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IL DISORDINE DELLE COSE – Angelo Mai, Roma, 16 marzo 2012

Roma accoglie Il Disordine delle Cose nella cornice dell’ “Angelo Mai”, locale a due passi dalle Terme di Caracalla, regalando un velo di magia ad una serata che rivelerà lentamente le sue carte.

Arriviamo all’Angelo Mai con un po’ d’ anticipo per l’intervista.
L’inizio del concerto, atteso per le ore 22.00, slitta un po’ ma la causa è tutt’ altro che negativa: il pubblico si intrattiene nell’altra saletta approfittando per gustare la cucina multietnica messa a disposizione dal live club.
Alle 23.00 il gruppo entra sul palco dando inizio al concerto e le prime note ci portano altrove, malgrado l’acustica nelle prime file non sia eccezionale.
Peccato per l’assenza di Mattia Boschi che avrebbe dato un valore aggiunto allo show; il violoncellista era  impegnato con i Marta sui tubi per la prima data del “Cromatica tour”.
Il primo brano “Mosfellsbaer”, intro dell’album, lasciando trapelare la forza strumentale di questo gruppo, apre le porte ad “Addio” ed è il lamento della terra che si leva sugli sguardi dei presenti. Alle spalle scorrono immagini di un’incontaminata Islanda.
“Sto ancora aspettando” scivola tra gli applausi e i pensieri della gente che ha vissuto il dolore di una storia d’amore finita e la disillusione di promesse non mantenute.
Poi Il Disordine delle Cose regala ai più affezionati tra i presenti “Il colore del vetro”, brano presente nel primo lavoro discografico della band: nella platea è possibile scorgere sorrisi di apprezzamento e gli sguardi si focalizzano a contemplare lo spettacolo in modo estatico, “così come si osserva il mare”.
Non c’è molto spazio per le parole: Marco Manzella ci propone altri brani: “La preda”, “Appena Prima” , “Mi sollevo”.
Il Disordine delle Cose stupiscono ancora, Vinicio Virago si alza dalla batteria e affianca Marco al canto: è la volta di “Al tuo ritorno” che lascia una un segno in questo concerto, che non verrà facilmente dimenticato.
Lo spettacolo continua lasciando molto spazio al nuovo lavoro,”Autunno”, “Marionette”, “Vorrei, potrei, dovrei”: il susseguirsi dei brani e la loro intensità confermano che siamo di fronte ad un gruppo che riesce a dipingere in note, emozioni e vissuti, facendo sentire sulla pelle il rammarico per un abbandono, l’intangibilità delle distanze, i tremori delle incertezze.
Ci regalano anche l‘immancabile “L’altra metà di me stesso” e “Sottile Ipocrisia”, brani di grande intensità tratti dal precedente lavoro.
Con “La Giostra”, brano che da il titolo all’album, arriva anche la speranza di qualcosa di positivo, quando “la vita ti porta dove un giorno ti aveva lasciato e ti ritrovi a sorridere”.
L’alchimia nella band è percepibile: stupiscono tra avvicendamenti alla voce, al basso e alla ritmica.
Il gruppo conferma di sentirsi assolutamente a suo agio nella dimensione live e di saper reinventare arrangiamenti e accorgimenti sonori che non è possibile apprezzare nell’album.

Il concerto si chiude ed il gruppo si congeda con il brano “Tolgo il disturbo”, peccato che, per il pubblico accorso all’Angelo Mai, Il Disordine delle cose siano tutto tranne che un disturbo.

a cura di Azzurra Funari

foto di Benedetta Balloni

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