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Boris – Praparat

2013 - Daymare Recordings
sludge/stoner/shoegaze

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Tracklist

01. December
02. Elegy
03. Evil Stack 3
04. Monologue
05. Method Of Error
06. Bataille Suere
07. Perforated Line
08. Castel In The Air
09. Mirano
10. Canvas
11. Maeve

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Atsuo, Takeshi e Wata sin dal loro esordio sono stati acclamati come i nuovi eroi nipponici dello sludge e forse nel timore di venire reclusi in uno spazio per loro troppo stretto o anche solo per la voglia di sperimentare ogni sfaccettatura dell’ormai sconfinato spettro del mercato musicale hanno deciso di non seguire più nessuna linea di sorta o genere.

Un modo di respirare e creare musica mai evidente come nel loro album pop “Attention Please” e confermato in questo nuovo “Präparat” che vede il ritorno dei Boris alle loro umoralità tra etereo e sanguinario e affatto easy listening. Che questo disco sia figlio (il)legittimo tanto dei My Bloody Valentine (che i tre fossero amanti della band di Kevin Shields già lo si era capito da tempo, questo lavoro e la loro presenza sul disco tributo tutto giapponese ai MBV chiamato “Yellow Loveless” con una splendida versione di “Sometimes” ne è solo la conferma) quanto di certo post-rock Mogwaiano lo si sente già dalla doppietta d’apertura “December” ed “Elegy”: se la prima è un soffio delicato e quasi silenzioso di chitarre in delay e riverberi con arpeggi che sfiorano il nulla con percussioni al limite dello smooth, la seconda è una bastonata shoegaze-doom che si trascina lenta sotto le sferzate di chitarra e batteria che accompagnano la voce di Takeshi in una cantilena dolce e ripetitiva per gettarsi in un finale tanto epico quanto veloce. La dicotomia silenzio/rumore frastornante è la ricetta con cui è stato preparato il disco, la marzialità di “Method Of Error” è infatti il fil rouge con lo sludge del “passato”, campane ferali risuonano a inizio brano e le chitarre di Wata sono pesanti come incudini, si abbattono sui tamburi e si fondono con un basso di piombo grezzo. A far coppia troviamo “Bataille Sucre” pezzo ad altissimo potenziale distruttivo, sfiancante e distorto all’eccesso con la sei corde che s’invola in solos spaziali, ritmi al limite del sopportabile per uno sludge di classe marziana che non riesce nemmeno più ai padri putativi Melvins degli ultimi album, e a dar voce malata e afona al tutto troviamo lo spoken word della performer francese Gisèle Vienne, che rantola e striscia sotto il disastro sonoro dei tre giapponesi. Fanno capolino anche i Motorpsycho nei deliri chitarristici e nelle delizie vocali di “Mirano” dove i reverse si schiantano su melodie monolitiche donandoci un gioiello indie al cubo.

“Präparat” è un album che si snoda su linguaggi che s’incastrano alla perfezione dove le dinamiche s’incasellano perfettamente le une sulle altre fino a donarci la summa di una carriera fatta di eclettismo e follia come solo il paese del Sol Levante può donarci. Arigatou gozaimasu Boris.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ZSG65oIiYk4[/youtube]

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