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SMASHING SANREMO 2011: Opinioni in trincea sul festival di San Remo – Le Pagelle e Video delle esibizioni

C’è una vena di autolesionismo in tutto ciò. C’è anche dell’evidente masochismo. Ma è pur sempre musica, della quale restiamo drogati ed innamorati anche quando ci tradisce come un’amante laida e vezzosa. A chi ci ha chiesto perché dovremmo prestare attenzione al Festival di Sanremo anziché dedicarsi a cose più “serie” ed “importanti” abbiamo risposto che ci sentiamo come partigiani musicali dall’altra parte della barricata. Siamo in balia di una politica corrotta, cialtrona e pacchiana che ha preso financo possesso, occupandola militarmente, della manifestazione musicale italiana per eccellenza trasformando anch’essa nel solito baraccone televisivo fatto di nani, troie, ballerini e raccomandati/e. Senza neanche più il buon gusto di occultare il marchettone e la spinta, che diventano oggi Sistema vivo, consolidato e manifesto.

E’ per questo che non molliamo la presa e ci aggrappiamo a quel poco che resta per dire la nostra, come volessimo nostalgicamente provare a recuperare quel che di buono si può ancora raccogliere dal Festival della Musica Italiana. Come fossimo in una trincea ormai espugnata.

Ha vinto Roberto Vecchioni e, visti gli anni appena passati, è sicuramente una grossa conquista, sventando di fatto il triplete di Maria De Filippi che, dopo Marco Carta e Valerio Scanu, avrebbe voluto piazzare sul gradino più alto del podio la nuova stellina Emma, questa volta in collaborazione con i Modà, la band del momento, lo schifo di sempre.
Ha fallito per poco: Emma e i Modà si sono piazzati al secondo posto, poco sopra Al Bano, con il suo solito melodramma trito e ritrito ripescato in extremis senza troppe polemiche.
Peccato, perchè, ad ascoltarlo con attenzione, questo festival si è distinto per un numero di canzoni belle decisamente superiore rispetto agli anni passati.
Sarà fortuna o sarà perchè lo conduceva un cantante?

Ecco le nostre analisi, canzone per canzone.

ROBERTO VECCHIONIChiamami Ancora Amore. Voto: 8
Vince a mani basse cantando di ragazzi e ragazze che difendono libri in piazza, di idee che sono farfalle e di ali che non devono essere spezzate dai potenti. Suona tutto un po’ ruffiano, ma, vuoi per la tempistica perfetta, vuoi per la classe indissolubile, riesce a rendere il tutto elegante e commovente come pochi altri. Vittoria quantomeno meritata.

MODA’ CON EMMA – Arriverà. Voto: 1
Sul podio per contratto, portano una roba a metà tra Le Vibrazioni e i Negramaro, che è un po’ come dire “una merda”.

AL BANO – Amanda É Libera. Voto: 2
La sua eliminazione alla prima serata ci è parsa tanto miracolosa quanto il suo ripescaggio. Il suo terzo posto fa capire come non si sia ancora riusciti a sconfiggere il cancro del televoto comprato. Puntuale come il canone Rai, il suo melodramma semi-adulto e semi-straziante, oltre ad essere l’ennesimo plagio made in Sanremo, è puro, inutile e fastidioso sfoggio di abilità tecniche.

LUCA MADONIA con FRANCO BATTIATO – L’Alieno. Voto: 4
In una sorta di “Battiato For Dummies”, in un bailamme generale di autoscopiazzamenti, questo tiepido esercizio di stile è una bella occasione per una simpatica rimpatriata della Catania in musica e nulla più.

LA CRUS – Io Confesso. Voto: 6.5
Per chi non li conosceva prima è risultato francamente difficile realizzare che Yury Chechi non era a Sanremo. Per chi li conosceva è stato un piacere realizzare che il buon Giovanardi non si è lacsiato andare ad uno dei suoi trapassati effluvi romantici. O almeno non troppo. Ai limiti dell’imbarazzante il duetto con Nina Zilli, che ha comunque il pregio di aver distolto l’attenzione dall’inutile soprano, portando un altro po’ di figa sul palco dell’Ariston. Nonostante tutto, una delle canzoni migliori del festival.

LUCA BARBAROSSA con RAQUEL DEL ROSARIO – Fino In Fondo. Voto: 4
A Fernando Alonso non sarà piaciuta l’erezione costante del povero Barbarossa al cospetto della bella mogliettina del pilota ferrarista. Improbabili gossip a parte, il pezzo è una riesumazione di Umberto Tozzi con ritmica incalzante, melodia pacchiana fino all’inverosimile e un gradevole stacco di coscia.

