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MARS VOLTA – Magazzini Generali, Milano, 20 giugno 2012

Sono da dieci minuti passate le 20 quando le porte dei Magazzini Generali di Milano si aprono allo sparuto nugolo di fans dei Mars Volta che hanno sfidato l’afa per accaparrarsi le prime file ed assistere ad uno show che si preannuncia abbastanza controverso. Dalle notizie che girano sul web infatti si è appreso che gli spettacoli della band americana in questa leg europea sono stati in media abbastanza corti (una media di 80 minuti scarsi) e focalizzati principalmente sulla riproposizione quasi integrale del recente Noctourniquet,album che ha diviso e spiazzato critica e pubblico.

Prima però assistiamo alla performance della opening band Le Butcherettes, un duo femminile accompagnato al basso dallo stesso mastermind dei TMV Omar Rodriguez-Lopez. Il loro è un set molto potente e convincente, fra indie rock sensuale e post-punk torrido, sicuramente una band da tenere d’occhio. Ascoltare per credere il singolo I’m getting sick of you.
La sala ormai è gremita, un veloce cambio palco, finalmente arrivano sul palco i Mars Volta ed è subito evidente di come le cose siano cambiate parecchio in questi ultimi anni. Formazione di 5 elementi, niente più percussioni, niente sassofono, niente seconda chitarra, niente Thomas Pridgen alla batteria, niente Isaiah Owens alle tastiere. Ma la band appare convincente e convinta fin dall’inizio: si parte con Aegis dall’ultimo album, la folla in delirio ne è ben contenta ma l’entusiasmo scemerà leggermente quando per gli 80 minuti seguenti Cedric e soci suoneranno solo ed esclusivamente brani da Noctourniquet e due pezzi nuovi, tra l’altro notevoli e molto evocativi. The Whip Hand, Dislexicon, la spendida Empty Vessels Make the Loudest Sound, The Malkin Jewel e la title track riescono ad infiammare anche i più scettici nonostante le tastiere relegate nel fondo del spettro sonoro, il suono immondo della batteria del validissimo Deantoni Parks e un Omar talmente preoccupato dal suo strumento da suonare sempre vicino ai suoi amplificatori Orange.
Menzione a parte va fatta per Cedric Bixler-Zavala: un vero istrione, nonostante il totale distacco dal pubblico. Una performance tecnicamente su livelli più che accettabili la sua, ma veramente un carisma d’altri tempi. Ha preso per mano la sua band ed ha totalmente ipnotizzato i fans, portandoli a livelli emozionali altissimi dopo aver chiesto loro una mano nello cantare la canzone più aspettata di tutti, The Widow (da Frances The Mute), cantata a squarciagola dall’intera sala così come la nuova versione di Goliath (da Bedlam in Goliath) che scatena anche un pogo selvaggio con buona pace del caldo, della stanchezza e di certo pubblico meno smaliziato.

100 minuti di spettacolo per solo intenditori quindi, con solo due concessioni al passato relegate in fondo alla scaletta, niente scenografie, niente giochi di luci particolari, niente siparietti fra una canzone e l’altra. Solo tanta musica sempre di ottimo livello a parte un paio di sbavature di Parks e Bixler-Zavala, il quasi autismo di Rodriguez-Lopez e l’acustica come al solito non impeccabile. Resta da chiedersi come mai i Mars Volta abbiano deciso di alienarsi una buona fetta di pubblico non riproponendo canzoni dal best seller De-Loused in the Comatorium o dagli altri album precendenti l’ultima (pur ottima secondo chi scrive) sperimentale fatica in studio. Staremo a vedere ma, se l’esperienza non mi inganna, i Mars Volta sono di nuovo sull’orlo di un altro spiazziante cambiamento.

a cura di Giuseppe Bruni

Setlist:

– Aegis

– The Whip Hand

– Lapochka

– Trinkets Pale Of Moon/ Unreleased Song

– Dyslexicon

– The Malkin Jewel

– Broken English Jam (Unreleased Song)

– In Absentia

– Empty Vessels Make The Loudest Sound

– Molochwalker

– Noctourniquet

– The Widow

– Goliath

 

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