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Sono Stanco Delle Uova Al Tegamino

Sono Stanco Delle Uova Al Tegamino #5: Immortal (Ad Vitam)

Sei in crisi d’astinenza da serie televisive americane perché ti hanno chiuso Megavideo?
Non ne puoi più di Grandi Fratelli, programmi di cucina e Barbara D’Urso?
Rimpiangi i tempi in cui la Gialappa’s faceva ancora ridere?
Ci pensiamo noi! Abbiamo visto Cose che voi umani non potete nemmeno immaginare e ve le racconteremo. I film più assurdi e stravaganti che possiate immaginare. Le pellicole che non vedrete mai in televisione, su Sky o (a volte) nemmeno in sala. Piccoli, grandi capolavori che non hanno avuto il giusto merito, o cult di genere per fare i fichi con gli amici al bar.
Pensate ancora che ci siano solo i soliti film? Cazzi vostri.

Se in una serata qualsiasi al bar, durante una discussione qualsiasi con gli amici, provassi a chiedere Chi di voi conosce Enki Bilal? Penso che la risposta che riceverei (togliendo epiteti dialettali o volgari) sarebbe più o meno: E chi cazzo è? Uno di quei cantanti sconosciuti svedo-ungaro-fillandesi che conoscete in tre, e ve la tirate tanto proprio per questo, che poi quando lo ascolti scopri che un alcolizzato con tendenze suicide che strimpella a caso su una chitarra scordata?
No, non proprio. Per chi non lo conoscesse Enki Bilal è uno dei più grandi fumettisti viventi (a mio avviso di sempre). Visionario ed avveniristico, di origine (ex)jugoslava, trapiantato in terra francese, ha saputo con le sue tavole e le sue storie affascinare il mondo della nona arte e creare un immaginario visivo tutto suo. Nel lontano (si fa per dire) 2004, con già due film alle spalle (inediti in Italia), cerca la trasposizione ludica del suo capolavoro per antonomasia: La Trilogia di Nikopol. Operazione non sicuramente facile, visto la complessità dell’opera sia dal punto di vista tematico che visivo. Ma Enki Bilal non è di certo uno sprovveduto. Contrariamente al suo collega d’oltre oceano Frank Miller (inchinatevi per favore), che l’anno dopo uscirà con Sin City (film diretto con l’aiuto di Robert Rodriguez che riprende una sua omonima graphic novel), Bilal rivede l’intera trama della sua opera la adatta al grande schermo. Non semplicemente trasportando su pellicola le disavventura di Nikopol e di Anubi (avete capito bene, il dio egizio), ma reinventando la trama e fondendo assieme i vari elementi che compongono la trilogia fumettistica.
Il film non stupisce solo per questo. Immortal è uno dei primi esperimenti d’interazione tra attori reali e attori creati al computer. Esclusi pochi interpreti reali, la maggior parte delle figure che si muovono all’interno della New York del 2095 sono elaborazioni grafiche (che siano divinità dell’antico Egitto nude, sindaci, mutanti o passanti). Azzardato? In un certo senso sì. Estremamente sperimentale visto gli anni in cui il film venne prodotto, ma sicuramente la scelta migliore per trasportare visivamente le tavole di Bilal nella loro complessità. Certo, le pecche tecniche si notano (le movenze di certi personaggi o le esplosioni), ma resta comunque una pellicola molto interessante (e poi non tutti hanno i soldi di James Cameron per fare i fichi con idee del cazzo).
Se uomini venuti dal passato, immense metropoli futuristiche e piramidi volanti non vi convincono, questo film (se non altro) merita un’occhiata per la stupenda protagonista femminile: Lynda Hardy (bella da imbarazzanti sogni notturni).
Per tutti (sesso femminile etero compreso) gli altri questo sarà solo l’ennesimo consiglio che non ascolterete, o magari la volta in cui avete capito che i fumetti non sono solo Topolino. O roba da sfigati.

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