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Ivy Garden Of The Desert – Docile

Ivy Garden Of The Desert – Docile
2011 - Nasoni Records
stoner/heavy/psych

Tracklist

    1.Ivy
    2.Enchanting Odissey
    3.Hang Slider
    4.I

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Incredibile constatare la mole di lavori che mensilmente invadono il mercato discografico: rimanendo nel nostro paese, è bello – ma triste allo stesso tempo, per dei motivi che andrò a spiegare tra poco – ascoltare parecchie proposte che, per qualità e maturità, meriterebbero riconoscimenti e visibilità ben più ampie ed estese (leggi estero). Perchè triste? Per il semplice fatto che molto probabilmente questa serie di validi lavori (che trasversalmente si riferiscono a qualsiasi genere musicale, ovviamente parliamo di roba buona) li ascolteranno in pochi.

Auguro che non succeda a questi Ivy Garden Of The Desert, autori di un album (un EP, ma per modo di dire: dura quasi 40 minuti) tra i più interessanti usciti quest’anno in ambito heavy psych. Docile – questo il titolo – è il primo di una trilogia di ep che i nostri periodicamente daranno alla luce: qui si respira aria di deserto, quello aspro e caliente che diede i natali ai discepoli Kyuss. Stoner quindi, dal respiro ampio e psichedelico e dalle lunghe parti strumentali: 4 brani che non hanno fretta di svelarsi, giocando con le torrenzialità chitarristiche epiche che furono dei primi Motorpsycho (Ivy), lambendo territori blues col fumo che esce dalla bocca (Enchanting Odissey). I toni sono quasi sempre distesi – docili, appunto – quasi a voler rendere l’idea che si tratti di una sorta di concept. Quando si alzano i muri delle chitarre gli Ivy però sanno il fatto loro, creando melodie circolari centratissime, come nel finale della già citata Enchanting. L’acustica di Hang Glider tradisce l’amore dei nostri verso sonorità seventies, con un’interpretazione vocale profonda e convincente; la chiusura è invece affidata all’incubo cosmico dell’attacco di I, che per il resto possiede un incedere che sta a metà strada tra i primi Monster Magnet e i Dozer, preludio forse ad un prossimo lavoro più roccioso.

Il sound creato, in definitiva, sembra porsi all’esatto confine tra sonorità americane e composizioni con un senso del crescendo maestoso tipico delle bands scandinave. Consigliato.

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