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[Anteprima Streaming]: ANTONIO PIGNATIELLO – Ricomincio Da Qui

Vi presentiamo in anteprima esclusiva lo streaming integrale di “Ricomincio Da Qui”, nuovo album di Antonio Pignatiello, in uscita domani, 20 febbraio, su Contro Records (www.controrecords.com).
Un concept album “da camera” per pianoforte e strumenti tascabili, registrato al Castello Ducale di Bisaccia (AV).
A presentarlo le belle parole dello stesso Antonio Pignatiello.

Mentre sono qui seduto a scrivere il giorno di San Valentino (lo ricordo per la “Strage di San Valentino” di Al Capone e per la definitiva disfatta di Jake La Motta), ho queste cose davanti a me: un poster del film in fase di realizzazione dal titolo “Era del Rame”, una vecchia chitarra, e due libri: “Bound for Glory” di Woody Guthrie e “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese. Siedo circondato da alti palazzi, sperando che prima o poi ne buttino giù qualcuno, mentre dalla finestra sento passare treni in continuazione. Perché vi sto dicendo queste cose? Beh!, così chi non ha tempo a disposizione, ha già smesso di leggere, e possiamo finalmente parlare seriamente.
Ho già avuto abbastanza incubi relativi ai vecchi produttori ed editori da bastarmi per le prossime trentadue vite e altrettanti sonni.
Bene. Finalmente arriva Davide Tosches e Controrecords. Già il nome definisce bene la linea e la cosa mi piace. Ritiro le prime copie del disco in anteprima, e lo guardo. Vado al letto – mi sembra il posto migliore in cui stare – accendo lo stereo, una sigaretta, un bicchiere di rosso e dentro c’è tutto. Intatto. Perché vi sto raccontando questo? Beh!?, sapete, i vecchi produttori con cui ho avuto a che fare sono riusciti solo a farmi perdere tempo e denaro e a rovinare un disco che spero non esca mai, e se mai dovesse uscire, farò in modo di farvelo sapere prima: quello sì sarebbe tempo sprecato. Ad ogni modo, mi sembra di aver parlato abbastanza, e siccome convengo con Woody Allen e Groucho Marx (“Io non vorrei? mai appartenere a nessun club
che contasse tra i suoi membri uno come me!”), vi racconto qualcosa su “Ricomincio da qui” che potete ascoltare in anteprima su Impatto Sonoro.

L’idea di questo album nacque una notte di fine novembre, bevendo vino e whisky liscio tra Bologna e Faenza con Giuliano Valori e Pasquale Innarella, dopo aver suonato al M . E . I .
Faceva freddo, la neve continuava ad accompagnarci, mentre da una frequenza radiofonica molto disturbata venivano fuori note di Debussy, Baker, Schumann, Coltrane, Brahms, Parker…un misto di musica classica e jazz. Nonostante la distanza che molti continuano a vedere in quelle musiche, per noi era tutto così perfetto, e in armonia con la strada che ci stava riportando a casa. Poche settimane dopo essere rientrati a Roma, quel viaggio è diventato argomento di conversazione con gli amici, e più di quel viaggio, l’idea di realizzare un disco da camera con sfumature jazzistiche e bandistiche. Per un po’ non abbiamo più parlato del disco: le canzoni sono strane e imprevedibili, e amano sedersi in mille modi sugli angoli della bocca di chi racconta, magari vicino ad un buon bicchiere di rosso che scalda il cuore, almeno fino a quando la vita non decide di affermare se stessa attraverso la voce e divenire carne. E’ così che queste canzoni hanno cominciato a muovere i primi passi, in un ordine anarchico; a poco a poco, si sono impresse sull’anima, ‘infebbrate fino all’osso’ da quell’ “inventario delle perdite” di cui parlava Osvaldo Soriano.
Qui ci sono le storie e le vite di cuori lasciati sul selciato, nell’attesa di una nuova primavera “che tarda ad arrivare”, e“destini persi all’incrocio del porto di Livorno”; e ancora “sogni ubriachi al mattino tra rumori di bottiglie e bombardini”, e sigarette consumate in fretta nella nebbia che nasconde e separa la terra d’Irpinia, terra dell’Osso, con i suoi Paesi che hanno la testa tra le nuvole, che sognano il mare, ma possono solo desiderarlo.
E c’è la storia di questa terra, una terra esposta ai venti e ai terremoti:
è da un terremoto che abbiamo deciso di ripartire per raccontare le beffe del destino e, per farlo, ci siamo fatti rinchiudere per tre giorni nel Castello Ducale di Bisaccia (AV), e i venti non hanno tardato ad arrivare. Mentre viaggiavamo, lungo la strada che porta in Irpinia, abbiamo deciso di affidarci alla casualità dell’incontro, ché la vita riunisce sempre chi si somiglia. E, da strani incontri disciolti nella bottiglia, ci siamo ritrovati a suonare e cantare con una parte della Banda di Lacedonia, con voci del Castello, e con amici che non facevi in tempo a chiamarli, che erano già lì, pronti per viaggiare, e suonare dentro questo disco che dà ospitalità e accoglie tutti i ‘barbari’, come nella poesia di Konstantinos Petrou Kavafis: “E’ che fa buio e i barbari non arrivano, e chi arriva di là dalla frontiera, dice che non c’è neppure l’ombra…”.

Non è l’ora dell’addio, ma intanto mi godo questi giorni, finché durano, perché, come scrive Luis Sepulveda:“Mettere il punto a una storia o a una serie di storie che ami è la cosa più dura del mondo. E’ un saluto definitivo. Non si torna mai alla felicità delle pagine che prendono piano piano vita”.
Ma adesso ho parlato a sufficienza di vita; ho ancora tempo oggi per viverne un po’. Qualche birra, del tabacco invecchiato, Chet Baker alla radio. Ci si vede.

Antonio Pignatiello, 14 febbraio 2013
(http://antoniopi.wordpress.com/)

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