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Mike Oldfield – Tubular Beats

2013 - Edel

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Tracklist

1.Let there be light
2.Far above the clouds
3.Ommadawn
4.Guilty
5.Tubular bells
6.To france
7.Northstar
8.Moonlight shadow
9.Guilty (York & Mike's electrofunk)
10.Tubular bells II
11.Never too far

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Vi prego, lanciatemi a forte velocità dentro un tritacarne che sputa il macinato in un lago di rifiuti organici, ma non fatemi più sentire, mai più, il rimaneggiamento di una cosa vecchia di 40 anni che, nel trascorrere di questi 4 decenni, è stata rivista e rivisitata 6 o 7 volte.
Quando Mike Oldfield se ne uscì con Tubular Bells (brano divenuto una delle più inquietanti colonne sonore della storia del cinema, nel film L’Esorcista), nel 1973, aveva circa venti anni e un talento infinito. Era in poco tempo uscito dal suo guscio e si era imposto come uno dei nomi più importanti del movimento progressive che sempre più si faceva spazio tra le infinite trame del rock dimostrando di non avere nessuna paura nel misurarsi con la classica impostazione del prog-rock dei seventies. Ecco quindi due pregevolissime composizioni di più di venti minuti cadauna che si lasciavano ascoltare anche più e più volte. Il successo per la neonata Virgin Records, che produceva e distribuiva il lavoro è imponente ed Oldfield diventa in pochissimo tempo un guru della strumentazione. Qualsiasi cosa da lui composta diventa un gioiello luminoso infinitamente più prezioso di qualsiasi altro diamante. Fa tutto da solo: pianoforte, chitarre, percussioni, basso, tastiere. Ogni cosa sembra essere un prolungamento delle sue braccia e del suo cervello e lo fa benissimo anche nei successivi Hergest ridge, Ommadawn e Incantations, scavalca i ’70 con grande classe e si ripropone con lavori come Crises e Discovery. Collabora con tutto il mondo: Jon Anderson degli Yes, Kevin Ayers, Maggie Reilly, Bonnie Tyler, poi improvvisamente deve essersi sviluppata in lui una qualche forma di allergia alla costruzione e produzione di brani, qualcosa deve averlo convinto che non era più il caso di produrre musica. Da qui in poi inizia l’infinita serie di rimaneggiamenti e rivisitazioni di questo cazzo di Tubular Bells, in tutte le salse e in ogni colore. Manca solo l’orchestrina messicana e poi siamo al completo. L’ultima versione, questo Tubular Beats, è un mix di una carriera frantumata contro il muro di una discoteca. Siamo di fronte, infatti, ad una serie di brani remixati con poco gusto e con la prerogativa di avvicinare al nome di Oldfield qualche giovanotto ingenuo. A dir la verità nell’ambiente prog non è affatto malvista questa commistione sonora, ma il fatto che lo si faccia con un lavoro plurisputtanato non è certo un merito. L’unico brano che merita un approfondimento è la conclusiva Never Too Far con la bellissima voce di Tarja Turunen (ex Nightwish) che, a dir la verità, non fa molto, ma quel poco che fa lo fa davvero bene. Il massimo dell’imbarazzo lo si raggiunge nel remix di Moonlight shadow, neanche fosse un dj da festa di liceo.
Se volevi sputtanare in un colpo solo 40 anni di carriera, caro Oldfield lasciatelo dire, missione compiuta!

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=gNPgcLMN4-A[/youtube]

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