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Suez – Illusion Of Growth

2013 - Seahorse Recordings
alternative/art/rock

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Tracklist

1. 10.000 years
2. Bloop
3. Boys must cry
4. Chains
5. Lighthouse
6. Once you
7. Things don't change
8. Head Bang
9. Anything

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Nuovo lavoro in studio per i cesenati Suez, quartetto alternative rock molto sui generis, sicuramente dotato di un approccio del tutto personale alla materia musicale, presa di peso, rivoltata e scombinata con una spontaneità di fondo che sa di naturalezza.

“Illusion Of Growth” è infatti una caleidoscopica collezione di brani eterogenei, fra i quali il quartetto formato da Gg Battaglia, Ivan Braghittoni, Manuel Valeriani e Marcello Nori dispiega liberamente un universo di influenze, citazioni e riferimenti musicali-culturali che vanno dai Radiohead dell’opener “10.000 Years” ai Cure di “Boys Must Cry”, passando per gli sperimentalismi post-moderni di “Chians” ed etnici di “Head Bang”, senza dimenticare il lirismo di “Anything” (che mi ha ricordato la stupenda “A Life All Mine” dei The Gathering).
La band non ha alcun timore di mettere tonnellate di carne al fuoco, avendo consapevolezza delle proprie risorse (e un ottimo ausilio in sede di arrangiamento da parte di Nicola Bagnoli) e la lucidità e concentrazione necessarie per gestire al meglio questa multiforme materia sonora, che conserva tutta l’anarchia del punk, la leggerezza del pop e il desiderio di ricerca tipico di certa elettronica post-wave (Pere Ubu, ad esempio).
Il risultato è senza dubbio positivo, sia nella sua interezza, sia per quanto riguarda le singole performance, fra cui spiccano melodie dissonanti, vocals espressive (un ipotetico incrocio fra Kristoffer Rygg, Serj Tankian e David Thomas) e ritmiche ossessive, in un calderone warholiano nella forma e bukowskiano nella sostanza, ma comunque impossibile da imbrigliare in una sola definizione, o catturare in un’unica dimensione, e proprio qui sta gran parte del suo fascino.

Appare quindi palese come l’illusione di crescita citata nel titolo non si riferisca affatto al percorso stilistico dei Suez, che dal precedente “Many People Don’t Realize” (2010) mostra al contrario un notevole balzo in avanti, in termini di potenzialità di scrittura, arrangiamento e, soprattutto, intensità espressiva.

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