Menu

Interviste

Intervista agli M+A

Gli M+A sono Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli, rispettivamente 19 e 22 anni. Questi due ragazzi di Forlì, oltre ad essere musicisti tecnicamente preparati, sono stati abili a far parlare di sé, tanto che un’etichetta di tutto rispetto come la Monotreme ha deciso di pubblicare il loro primo album. Che è sicuramente una bellissima sopresa.

A cura di Fabio La Donna

Benvenuti tra le pagine di Impatto Sonoro. Hai voglia di presentarti e di introdurre Things.Yes?
M: Sì, ‘things.yes’ è il primo album concreto, dentro la miriade di prove e controprove.
E’ uscito il 7 novembre con Monotreme Records ed è disponibile in CD, VINILE (Bianco o nero) e DIGITALE. La release è a livello mondiale, quindi credo che a breve sarà disponibile anche nei negozi di dischi più specializzati oppure, più facilmente, si può comprare via web a questo link: www.monotremerecords.limitedpressing.com/bands/m-a
Altrimenti basta visitare il nostro sito: www.ma-official.com (dove è possibile scaricare gratis anche 2 tracce dell’album: ‘Liko Lene Lisa’ e ‘Yes.pop’).
A: ‘Things.yes’ è il primo album di me e Michele. Mi viene difficile dare ulteriori informazioni che non siano oggettive. No saprei dirti cosa sia “Things.yes”, probabilmente un album di elettronica che suona male, o meglio, che non suona come un album di elettronica.. e questo pare essere ciò che piace maggiormante alle gente per ora.

Come è nato il rapporto con la Monotreme Records?
M: A dir la verità è nata in maniera molto semplice. Come band non abbiamo mai dato troppo tempo alla “promozione”, ma dopo aver registrato gli ultimi pezzi abbiamo deciso di prenderci un pomeriggio per inviare qualche email a quelle lable per cui avevamo un debole. Quel giorno mandammo parecchie email e mi ricordo che Monotreme fu una delle prime che ci rispose (quasi all’istante).
A: Sì, ci stupì molto la tempestività. Nel giro di poco, ci propose subito se volevamo realizzare l’album con lei e così iniziammo a scambiarci informazioni, fino ad arrivare poi al contratto. La cosa è ancora molto fresca, con il tempo si vedrà, ma per ora ci troviamo davvero bene. #cuore#

Ly ha un’atmosfera tra lo spirituale e l’onirico. Liko Lena Lisa ha un sound molto crazy. Yelloww spruzza elettricità da tutti i pori. Come si sviluppa il processo creativo delle canzoni? E quello della scelta del titolo e del packing del disco?
A: Fin da quando ci siamo incontrati abbiamo cominciato mandandoci mail con le nostre canzoni, io spedivo un pezzo a Michele e lui ci aggiungeva altro materiale e viceversa, componendo così i pezzi quasi su internet. Questa cosa, la facciamo tutt’ora, ci ha sempre aggevolato molto nei tempi. Quindi anche ora, pur vivendo io a Londra e Michele a Bologna, riusciamo comunque a suonare e a portare avanti le canzoni senza problemi.
Non c’è nessun momento o precesso creativo comune. Ognuno compone per i fatti suoi e poi ci si scambia il materiale. Molte volte capita che un intero pezzo è realizzato da me e un altro da Michele. Questo è possibile solo perchè c’è una totale sintonia tra i nostri “gusti estetici” e se vogliamo quindi anche musicali. E come se il progetto M+A fosse composto da 2 solisti che però viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda. Parallelamente ma sempre assieme. E così, pur lavorando spesso separatamente riusciamo ad intuirci al volo. E’ semplicemente questione di occhiolini.
Sì, diciamo che non siamo amanti (e non crediamo) nei momenti catartici. Non ci viviamo la musica come se fosse qualcosa di incredibile, di poetico, e cosi via. Per noi è più un lavoro artiginale. Suoniamo e strimpelliamo strumenti da quando avevamo 10 anni. Avendo entrambi genitori che suonavano siamo cresciuti con strumenti musicali sempre attorno e questo ci ha permesso di familiarizzare con un po tutti gli strumenti. Per dirti, io ho iniziato suonando il flauto traverso, per un po ho suonato la batteria, poi ho studiato pianoforte e prima di M+A ho suonato la chitarra per 5 anni in un gruppo rock. La possibilità di conoscere molti strumenti (anche se non in maniera assoluta) aiuta molto durante la composizione. Ad ogni modo non c’è mai stato un giorno esatto in cui mi sono detto “ok da oggi incomincio con musica”, c’è sempre stata e faccio fatica ad immaginarmi senza di essa.  Ci sono cresciuto assieme e per questo ormai non ci vedo nessun lato artistico o poetico in essa. Il titolo Things.yes è stato scelto molto di fretta. Non amiamo dare troppi significati alle cose (la gente ha sempre tutta sta voglia di dare e trovare un significato in qualunque cosa). Come ha già detto Alessandro, odiamo parecchio i simbolismi.  Le storie, al momento, non ci interessano. Cerchiamo la freschezza evitando i soliti sotterfugi di significato e le parole misteriose. Non vogliamo dire niente ne vogliamo insegnare niente. Semplicemente lasciare un qualcosa dove ognuno è libero di sentirci ed immaginarsi le sue cose. Non siamo qui per dettare e infondere cose dentro agli altri. È una scelta. Invece di dire dire e dire abbiamo deciso di fare un passo indietro, che ci porta però ad essere molto più vicini alle persone. Il fatto che cantiamo senza dire niente e il brutale nome M+A dice già come la pensiamo riguardo ai significati e alla comunicazione in generale. Inizialmente non volevamo nemmeno dare un titolo all’album ma pochi giorni prima di spedire il master per la stampa è saltato fuori questo nome. Inizialmente avevamo storto un po’ il naso anche noi, ma a forza di ripeterlo ad alta voce, ha iniziato a piacerci il suono che faceva. Abbiamo sempre cercato di non limitare il progetto M+A solo alla musica e crediamo che le immagini, le grafiche e l’estetica del packaging siano parte integrante di ciò che vogliamo lasciare alle persone. L’intento era quello di far avere tra le mani un qual cosa di bello sapendo che la forma fa il contenuto, ripeto, la forma è il contenuto, in tutte le arti, e l’artwork di un disco è una di quelle “forme” che noi riteniamo indispensabili.
M: In fondo questo album è un insieme di cose che non hanno confine preciso. L’unico intento chiaro è quello di scostarsi dalla perfezione patinata che molto spesso caratterizza certa musica pop. Cerchiamo meno staticità della perfezione e più movimento dell’errore, quasi come se volessimo mostrare le carte che compongono il mazzo durante la partita, forzando anche la farsa in certe occasioni. Questa estetica dell’imperfezione, che non va intesa solo come sporcizia del suono ma come un certo tipo di montaggio di immagini di suono, credo sia riscontrabile in quasi tutti i nostri pezzi, ed è una cosa a cui teniamo.

