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Paul Banks – Banks

2012 - Matador
alternative/pop/rock

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Tracklist

1.The Base
2.Over My Shoulder
3.Arise, Awake
4.Young Again
5.Lisbon
6.I’ll Sue You
7.Paid For That
8.Another Chance
9.No Mistakes
10.Summertime Is Coming

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Era il 2002 quando uscì una pietra miliare dell’indie/alternative rock, “Turn on the Bright Lights”: brillante incrocio di idee innovative e influenze del passato, quest’album rappresentava il lavoro d’esordio di una band americana, gli Interpol. Osannato dalla critica e adorato dal pubblico, divenne un punto di riferimento,conferendogli il titolo di miglior album dell’anno e si iniziò ad accostare il gruppo a mostri sacri come i Joy Division, affermandone e proclamandone le doti artistiche.

Sono passati molti anni da allora e adesso,a 3 anni dal suo primo progetto solista, “Julian Plenti is…Skyscraper”, Paul Banks, ex frontman degli Interpol, ritorna (senza lo pseudonimo utilizzato per il precedenti lavori) con una nuova fatica discografica, “Banks”.
Il cantante e chitarrista inglese di adozione newyorkese si è fortemente allontanato dalle sonorità della sua band, muovendosi con maggiore libertà e prendendosi spazio per poter sperimentare: le linee melodiche si sovrappongono, in un crescendo enfatico di arrangiamenti sempre diversi da una traccia all’altra.
La voce è meno tagliente degli inizi e le vecchie atmosfere cupe vengono sostituite da un sound più morbido: Banks cerca di dimostrare maggiore versatilità e potenza evocativa rispetto agli Interpol,ma sembra che l’intenzione resti tale e che non si vada a concretizzare.
E’ un alternarsi di elementi sonori sempre nuovi, una linea non definita e conseguente confusione per l’ascoltatore: il disco si apre con “The Base”, che partendo da un fraseggio di chitarra pulito, si sviluppa in un climax di sonorità che finiscono per diventare prolisse e insostenibili,nonostante la voce, che qui più che mai ricorda Ian Curtis.
Gli strumentali, “Another Chance” e “Lisbon”, risultano pretenziose e fastidiose e brani come “Over My Shoulder” dimostrano l’ambizione di voler proporre una perla che in realtà non c’è, utilizzando un sound progressive che manca di originalità.

Ciò che si può dire di “Banks” è che è un album sterile. Le idee (poche) vengono sviluppate male e con troppa presunzione: l’ex leader degli Interpol si prende troppo sul serio e la sua anima artistica ne esce decisamente svilita, proponendo una serie di canzoni poco incisive e per niente memorabili.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=va2fqBjwBGg[/youtube]

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