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Band Of Skulls – Sweet Sour

2012 - Electric Blues
rock/blues/alternative

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Tracklist

1. Sweet Sour
2. Bruises
3. Lay My Head Down
4. The Devil Takes Care of His Own
5. Wanderluster
6. Navigate
7. You’re Not Pretty But You Got It Goin’ on
8. Hometowns
9. Lies
10. Close to Nowhere

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Scopro quasi per caso questa band inglese. Incuriosito da un screenshot di quattro “luchador” tratto dal loro video “Bruises”, mi metto all’ascolto.
L’album trasuda alternative rock anni novanta da tutti i brani. È certo che il terzetto, ha assimilato per bene il classico dinamismo lento/veloce, pulito/distorto tanto caro alle band dell’ultimo decennio del secolo scorso.
Se da una parte c’è un palese revival di quel periodo, l’album di per sè rimane gradevole all’ascolto e non risulta per nulla vecchio.
Le 10 tracce scorrono tra sferzate elettriche e ballate post-rock.
 Il brano che apre l’album e che ne da il titolo “Sweet Sour”, rievoca i gloriosi fasti dei Joan Jett & the Blackhearts di “I Love rock’n’roll” con un buona dose di rock blues fatta da riff graffianti e batteria dritta, che ritroviamo anche in “Devil takes care of his own”.
“Bruises” è il singolone per eccellenza. Qui i novanta si sentono tutti, dai Pixies passando per The Breeders fino a  ritornare nel Regno Unito con Elastica.
Sempre in stile, troviamo “Wanderluster”, in cui i toni si fanno più decadenti e malinconici, ma il ritornello rimane in testa dopo il primo ascolto. La voce di Emma Richardson ci culla e ci trasporta fino al brano successivo.
 Siamo a metà album e i Band Of Skulls mostrano l’altra faccia della band. “Lay my head down” una ballad post-rock che smorza i toni.
La chitarra si fa acustica, la batteria poco pestata, luci soffuse e voce sognante. Il modo di cantare e certi incastri con la chitarra ricordano i conterranei Pink Floyd di “Time” e “Breathe”.
Con “You’re Not Pretty But You Got it Going On” i ragazzi di Southampton ci riportano a quell’altalena veloce/lento, questa volta in chiave “Ace of spades”, che caratterizza un pò il loro lavoro.
Fattevi accarezzare dalla neve che cade sulla vostra testa ascoltando “Navigate” mentre camminate sulla neve fresca che scricchiola sotto i vostri piedi, fatevi scaldare il cuore da “Hometowns” e fatevi trascinare dai vostri pensieri interiori con “Close to nowhere” che chiude in bellezza l’album.
In definitiva, Sweet Sour non sarà acclamato “album dell’anno” e probabilmente sarà ascoltato con troppa fretta e superficialità finendo nel dimenticatoio, senza meritarselo.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ISkEUIZDpAk&ob=av2e[/youtube]

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