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THE DRUMS & THE DRAMA – We Love Drums, The Memorials: Traffic, Roma

Le radici della parola dramma affondano nel sottosuolo greco, nella terra verbosa del fare. Il dramma è una storia narrata attraverso l’azione e l’agire: è indossolubilmente legato a quella vita regolata dal battito cardiaco. Molte canzoni sono elettrocardiogrammi in cui la batteria racconta esistenze dalle ritmiche differenti. Le percussioni sono un mapping che proietta sullo spettatore – e introietta nell’esecutore – realtà nuove o già abitate. Se una parola possa contenere il circuito elettrico vitale e musicale è arcaica questione inutile e irrisolta, proprio come tutte le recensioni musicali. È vano pensar di (ri)scrivere di questa calda notte di novembre in cui Thomas Pridgen si esibisce con i suoi The Memorials per promuovere in Europa l’album ‘Delirium’. È un live dove l’attività elettrica mostra un cuore tachicardico: frammenti pulsanti di un esplosivo ex drummer dei The Mars Volta che non appare affaticato neppure nei tratti più isterici e sudati della performace. Le sue bacchette affondano profondamente dentro un hard rock che apre le gambe al suono. Sospiri respirano sudore e gemono tra giunture in carne noise. Nell’orgasmo lisergico si scatena l’intensità della vocalist Viveca. Così, seppur non in grado di cambiarsi la tatuata pelle ribelle ad ogni traccia, rischiando la sempre temuta ripetitività, i The Morials sono un’ottima rappresentazione dell’appeal I Love Rock’N’Roll. L’amore per i suoni unisce anche l’innovativa formazione composta da tre batteristi, Jacopo Volpe (Vanilla Sky), Gianluca Neroni (Your Hero), Roberto Veloccia (The Gaia Corporation): i We Love Drums. Il loro tracciato sperimentale che (con)fonde basi elettroniche e palpiti e timpani può talvolta rivelare un curore prematuro e con aritmie. Il riflesso scintillante che in alcuni punti li conduce alla rabbia dei Beastie Boys si perde. Le ritmiche incatenano le mani e fanno scivolare dalle dita del batterista le bacchette. Ma non ci si ritrova in terra per giudicare gesti. Si vuole solo essere travolti da quell’inferno che i We Love Drums un giorno riusciranno certamente a percuotere con la loro musica. Non è speranza, solo la certezza di chi ha venduto l’anima (persa) e si ritrova a scrivere di musica perché non sa far altro. Non esistono risposte elevate al dramma mondiale del giornalismo sonoro che è una delle tante messe in scena per sognare una vita altra nelle insonni notti so black and blue.

a cura di Federica Ina Lemme.

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