S.M.S. – Da Qui A Domani

S.M.S. – Da Qui A Domani
2012 - Black Fading
avant/pop

Tracklist

    1.Sul limite
    2.Leonard
    3.In quiete
    4.Disvelo
    5.Rimane addosso
    6.Semel heres
    7.Idea dell'alba
    8.A nudo
    9.Petite mort
    10.Dal vetro allo specchio
    11.Mai troppo chiuso
    12.Oltremodo

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Esce sotto Black Fading Record il disco degli SMS dal titolo Da Qui A Domani. Dietro questa sigla si cela Miro Sassolini che il grande pubblico ricorderà come storico cantante dei Diaframma, la poetessa Monica Matticoli e il cantate dei Disciplinatha, Cristiano Santini, autore delle musiche insieme a Federico Bologna. Quattro artisti che lavorano per lo stesso scopo realizzando ognuno una parte ben precisa di questo album. Una metodica di lavoro che lascia alle spalle il sistema collettivo per assumere tonalità più artigianali. Il materiale passa di mano in mano e a ogni step il prodotto finale viene perfezionato. Monica Matticoli ha scritto i testi delle canzone i quali sono passati al cantante Miro Sassolini per essere incorporati melodicamente e infine messi in musica da Cristiano Santini e Federico Bologna. Tutto ritorna, infine, ai maestri della materia per gli ultimi perfezionamenti.

