempiere ad una segretissima missione, venivano risucchiati in un vortice oscuro e criogenicamente mantenuti in vita presso un segretissimo laboratorio nella terra madre Russia. Risvegliati ai giorni nostri, dopo il crollo del muro di Berlino, l’entrata in politica di Berlusconi, il post 11 Settembre e la più grande crisi finanziaria globale di tutti i tempi, approdano nel Belpaese cambiando identità ma rimanendo fedeli alla linea di quell’indimenticabile sound del ’77 e si trovano a fare i conti con sistemi Jammer, modulatori vocali grossi come valigie ventiquatt’ore, hacker informatici prima condannati e poi stipendiati dai governi occidentali e la pubblicazione di materiale segretissimo (che poi tanto segreto non sembra essere) da parte di mister Assange tra le pagine del suo Wikileaks. In tutto questo repentino mutamento l’unico carattere che rimane uguale a se stesso è il feroce assalto sonico dei tempi che furono, un dannato collage di tutto quanto quello che fece la fortuna del punk e dei suoi eroi. Andiamo a svelare quello che si nasconde dietro al progetto Svetlanas cercando di carpire più informazioni possibili su una band passata indenne attraverso un quasi-conflitto nucleare per poi approdare ad un quasi-futuro rassicurante.

Intervista a cura di Lorenzo Tagliaferri

Adesso potete rivelarcelo, per chi sono in missione gli Svetlanas nel 2010? Siete impegnati in qualche operazione per favorire l’equilibrio e la pace nel mondo?
Attualmente abbiamo numerosi “datori di lavoro”, non entro nei dettagli o potrei mettere a rischio non solo la mia vita ma anche la tua.

Il lavoro su questo omonimo ha potuto contare sull’apporto di un grande nome come quello di Mass Giorgini (Rise Against, Anti-flag, Alkaline trio), come ha inciso sulle registrazioni del disco? Ripetereste l’esperienza?
Lavorare con Mass è stata una grande esperienza sia dal punto di vista umano che da quello musicale. Penso sia il desiderio di ogni musicista essere prodotti nello studio di registrazione che ha sfornato la maggior parte dei CD che si hanno in casa. E penso anche sia il sogno di molti che chi ha prodotto quei dischi si riveli interessato a produrre anche il tuo.
Ripeteremmo l’esperienza? Senz’altro, infatti quest’estate torneremo negli Stati Uniti per un nuovo tour e anche per registrare un nuovo disco, ovviamente prodotto da Mass.

A cosa vi siete ispirati per la creazione del disco? Da dove nasce il proposito di dare tanto spazio alla, ormai vecchia, madre Russia?
Tutto è nato dalla passione: quella per la musica punk e quella per i romanzi di spionaggio. Alla base c’è sempre una forte dose di ironia.

Dal vivo le “rumorosità” punk non denotano contorni precisi virando spesso verso volontarie sbavature, caratteristica che di solito si ritrova anche nelle registrazioni in studio, al contrario di quanto accade in Svetlanas, soprattutto per quanto riguarda il lavoro della chitarra che ha contorni piuttosto limpidi, una scelta voluta?
Non la penso proprio così. Prendi ad esempio un disco punk classico per eccellenza come Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols, l’esecuzione e la registrazione della chitarra sono a dir poco perfette, tanto da aver ispirato molti dischi a venire.
Per quanto riguarda gli Svetlanas le registrazioni sono state fatte tutte in maniera piuttosto naturale, la sola cosa che ci interessava era rispecchiare anche su disco il nostro sound.

Qual è il collegamento tra le tematiche prettamente punk e la necessità di ricamare dietro al nome del gruppo una storia così avvincente? È un appunto piuttosto inusuale. Un passo verso la continua ricerca di originalità della musica moderna?
E’ anche un modo per contraddistinguersi, nel bene o nel male, dalla massa. E poi, ci sembrava un modo divertente di raccontare chi siamo: non quelle lunghe e barbose biografie che si basano sul nulla e smetti di leggere dopo poche righe.
Sempre che non si stia parlando di Dee Dee Ramone, a lui tutto è concesso.

Evadendo da un discorso puramente musicale, la caduta del gigante sovietico secondo voi ha inciso positivamente o negativamente sui caratteri del mondo odierno? In poche parole: “si stava meglio quando si stava peggio”?
Se tra i frutti c’è anche il “bunga bunga” la risposta vien da sé. Per noi, invece, la nascita e la caduta dell’Unione Sovietica sono state una grande fonte d’ispirazione.

Quanto la nostra società ha bisogno di un disco come Svetlanas?
Quanto Stalin dei suoi baffi!

Il discorso riguardo all’ibernazione è piuttosto interessante, una sorta di “soluzione finale” per salvare il salvabile?

Purtroppo non può essere una soluzione finale, ma solo temporanea. Come diciamo nel testo l’ibernazione è la soluzione, una salvezza per non restare intrappolati nelle illusioni.

Quali sono i progetti futuri dei Svetlanas? Sempre se è possibile poterli rivelare.
Nel prossimo disco verranno svelate le coordinate geografiche di Atlantide.

a cura di Lorenzo Tagliaferri

www.myspace.com/svetlanas77




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