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Interviste

Intervista ai THE WALRUS

I The Walrus vengono da Livorno e sanno scrivere canzoni pop come pochi altri. Il loro secondo disco “Hanno ucciso un robot” (clicca qui per la recensione), uscito a fine gennaio su Garrincha Dischi, è un piccolo gioiello, un saggio completo e convincente di quello che i The Walrus sanno fare e, azzardiamo senza troppi rischi, sapranno fare per molto tempo alla grande.

“Hanno Ucciso Un Robot” è il vostro primo disco in italiano. Più che il perchè (che è comunque inevitabile chiedervi: perchè?), ci interessa conoscere il come: com’è stato il passaggio dall’italiano all’inglese? É stato un processo travagliato o tutto sommato naturale?
Un giorno Francesco (chitarrista della band) decide di farci sentire delle canzoni da lui scritte in italiano. Tutti noi ne rimaniamo colpiti e un pò spiazzati. Con un pò di fatica, proviamo a dedicarci a queste nuove canzoni. Il risultato diventa positivo nei mesi a seguire, e la maggior parte della band decide che il cambiamento alla lingua italiana è cosa da compiersi. A queste nuove canzoni, provo ad affiancarmi anch’io, che ho sempre scritto in lingua anglofona. La prendo come una nuova sfida. Dopo un paio di tentativi, sono nate canzoni di cui mi sono sentito subito molto soddisfatto. é più appagante farsi capire nell’immediato da chi ti sta ad ascoltare. Spesso quando scrivi in inglese, in Italia, il 10% sta attento a ciò che scrivi e ciò che dici. Così non ci sono scuse.

Sono passati 4 anni da Behind Feeling Always Like A Child? Vi sentite differenti da quelli che eravate allora?
Direi. Siamo cresciuti, maturati. Abbiamo vissuto nuove esperienze: belle, brutte, terribili, incantevoli. Siamo sicuramente diversi. Forse anche migliorati.

C’è una canzone di “Hanno Ucciso Un Robot” alla quale vi sentite più legati?
Credo che la prima traccia “Macchina Volante” possa spiegare da sola, l’importanza delle rivoluzioni e dei cambiamenti interiori che una persona deve compiere. Questo discorso è inoltre da legare, nel nostro caso, al cambiamento della lingua.

L’idea (ottima) di dare sempre più spazio alla voce di Marta com’è nata?
Marta ha sempre desiderato esprimersi pienamente nella band. E dopo diverse date in giro per l’Italia ha dimostrato a tutti e a se stessa, di avere la stoffa per permetterselo. Così, alcuni pezzi sono stati scritti pensando proprio alla sua voce (“Shirley Temple” su tutte) e il risultato è stato più che ottimo. Inoltre credo che le nostre due voci, si incastrino molto bene, e quindi perchè no..? Questo rende il nostro lavoro più variegato, curioso e sicuramente affascinante.

Come sono cambiati il processo compositivo e le esibizioni live a seguito di questo cambiamento?Il cambio della lingua ha modificato sicuramente il processo compositivo. Le canzoni e le melodie stavolta non nascono da delle parole inventate, ma c’è uno studio maggiore dei versi, un’attenta analisi. é un nuovo lavoro, inevitabile. Dal vivo adesso ci affianca, quando è possibile, un sesto elemento. Francesco Carone, alle tastiere. Il disco è stato molto prodotto – grazie anche al notevole contributo di Lorenzo Ori – quindi dal vivo cerchiamo di riproporlo con il supporto di questo nuovo elemento.

Com’è nato il rapporto con Garrincha Dischi?
Il rapporto con Garrincha Dischi è nato sin dal primo disco. Tramite il nostro fonico produttore artistico Lorenzo Ori siamo venuti a conoscenza di questa etichetta, alla quale siam piaciuti sin dall’inizio.

The Walrus è un chiaro riferimento alla canzone dei Beatles. Cosa vuol dire per voi questa canzone? Come mai tale scelta?La canzone è meravigliosa. Un capolavoro. Ma non è che col nostro nome vogliamo omaggiare i Beatles. Non credo ce ne sia bisogno.Diciamo che ci piaceva il suono di questa parola. Talvolta ci chiamano The Warriors o The WaRlus (la guerra del lusso….), ma dai ragazzi!!non è difficile: THE WALRUS (“de ?w??l.??s”).Inoltre ci piaceva la figura del tricheco, goffo, paffuto, ciccione.

Ritornando alla questione della lingua italiana: in questo 2011 molte band hanno scelto di tornare a cimentarsi con la lingua italiana: che idea vi siete fatti?
Arrivati forse ad un certo punto della propria carriera è importante confrontarsi con la propria lingua e cercare di esprimere ciò che si vuol trasmettere con le parole che la tua terra ti ha regalato. Se fossi nato in Norvegia, forse sarei rimasto ad esprimermi in inglese, ma qui, la nostra lingua è forte, importante, imponente e spesso ha pure un suono dolce e delicato. Nella musica ha avuto i suoi momenti migliori nel passato (pensiamo a Mina o anche Lucio Dalla). I gruppi che cantano in italiano adesso non mi fanno impazzire e il più delle volte sono tremendamente sopravvalutati. Ad ogni modo ci sono dei gran bravi scrittori, che sentono veramente ciò che dicono, come l’Appino degli Zen, il nostro conterraneo Bobo Rondelli o anche Dente (molto leggero nel suo penultimo disco).

Torniamo un po’ indietro, alla vostra bellissima cover di “Mare Mare” di Luca Carboni. Come l’avete scelta?
Grazie per il “bellissima”… Garricha Dischi propose agli artisti contattati per partecipare al Cantanovanta, una lista delle migliori hit degli anni 90. “Mare Mare” era tra queste e non era ancora stata scelta da nessun gruppo.Mi ricorda le vecchie estati, ha una melodia fantastica, ricorda “Feel Good Inc.” dei Gorillaz, e la strofa sì, è proprio bella. Momento altissimo di Luca Carboni.

Torniamo ancora più indietro: che cosa vi ricordate dell’esprienza nel progetto “Unità 3”?
Eravamo piccoli ed erano le prime volte che mettevamo le mani sugli strumenti. Era da lì che si capiva se avremmo continuato oppure no. Era l’estate 2001. Abbiamo iniziato facendo cover di Pearl Jam e Bush (penso l’unica band in tutto il mondo a fare cover di questa band inglese). Il momento delle cover però è durato davvero poco. Avevamo 17/19 anni e avevamo già registrato un paio di demo e iniziavamo a fare le nostre prime apparizioni sui palchi della Toscana.

Progetti per il futuro più o meno immediato? Video, tour, nuove canzoni, nuove esperienze, nuove idee?È stato realizzato da poco il video di una canzone del disco. Non vi svelo quale perchè spero che vi raggiungerà lei stessa ben presto. Siamo contenti, è divertente. Spero vi piacerà. Nei prossimi mesi ne verrà realizzato pure un altro. Il tour è in fase di allestimento.
Nel frattempo, Francesco sta terminando le registrazioni del nuovo disco dei Criminal Jokers, e io sto pure promuovendo il disco d’esordio dei Mandrake, altra mia banda (www.myspace.com/mandrakemusic)

a cura di Fabio Gallato

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