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DER BLUTHARSCH + Deutsch Nepal + Bain Wolfkind + Varunna – Palazzo Granaio, Settimo Milanese (MI), 17 marzo 2012

Un concerto di Albin Julius e soci è sempre un evento più unico che raro.
Se insieme ci mettiamo dentro anche un progetto storico come Deutsch Nepal del buon Lina Baby Doll, è facile capire che il non essere stati presenti sarebbe stato un’occasione persa (oltre che l’ultima, salvo ripensamenti, a detta dello stesso Julius).

E’ Palazzo Granaio, locale alle porte di Milano, la sede dell’unico concerto italiano nonchè ultima data di questo tour.
Arriviamo verso le otto e c’è già qualcuno che attende fuori l’apertura dei cancelli che avverrà di lì a poco.
Entrati, mentre il posto pian piano si riempie, abbiamo il tempo di girare tra gli stand del merch e i banchetti di Stefano “alio die” Musso.
Il primo gruppo a suonare sono i Varunna, con un set minimale: Alessio alla chitarra e voce.
Scusatosi subito per essere quasi afono (cosa che secondo me non ha influito più di tanto sul concerto), sforna un liveset bellissimo, molto intenso e sentito, suonando i pezzi del nuovo Ep, “Ferro e Ruggine” insieme ad alcuni “classici” come “Europa!” e “Ichnusa”.
Applausi per lui da parte di tutti.
Il secondo a salire sul palco del Palazzo Granaio è Bain Wolfkind e la location si trasforma quasi in fumoso locale anni ’60 americano.
Mentre dietro viene proiettato (mi pare) Mondo Topless di Russ Meyer, il buon Bain dà spettacolo; sembra una versione deviata di Elvis, cantando nel suo inconfondibile stile sulle basi dei dischi.
Non essendo propriamente fan della sua musica dopo qualche pezzo il mio interesse scende, tanto di cappello però per il suo show.
A Lina Baby Doll il compito di aprire a Der Blutharsch.
Dopo un’intro cupissima a palco vuoto, eccolo salire sul palco in evidente stato alcolico, cosa che lo aiuterà molto nella performance.
L’atmosfera si fa cupa e opprimente, con il buon Peter che cambia di continuo nastri e tape per creare loop claustrofobici, declamandoci sopra i suoi testi.
Il tutto è violento, malato e minimale e, come la vecchia scuola industrial insegna, nel finale del concerto si butta in mezzo al pubblico, barcolla, grida in faccia ai presenti con una voce incomprensibilmente distorta ed effettata.
Concerto fantastico come non se ne vedevano da tempo in ambito industrial, grandioso!
Dopo una mezz’oretta ecco che salgono sul palco Albin Julius (hammond, voce e synth), BainWolfkind (batteria), Alessio (basso), Marthynna (synth e voce) e Niko Poto?njak dei Seven that Spells alle chitarre.
Il suono dopo la breve intro del nuovo disco è sorprendente, pesantissimo, con il basso di Alessio distorto e quasi stoner, le chitarre acidissime di Niko e i tappeti di synth e Hammond.
L’aria che si respira è psichedelicissima (come la camicia di Albin), il sound è denso, si sentono eco di Black Sabbath, Amon duul II, Sleep, tanto che sembra di essere ad un concerto stoner, ma è tutto Der Blutharsch al 100%.
E’ proprio questo il grande merito che si deve ad Albin: l’aver avuto la capacità di trasformare la sua creatura drasticamente, senza però snaturarne mai l’atmosfera di base.
La scaletta è un ottimo mix di pezzi del disco nuovo, lunghe jam sessions e riadattamenti di pezzi più vecchi nel nuovo stile.
Il finale è tutto a base di rumore drone, feedback e una minacciosa sirena antiaerea.

Serata da ricordare , sicuramente come non se ne vedevano organizzate da tempo in ambito folk-industriale; concerto che dimostra l’assoluta maturità di una band nata come progetto estemporaneo e che, diventata un caposaldo dell’industrial folk, ha poi saputo evolversi in maniera intelligente e personale.

a cura di Enrico Ivaldi

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=KJvVb8yb1X0[/youtube]

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