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ROBERTO DELLERA – Auditorium Parco Della Musica, Roma, 21 maggio 2012

Quando la musica non bada ai numeri, a far soldi o a stupire  con palchi giganteschi e scenografie degne delle migliori sale cinematografiche corre il rischio di arrivare dritta a segno e di toccare le corde più profonde.

Questo è successo il 21 maggio all’ Auditorium Parco della Musica di Roma durante la penultima serata di “Generazione XL”, rassegna giunta alla settima edizione che pone i riflettori sulle nuove leve del rock e della canzone d’autore italiana.
La cornice è il piccolo teatro studio, con i suoi 350 posti, neanche tutti occupati; ma i numeri non contano poi tanto perché l’aria che si respira è carica di note e di sensazioni.
Il palco non esiste, la distanza con gli spettatori non esiste, al bando tutte le formalità dell’auditorium: non resistiamo alla tentazione di sederci sul parquet, a due passi del tappeto nero che fa “da palco”.
Il primo a fare gli onori di casa è Gianluca De Rubertis che prende posto alla tastiera e ci presenta alcuni dei brani tratti dal suo ultimo lavoro “Autoritratti con oggetti” tra cui “Rimanere Male”, “Hotel da fine” e “Mariangela” con l’accompagnamento ai fiati di Enrico Gabrielli.
Non è un vero e proprio concerto, siamo di fronte ad un gruppo di amici che si ritrova per suonare insieme e tutto prende i colori di una jam session con le sue sorprese incastonate negli occhi sgranati di chi nel teatro studio c’era.
Arriva sul palco Roberto Dellera e, dopo aver accompagnato al basso qualche brano di De Rubertis, inizia a portarci nel suo mondo percorrendo le strade di Parigi, di Philadelphia, quelle tra Londra e Birmingham, tra i suoi pensieri, le persone che ha incontrato e le sue storie; sembra quasi di vederlo suonare in giro per i locali, con musicisti incontrati per caso o per destino, con i Thought Gang (Tim e Tom del brano), con Micky Greaney, David Ficking  o con il nostro Diego Mancino.
I brani si susseguono come i brividi a fior di pelle e gli sguardi condivisi, “Il motivo di Sima”, “Il tema di Tim e Tom”, “Io e te”, “Oceano Pacifico blue”, “Ami lei o ami me”, “Due di Noi”, “Parole” e una splendida versione di “A design for life” dei Manic Street Preachers: Dellera non è solo, ad accompagnarlo alla chitarra acustica è arrivato Dente che ci regala “A me piace lei”.
Il gruppo è al completo: Dellera, De Rubertis, Dente, Enrico Gabrielli e la presenza-assenza di Diego Mancino incantano.
Il concerto si conclude con gli artisti che riescono senza inchini, si fermano in sala a parlare con la gente fin quando non ci cacciano via (in fondo siamo sempre all’auditorium).

È questa l’immagine che vorremmo avere in testa quando c’è di mezzo la musica, un gruppo di artisti che scrive, che suona e pensa solo a ciò che sente raccontandocelo attraverso la propria arte: quando si riesce a comunicare con una tale dirompenza i confini tra artista e spettatore sono così labili da non riuscire a distinguere di chi siano le emozioni gelate addosso.
Le sensazioni si sprecano, come le parole: usciamo dall’auditorium e sotto la pioggia torniamo a casa portandoci dietro una gran voglia di scrivere.
Grazie a chi c’è stato per quella che resterà una serata indimenticabile.

a cura di Azzurra Funari

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