Interviste

Intervista ai SALUTI DA SATURNO

Torna il pianobar futuristico dei Saluti Da Saturno: il nuovo album Valdazze (clicca qui per la recensione) è l’anima del viaggiatore racchiusa in musica. Un lungo viaggio verso un mondo antico ma non troppo immaginario. Sonorità di alto livello e tante atmosfere surreali vi faranno da compagni di viaggio.

Benvenuti su Impatto Sonoro. Vi va di presentarvi ai nostri lettori e illustrare il progetto Saluti da Saturno?
Ciao, noi siamo i Saluti da Saturno un’orchestra anti-orchestra modellabile e smontabile, pronta per ogni evenienza; una Flexible Orchestra, un contenitore, dove fare incontrare e convivere le meravigliose e differenti personalità sonore di certi strumenti dimenticati. Un Pianobar Futuristico Elettromeccanico confidenziale, nostaligo gioioso.

Come si è sviluppato il processo creativo che ha dato vita a Valdazze?
Il processo è lo stesso tracciato dal primo album “Parlare con Anna”: si va in un piccolo Teatro di periferia, si lasciano depositare le idee, si cerca di far fare amicizia a strumenti che non si erano mai incontrati prima, ci si lascia consigliare da loro, poi si passa alla registrazione.

Ho trovato “Cinema” tra le più belle canzoni del disco. Vi va di parlarci di questa traccia?
La parte musicale ha avuto un’arrangiamento con una doppia personalità. Sulle strofe ho voluto creare una situazione casuale vicina alla Musica Concreta, ho fatto suonare i vari musicisti senza far sentire loro la base, avevo solo dato come riferimento un’idea melodica e ritmica con una bozza armonica. Il ritornello invece ha avuto un’esecuzione più ordinaria con armonia definita e le varie parti sono state suonate ascoltando il materiale registrato.
Il testo invece è dedicato ed ispirato ad uno dei film al quale sono più legato,
“Il Prete Bello” di Carlo Mazzacurarti, un film che si muove con piccoli e sottili spostamenti, dove bambini giocano sotto al ponte, una leggera nebbia accompagna un’allegra nostalgia che mi fa sentire a casa, avvolto in una coperta di poesia.

Nel disco si trovano tantissimi strumenti suonati che spaziano moltro tra le loro funzionalità. Come mai vi siete orientati su questa scelta così articolata?
Questa è una passione, una vera passione che mi accompagna da tantissimi anni. E’ una continua e certosina ricerca sul timbro, la forza emotiva ed evocativa che uno strumento può sprigionare è qualcosa di impagabile e grande. Mi affascina la capacità che ha il suono di ogni singolo strumento nel sapersi rinnovare e rivivere nel presente

Quali artisti musicali, scrittori, registi o film vi hanno influenzato nella composizione dei vostri testi e in generale delle vostre canzoni?
I musicisti ai quali mi sento più legato sono vari e a volte distanti tra loro.Fiorenzo Carpi e Sergio Endrigo ai quali ho dedicato questo disco sono maestri dalla semplicità complessa, difficilissima da raggiungere.Sono molto legato anche alla tradizione della Romagna, al suono della balera, al profumo umido di fumo nella sala da ballo gremita di gente che si divertiva fino a tarda notte… Chet Baker e Paul Desmond sono i miei maestri del suono e del silenzio che lo prepara; ogni nota suonata potrebbe essere l’ultima.

Come è nato il rapporto collaborativo con la Goodfellas?
Tramite un amico in comune, Andrea Merendelli, che ci ha presentati. Il nostro è un bellissimo rapporto professionale e anche umano, che non è cosa da poco.

Avete qualche nuova data live da comunicarci? Come vivete il rapporto con il palco e il pubblico?
Sul nostro sito www.salutidasaturno.it vengono pubblicati e aggiornati tutti i nostri appuntamenti. Sul palco ci piace ricreare una atmosfera fumosa e surreale, una confusione organizzata, che a volte può meravigliare anche noi.

Mi piace molto la copertina del disco. Volete parlarci di questa scelta?
L’idea della copertina è che dal tetto delle case la prospettiva cambia, o meglio ancora si osservano le cose da un’altro punto di vista, ed è proprio quello che più interessa a noi suonatori da Pianobar… cercare altre angolature e inquadrature sulla musica… e usare la musica come spazio libero.

Intervista finita. Volete aggiungere qualcos’altro?
EVVIVA IL PIANOBAR !!! EVVIVA LA GITA!!! EVVIVA JOHN LENNON!!!

a cura di Fabio La Donna

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