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Mark Lanegan Band – Blues Funeral

2012 - 4AD
rock/blues/alternative

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Tracklist

1. The gravedigger's song
2. Bleeding Muddy Waters
3. Gray goes black
4. St. Louis Elegy
5. Riot in my house
6. Ode to sad disco
7. Phantasmagoria Blues
8. Quiver Syndrome
9. Harborview Hospital
10. Leviathan
11. Deep black vanishing train

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Per quel che mi riguarda il 2012 può anche finire qui. L’uscita della Band di Mark Lanegan è l’iceberg fatto e finito (dalla punta alla base) di quest’anno iniziato sotto i peggiori auspici e che troverà nelle note di questo lavoro l’unico acuto degno di nota dal punto di vista musicale.

Non sto lodando in particolare il lavoro tecnico di Lanegan quando si mette a fare musica, quello parla da solo e lo fa attraverso lavori importanti come Bubblegum e Ballad of te broken sea, oppure un qualsiasi disco degli Screaming trees, ma la fortunata commistione di talento che il musicista di Ellensburg ha mixato e coagulato nella costruzione di questa band; nomi come quello di Alain Johannes, alla chitarra e a tutte le attività di contorno per quel che riguarda la produzione e il missaggio, Greg dulli, che apre spazi infiniti con il background vocale di St. L ouis Elegy, Chris Goss, che sostiene il soffice incedere chitarristico di Leviathan, segnalandosi anche per le incisive parti corali dello stesso brano, e poi David Catching, Josh Homme, Jack Irons, tutti nomi legati alla fresca storia del rock da orizzonte desolato e desertificato. Forse la novità più grande, al di là del fatto che possa piacere o meno un disco di Lanegan, sta nelle influenze che si riescono a rintracciare in tutto il disco che, tra lunghi rigurgiti blues, trova linfa vitale nell’infinito pozzo della new wave e dei suoi rappresentanti più sofisticati, come Kraftwerk e Joy division. Non ci si aspetta di certo brani come The Gravedigger’s song ad aprire un disco del cantante americano e ancor meno ci si aspetta di vederlo estratto come primo singolo dell’album. Il vento che cambia sembra aver avuto effetto anche su di lui e, senza tralasciare grandi tributi ad un passato indimenticabile che ha addomesticato i primi passi di Lanegan nel rock, sottolineati dalla litania tipicamente blues di Bleeding Muddy Waters, ha prodotto quella che è una giusta equilibratura di vecchi metodi e nuove fonti di ispirazione. Una chirurgica via di mezzo tra quello che era e quello che, probabilmente, sarà.

Forse in futuro, magari tra un paio di annetti, ritroveremo Mark a riarrangiare vecchi motivetti krautrock tra sintetizzatori e computer di ultima generazione, e non è detto che non possa piacerci ugualmente.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zP5GWYXp4d0[/youtube]

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