Sono Stanco Delle Uova Al Tegamino

Sono Stanco Delle Uova Al Tegamino #4: Anvil, The Story Of Anvil

Sei in crisi d’astinenza da serie televisive americane perché ti hanno chiuso Megavideo?
Non ne puoi più di Grandi Fratelli, programmi di cucina e Barbara D’Urso?
Rimpiangi i tempi in cui la Gialappa’s faceva ancora ridere?
Ci pensiamo noi! Abbiamo visto Cose che voi umani non potete nemmeno immaginare e ve le racconteremo. I film più assurdi e stravaganti che possiate immaginare. Le pellicole che non vedrete mai in televisione, su Sky o (a volte) nemmeno in sala. Piccoli, grandi capolavori che non hanno avuto il giusto merito, o cult di genere per fare i fichi con gli amici al bar.
Pensate ancora che ci siano solo i soliti film? Cazzi vostri.

Perché il Metal può far piangere.
Non credere che scrivo così perché sto messo male. Perché la ragazza metallara con cui ci provavo mi ha lasciata per un Emo che deve ancora capire la differenza (enorme) che intercorre tra essere un bravo attore e essere un bravo cantante (ogni riferimento non è casuale).
Il Metal fa piangere.
E non perché sono appena uscito con le ossa rotte dal pogo dei Metallica.
No, ti dico che il metal fa piangere perché ho conosciuto gli Anvil. E te lo dice un profano del metallo pesante, uno che allo Zgeist si è cagato di striscio Lemmy e soci.
Non importa che tu sia come me (o peggio), ma Anvil, The Story of Anvil lo devi assolutamente vedere. Se un po’ ti piace la musica (quella che vuoi), se hai una band (o avresti avuto averla), se hai sempre sognato di essere tu sul palco davanti a milioni di fan in delirio, recuperati questo documentario.
Gli Anvil risulteranno ai più degli sconosciuti (a me si, fino ad un paio di ore fa), ma furono tra i pionieri dello speed metal e mandavano in visibilio folle oceaniche di gente assieme agli Slayer o ai Megadeath. Folli, pazzi, balordi (gente che suonava la chitarra con i vibratori) sull’onda del successo e poi?
Poi più nulla.
A quasi trent’anni di distanza Steve (cantante e chitarrista) e Robb (batterista) conservano e nutrono il sogno di diventare famosi suonando in piccoli bar con poche decine di persone. Ancora insieme, ancora uniti, ancora amici. Perché Anvil è, al di là di tutto, una storia di amicizia. Una storia vera, cruda e per questo emozionante. La ricerca del successo, di quella vetta ambita e persa per colpe forse non loro (delle scelte manageriali sbagliate in primis). Sapere di avere ancora del potenziale, qualcosa da dire prima che sia troppo tardi, ora che gli acciacchi dell’età cominciano a farsi sentire. Ma soprattutto il riconoscimento, questo cercano Steve e Robb. La riconoscenza di chi, grazie a loro, ora è nelle pagine della musica del rock. Al posto loro.
Lasciatevi commuovere da questo documentario, anche se avete teschi che vomitano sangue tatuati sopra il cuore. Anvil, The Story of Anvil è un film di cuore e amicizia.
Perché come dice Slash durante i titoli di coda, quali band dopo trent’anni sono ancora insieme. I Rolling Stones. I Who.
Gli Anvil.

a cura di Fabio Reato

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