È come fare un divano: Monica realizza il progetto e porta il materiale che Miro costruirà assieme a lei per essere più fruibile. Su questo scheletro di legno e molle, Cristiano è il tappezziere riveste il tutto nel modo più naturale e confortevole possibile. Inizio ad approfondire la struttura del disco partendo dalla fine, ovvero dalla base musicale e dalle strutture ritmiche. La base è principalmente elettronica con forti virate verso il mondo minimale e sperimentale pur non perdendo dimensionalità e calore tanto da risultare convincente e mai banale. Potete prendere il periodo più essenziale dei T.A.C. e dei Llovespell con qualche macchia di colore di Robin Guthrie e Forbidden Colors. Interazioni ambientali che sembrano uscire dalla colonna sonora di Berlin Calling tra vicoli, comunità, parchi e colate di cemento. La difficoltà principale risulta nell’adattare la base alle parole e ai testi che vengono creati prima. Trovare il punto di contatto con la voce di Miro Sassolini e adattarla con il giusto sound che il tono esige. Un’opera di armonizzazione che solo un buon artista può compiere. L’esperimento riesce assolutamente in Da Qui A Domani a tal punto che la voce risulta melodica anche senza l’ausilio di strofe-ritornello o recitati vari. Miro con quel suo tono magico tra il De André e l’inafferrabile si veste nel miglior modo possibile e le parole assumono il loro suono, senza fronzoli, creando un lavoro di rara bellezza. Il lavoro che questi artisti fanno è molto pregiato proprio come la cura che danno ai testi.
Le parole scritte da Monica Matticoli come detto già all’inizio hanno un ruolo molto importante e riescono a fuoriuscire dalla formula di canzone\poesia per diventare qualcosa di anarchico al tal punto da perdere ogni confine tangibile. Il tutto si sposta su piano più immaginario, le parole assumono la forma tipica delle immagini in movimento e le lettere diventano frammenti di una storia raccontata. La storia di una vita, quella dell’ipotetico Leonard che viene raccontata ad inizio album. Un trailer cinematografico tra bourbon, amore e odio. Contrasti che aprono cicatrici sulla propria pelle e finiscono sulle labbra di un estraneo. Poi lo sguardo che volge verso il passato e tanti altri frammenti che ripercorrono all’inverso l’anima del personaggio. Duale, opposta, unica. Tormentata dalla carne maschile contro carne maschile, poi da quella femminile. Contro di sé, contro il padre, la madre o la donna amata. Ma anche di fusione, di ricerca, di dolce annullamento. Nei testi c’è anche una certa ritualità che verte attorno alla funzione e alla dimensionalità di taluni elementi. Il primo è l’amore che spesso viene abbinato a termini come “oltre” e “prima” quasi fosse il tramite per mutare, per essere qualcosa di diverso dalla situazione attuale. Nel lassismo del fumo e della notte, l’amore smuove la situazione e fa da ponte per raccontare altro, per introdurre il nuovo pezzo.
“Tentato amore unire sfianca in due l’agire di vetro svuota nella carne in questa sorte vengono creature e andare dovrei” e “Non è l’amore una distanza fissa: noi subiamo solo la forma che ci mantiene/L’amore è una distanza fissa: la subiamo come la forma che ci contiene.”, rappresentano appieno il mezzo di potenza che è l’amore. Sulfureo e di stesso significato, è il valore che si da al tempo. Meteoropatici stati d’ animo che si alternano in un turbine mai definito che fa da base alle riflessioni sulla vita. Su tutto la parola “tempo” quasi fosse una necessità, quasi fosse un calvario. “Tu sei vento, t’occorre il tempo per vincere la sorte” è un urlo controvento di chi cerca il tempo per cambiare, per trovare l’amore. Questi due simboli così carichi di significato iniziano a vorticare velocemente fino alla collisione finale. Finale che Oltremodo ad altri nessuno conosce ma che possiamo solo immaginare. Altro simbolo fortemente usato è la notte presente quasi a dismisura. Momento di pace, quieto vivere, tempo del peccato, tormento in #do minore. Anche questo simbolo vive di eterna dualità a volte donando pace e dinamicità “In equilibrio sulla notte e in quest’ora ti assomiglio” e a volte risultando l’unica via di fuga da un giorno troppo invadente, “Il tempo ruota e smorza il legamento dove siamo. Io muoio ancor per te ma non so attendere che tu resti nel nel giorno”. Il giorno è anche presente ma rispetto ad altri elementi sembra più subordinato ai primi. Un ultimo elemento che ho ritrovato in più punti e mi sembra degno di nota è un senso contrastante di paternità\maternità che ogni tanto emerge fuori come in Semel Heres o in Mai Troppo Chiuso. Quando l’amore dona amore a tal punto da essere bello ma troppo opprimente. Monica Matticoli riesce a comporre dei testi senza ritornelli, ripetizioni o troppi fronzoli che hanno una venatura molto intima e personale. Stupendo susseguirsi di parole scritte su un taccuino alle ore più impensabili della giornata. La magia sta nel come tutto questo lavoro riesce ad adattarsi alla voce e alla figura maschile di Miro Sassolini. Un po’ come nella prima canzone con un alternarsi di voci tra Monica e Miro che “narrano” in maniera duale lo stesso concetto facendo assumere a tutto il progetto un ricorrersi di più voci-narranti anche se non presenti fisicamente. Con questo in mano i musicisti del progetto, Cristiano Santini e Federico Bologna, hanno vestito con le loro sonorità il corpo parola–voce-melodia, fino a renderlo canzone. Una coesione talmente ben riuscita da renderla magica. Ascoltando questo disco ogni tanto mi sono venuti in mente ricordi di altri dischi o canzoni come Signatures Of Sympathy, 700 giorni, Come è profondo il mare, Rimini, Prospettiva Nevski, Soffia piano e tanti altri, ma c’è da sottolineare come il lavoro riesce a camminare sulle proprie gambe senza troppi padri o padrini.  Non è un disco da sentire, bensì un’esperienza da fare.

Da Qui A Domani non va ascoltato a ripetizione o mentre si fanno mille cose, va vissuto come i migliori momenti della propria vita: inconsciamente ma con tutta la propria anima. Ora che sapete cosa vi aspetta non potete che iniziare il viaggio. Fin. Finito. Infinito.

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