GIUSY FERRERI – Il Mare Immenso. Voto: 5
Miagola e abbaia nelle prime due serate regalando solo irritazioni sottocutanee. Poi, un cazziatone o il duetto con il cantante de Le Vibrazioni aprono la strada per la buona interpretazione dell’ultima serata che accende una tiepida luce su uno dei pezzi meglio scritti di questo festival, ma probabilmente cantato peggio.

TRICARICO – Tre Colori. Voto: 6
Ha il problema di portarsi dietro una voce poco emozionante e una irresistibile tendenza a stonare. Ma la sua eliminazione prima della finale ci ha lasciato un po’ di dispiacere, per un testo che forse è uno dei meno banali degli ultimi tempi. Patriottico o paraculo, gli vogliamo bene lo stesso.

MAX PEZZALI – Il Mio Secondo Tempo. Voto: 6.5
Con un abbigliamento qualitativamente superiore solo ad Anna Oxa, l’inesauribile Max si presenta con un pezzo perfetto, orecchiabile come pochi e tremendamente radio friendly , che scimmiotta l’adolescenza che non c’è più da un bel pezzo, e che spiana la strada per dei lunghi tempi supplementari e per dei commoventi calci di rigore. Leggenda vivente.

NATHALIE – Vivo Sospesa. Voto: 5.5
Questa ragazza ha almeno 5 qualità fondamentali: ha buoni gusti musicali, è carina, canta bene, suona bene, scrive belle canzoni. Si presenta forse con troppa fretta ad un festival che non la premia a dovere, con una canzone po’ piatta, che non la valorizza, ma che sarebbe comunque meritevole di un posto nel podio. Facevamo il tifo per lei, nonostante tutto.

DAVIDE VAN DE SFROOS – Yanez. Voto: 5
Roba da freak nazional popolari buona sia per il concerto del primo maggio che per il raduno di Pontida. In quello che è forse un sentito tributo alla Canalis e alla sua nuova vita, si è sentito più di qualcuno mormorare: “Ma allora a Sanremo ci vanno anche gli stranieri?”. Lui se ne sbatte e canta con professionalità e diligenza, senza stonare, e restando fuori da ogni polemiche scegliendo di cantare “W L’Italia” nella serata dedicata all’Unità D’Italia.

ANNA TATANGELO – Bastardo. Voto: 3
La Tatangelo non è una cantante, la Tatangelo è un look. Se il look post-atomico della prima serata l’ha fatta eliminare, il look della seconda serata le ha procurato un inaspettato ripescaggio, il look della semifinale l’ha portata alla finale, ma il look della finale non ci ha convinti affatto. Urla “Bastardo” con tutto il fiato che ha in gola e con tutto il delay che le concedono, ma di lei ci rimarranno soltanto le orecchie.

ANNA OXA – La Mia Anima D’Uomo. Voto: 4
Visto che i La Crus sotto sotto non sono così alternativi, la presenza di Anna Oxa è stata fondamentale per quella schiera di giovani amanti del sottobosco italiano che ancora sono convinti che gli Afterhours avrebbero dovuto vincere il festival del 2009. Al grido di “Ma allora è vero che duetta con i Marta Sui  Tubi?” tutti hanno sperato che non venisse eliminata alla prima serata. E invece è andata come sappiamo, risparmiandoci per una seconda volta, il suo pop-horror comunque d’autore ma con evidenti problemi di dizione e sì, anche i Marta Sui Tubi.

PATTY PRAVO – Il Vento E Le Rose. Voto: 3
A metà tra Nonna Papera e Rita Levi Montalcini, brutta copia in plastica bruciata della Patty Pravo che fu. Mette in scena uno spettacolo patetico di cui non ci permettiamo di ridere per rispetto dell’istituzione. No, in realtà ne ridiamo assai. Canzone prevedibile, e anche molto brutta.

Quanto alle nuove proposte, oltre al jazz dell’ottimo Raphael Gualazzi, meritatevolissimo vincitore del premio di categoria, e alla bella presenza di Serena Abrami, il resto è più che censurabile.

Di Gianni Morandi, Belen, Elisabetta Canalis, Luca e Paolo non ce ne frega un cazzo, c’è già Repubblica.

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