Ascoltando le tracce di Things.Yes, non si può fare a meno di lasciarsi trasportare in atmosfere ovattate ed oniriche tipiche delle terre nordiche. Siete mai stati in quei territori? Se sì, che sensazioni avete provato e soprattutto quali sono le differenze principali con l’Italia?
M+A: Tac! Eccola! La domanda sul nord. Vai di copia e incolla: dunque, diciamo subito che non è niente di filosofico, sia ben chiaro. Tutti continuano a rivangare su ‘sta cosa come se fosse fondamentale. E’ semplicemente una questione estetica. Abbiamo avuto esperienze nelle nostre vite private con quei luoghi e quelle persone, e ne siamo stati influenzati. Il fatto che queste cose siano venute fuori anche nella vita del gruppo significa che in un qualche modo queste esperienze ci hanno segnato. Sono semplicemente il risultato di esperienze. La Norvegia l’amiamo per un fatto personale, abbiamo un’amica intima che abita la e che conosciamo da molto tempo e forse “vogliamo bene alla Norvegia” anche perché ci ricorda lei. La presenza di questa estetica è già la risposta. Se c’è è perchè ci piace. E spiegarti perchè mi piace lo trovo un po’ limitato (se non inutile).
Il discorso “differenze con l’italia” lo salto a piedi pari per evitare di entrare in discorsi ovvi (e strarisentiti), mi è però saltata in mente una frase detta da Monicelli in una delle sue ultime interviste: “In italia siamo ossesisonati e prigioneri di una cultura morta 500/600 anni fa e da li non ci vogliamo più muovere. È possibile che ogni mosaico, ogni archetto, ogni mattoncino che si trova sia cosi prezioso da non vedere niente altro?”

In questo periodo che dischi vi hanno colpito? E qualche film o qualche lettura?
A: Una compilation che mi ha fatto una mia amica. Bisogna assolutamente rivalutare le compilation, sono i cd migliori. Ti fanno assaporare molto di più la sostanza della musica.
M:  Allora… ‘L’impuro Folle’ di Roberto Calasso, per quanto riguarda la lettura. Film ti dico ‘Melancholia’, non per il film in se stesso ma per una strana cosa successa a Bologna con un amico prima che andassimo al cinema. Musica… Boh, sto riascoltando Lou Reed ultimamente e ‘skip town’ di Nico Muhly.

Intervista finita. Volete aggiungere qualcosa? Progetti futuri? Nuove rivelazioni?
A: Come già detto, ci piacerebbe diventare dei papponi con mille donnine che ci girano attorno. Chi vogliamo prendere in giro ‘Things.yes’ è un prodotto nato solo per rimorchiare. Cuoricini ovunque…No in realtà, nessun progetto futuro, se il disco va bene continueremo a suonare (abbiamo già mille pezzi pronti).
M: In generale entrambi abbiamo un sacco di progetti paralleli su cui possiamo sempre convogliare le nostre energie. Cerchiamo sempre di evitare un certo tipo di monopolio della musica, certe gerarchie solide e totalizzanti che a lungo andare danno la nausea. Andando un po’ più sul concreto ti posso dire che a breve usciranno un paio di remix che abbiamo fatto.  E Abbiamo già pronti un paio di pezzi nuovi.  Magari vien fuori un nuovo ep.

a cura di Fabio La Donna

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close