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MOBY – Arena Civica, Milano, 22 Luglio 2011

Ennesimo concerto dell’estate 2011.
Personalmente prediligo platee non grosse ma location dove è possibile scorgere lo sguardo e le sensazioni dei musicisti.
Anche per Moby all’Arena Civica di Milano è cosi’. Ma questa volta dovuto alla scarsa affluenza di pubblico. Sinceramente mi aspettavo molte piu’ persone. Circa 5000. Bello il contesto, bella la gente, scarso il volume, ma essendo stato avvisato mi sono posizionato tra palco e mixer. Il livello del suono qui era accettabile.

Motivo trainante della serata la cantante,  Joy Malcolm. Spaziale. Voce che ricorda Tina Turner e personalita’ da vendere. Salta e si sposta da una parte all’altra del palco attraendo a se’ con il suo magnetismo, l’attenzione dei presenti. Anche Moby lo sa’ e le lascia tutto lo spazio che le serve per far esplodere tutta la sua energia. Concerto bello perche’ ci sono momenti di puro ascolto come quando lui chitarra elettrica e lei voce si dilettano in due brani da brividi. Momenti di puro rock quando eseguono la cover dei Led Zeppelin Whole Lotta Love. Il resto del concerto è una discoteca all’aperto sotto il cielo stellato e nobile di Milano. Porcelain, Go e Lift me up sono immancabili ed il pubblico danza come fosse un’anima unica. Il violino crea il sottofondo all’atmosfera dance di quasi tutte le canzoni. Ritmo che sembra creato da un campionatore ed invece è la batteria che non sbaglia un colpo.
Nota particolare per la bassista che si nota quasi esclusivamente per la sua stazza: un metro e ottanta abbondante di sana e robusta bionda bellezza. Come musicista non saprei, non mi sono soffermato su quel lato, almeno per lei.

Conclusioni: piccola nota stonata, non in tutti i brani la chitarra elettrica si sentiva, colpa di un mixaggio non proprio impeccabile, soprattutto durante le canzoni dance. Coreografia essenziale creata esclusivamente da luci. Se il livello del suono fosse stato un po’ piu’ alto la magia delle canzoni di Moby avrebbero inciso maggiormente sui nostri corpi invitandoli ad un ballo selvaggio. Circa due ore volate, neanche il tempo di iniziare per dire “ma è gia’ finito?”.
Bel concerto, grande artista Moby, genio di questa musica “multiedrica”.

a cura di Luca Gatti

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