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Isabelle Urla – La Ballata Delle Mosche

2010 - autoproduzione
rock/alternative

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Tracklist

1. Il Panchinaro del Sistema
2. La Ballata delle Mosche
3. Uno Zingaro
4. La Tua Polvere
5. Old Oraibi
6. Un Maestro
7. La Canzone delle Nuove Musiche
8. La Morsa

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Gli Isabelle Urla sono nient’altro che la trasposizione del rock d’autore italiano in un rock d’autore italiano dall’anima punk. La definizione potrà essere letta anche in chiave riduttiva se siete particolarmente puntigliosi, ma la verità è che dischi con una carica così esplosiva almeno sul piano contenutistico, che luccicano come parte di un insieme più ampio, composto da almeno tre elementi (songwriting, valore letterario dei testi e capacità tecniche) non se ne vedevano da tempo.
La formazione (un quintetto molto standard a livello di strumenti utilizzati, caratteristica che ne accentua le connotazioni più rock) fa centro gli indicatori di cui sopra, e non a caso La Ballata delle Mosche è un disco che piacerà a molti, anche a chi tende a storcere il naso davanti alla musica cantata in italiano.

L’aggressività verbale di certi testi, votati ad un certo impegno pseudopolitico che evita di essere troppo diretto per essere comunque genuinamente verosimile, utilizzando termini semplici in un’ottica realista/verista, assume un evidente valore artistico quando la si analizza come messaggio, più che come linee melodiche, che sono comunque valide. E’ il caso di brani come il singolo “La Ballata delle Mosche” o la opener “Il Panchinaro del Sistema”, che squarciano il velo del politically correct senza gli eccessi di certe punk band italiane che mi guardo dal citare. Si continua volentieri a citare il termine punk perché, come già detto, l’anima degli Isabelle Urla pulsa di vibrazioni punk, almeno per l’appeal nervoso ed istintivo di molte parti di chitarra e per le costruzioni dei pezzi stessi, spesso tese a sottolinearne una nervatura decisamente graffiante, nerboruta e solida, mai trascurata ma al contrario scolpita con attenzione d’artista puntinista in ogni minimo settore della loro struttura. Un po’ di esempi li possiamo anche fare, come in “Un Maestro” e “La Tua Polvere”, oppure quando si parla anche di fenomeni storici come la distruzione della città della tribù degli Hopi ad opera degli yankees, in “Old Oraibi”. Nei pezzi citati è già evidente la possibile, ideale, suddivisione del disco in due sezioni, quello più energico e rock, e quello più drammatico, dove regnano una certa tensione vibrante e le note sommesse della nostalgia. Squarci di cantautorale, per effetto di qualche influenza che lascia volutamente e nitidamente il segno, sporcano i brani più intimistici e delicati come la conclusiva “La Morsa”, che la presentazione del disco per la stampa definisce con un termine che meglio non la poteva descrivere: “inquietante”. E’ proprio così che molto spesso la voce del frontman Anelli rappresenta i concetti di cui vuole disseminare l’intero La Ballata delle Mosche, un disco dai contenuti forti, crudi e volontariamente costellato di magnifiche figure che si lasciano ascoltare e proiettare come vivaci trasposizioni in immagini. Magari gli stiamo anche dando un’idea.

Veramente un ottimo lavoro.

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