Saw 3D, di Kevin Greutert

Saw 3D, di Kevin Greutert

Scheda

Regia: Kevin Greutert
Genere: Horror
Interpreti: Tobin Bell, Cary Elwes, Costas Mandylor, Betsy Russell, Sean Patrick Flannery
Sceneggiatura: Patrick Melton, Marcus Dunstan
Nazione: Usa
Durata: 90 min
Produttore: Lionsgate

Saw VII, altrimenti detto Saw 3D, noto anche come Saw – Il capitolo finale, è l’ultimo film in ordine di tempo della saga dell’enigmista, la fortunata serie horror che rappresenta uno dei più grandi successi commerciali di questo genere, dai tempi degli slasher movies anni ’80. Non solo, perché Saw ha il “merito”, insieme al più o meno coevo Hostel, di aver sdoganato dalle pastoie dell’underground il sottofilone torture-porn, ovvero il cinema horror incentrato sulla tortura e sullo sfruttamento del dolore fisico e della sofferenza.

Sebbene si potrebbe discutere a lungo sulla legittimità e sulla dignità di tale sottogenere narrativo, e sulla sua possibilità e appetibilità di commercializzazione, in realtà il verdetto è già stato espresso dall’ampio pubblico, che si reca sempre numeroso in sala, ormai a cadenza annuale, per assistere alle nuove trappole e al sadismo di Jigsaw e dei suoi, a quanto pare, molteplici complici.

Dal suo esordio nel 2004 a oggi, a fronte di un impegno di 64 milioni di dollari, la serie ne ha incassati più di 730, palese quindi la volontà della casa produttrice di sfruttare fino alla fine le potenzialità commerciali di Saw.

Per questo nuovo capitolo si è scelto di confermare alla regia Kevin Greutert, già dietro la macchina da presa nel sesto capitolo, nonchè montatore di tutti i film della serie. Ma la notizia più sostanziosa è chiaramente la decisione di percorrere la strada del 3D, per attirare, oltre che il pubblico degli aficionados, anche gli entusiasti di questa nuova tecnologia.

Siamo certamente nei territori del mainstream, piuttosto che in quelli del cinema sperimentale, d’avanguardia, o d’autore, questo è chiaro, per cui bisogna come prima cosa sgombrare il campo da inutili aspettative filosofico-concettuali. La trama e l’intreccio di questo film restano banali, incerti e raffazzonati come al solito, anzi, se possibile sono resi con ancor più confusione, quasi a casuale contorno delle sequenze delle trappole.

Appare infatti chiaro come la volontà di stupire il pubblico con effetti speciali abbia portato i realizzatori a calcare la mano sul piatto forte del loro brand, ovvero trappole e torture, anziché sul creare una sceneggiatura efficace, e dei personaggi credibili.

Come già accaduto negli episodi precedenti, il motore della trama risiede nell’agnizione finale, la rivelazione di un ulteriore tassello delle macchinazioni di Saw. Più che altro questo significa scoprirne gli insospettabili complici, Amanda, il detective Hoffmann e la new entry, il dottor Gordon, che passa da vittima del primo film a carnefice di lungo corso.

Malgrado queste rivelazioni allunghino la longevità della trama, a parte la sorpresa iniziale risultano, a ben vedere, un po’ posticce e giustapposte, perché davvero troppo poco credibili. Impensabile infatti come il buon John Kramer, malato terminale di cancro, abbia potuto creare e mettere in atto un intreccio di intenzioni, fatti e persone così complesso e vasto da durare addirittura ben dopo la sua morte. Con tutta la buona volontà e la sospensione dell’incredulità possibili, lo spettatore finisce per essere un po’ scettico sulla tenuta delle motivazioni dei fatti, e il film va a perderne in tensione e credibilità.

Congetture e analisi a parte, ciò che rimane, una volta tolti gli occhialini, è una sensazione di incompiutezza e di inconcludenza. Alcuni bei momenti, come la sequenza con protagonista Chester Bennington dei Linkin Park, o la citazione colta del toro di Falaride, ma generalmente si assiste a un livellamento verso il basso della qualità generale della narrazione, mai così poco fluida e incerta. A ciò contribuisce anche lo scarno finale, di poco impatto e poco pathos, e certamente non memorabile, che dunque palesa come in realtà questo non sarà davvero il capitolo finale della serie, perché troppe domande restano insolute, troppi fatti restano in sospeso.

Una serie stanca, involuta, che si trascina faticosamente verso un’ipotetica conclusione ad effetto, arrancando attraverso episodi fini a se stessi, dei quali non interessa veramente a nessuno, perché sono solo la copia di riassunti di una storia già raccontata. Jonh Kramer, Jigsaw, il meglio di se l’ha già dato nel primo film, davvero valido ed entusiasmante, anche a distanza di anni. Ciò che è venuto in seguito sono solo inutili appendici, accanimento terapeutico.

In conclusione questo Saw 3D è solo un divertissement tridimensionale, in cui ridere del sangue che sprizza e delle frattaglie che volano. Magra consolazione.

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