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Interviste

Intervista ai GALLERIA MARGÒ

Galleria Margò

Nascono nel 2012 tra Milano, Varese e Bologna e in dodici mesi danno alla vita un album, colmo di collaborazioni con artisti italiani, influenze musicali e tanta voglia di portare in giro per l’Italia i loro pezzi. Una band con radici fortissime nell’hic et nunc della penisola dei giorni nostri che cerca di raccontarci il suo punto di vista.

Mettiamo subito le cose in chiaro: che significato ha il vostro nome? Da cosa avete preso ispirazione?
Il nome Galleria Margò è nato un po’ per caso, in realtà. Noi pensiamo che possa essere affascinante ed estraniante quanto basta. La “galleria” rimanda al viaggio, all’arte e di questi tempi alla tecnologia. “Margò”, seppur scritto all’italiana, rimanda alla sensualità inarrivabile della prediletta di Lupin e , a parer nostro, alla femminilità in generale.

Leggo che siete nati “tra Milano, Varese e Bologna” e viene da chiedersi, tenendo conto che incidete con un’etichetta milanese, a che città siete più legati musicalmente?
Questa domanda necessità di una risposta diversificata. Marco, il bassista, è nato e cresciuto a Bologna, ed è stato come tanti suoi coetanei protagonista attivo di quella che fu la scena bolognese di fine anni novanta e degli anni zero, avendo quindi come punto di riferimento la scena rock, pop, punk e new-wave di quegli anni. Stefano, Gno e Tony, invece, rispettivamente chitarra, voce e batteria della band, sono appunto nati e cresciuti nella periferia milanese, fortemente influenzata anche dalla scena varesina. Diciamo che Bluvertigo, Afterhours e Baustelle (questi ultimi milanesi acquisiti) sono tra le band che più di altre hanno influenzato il panorama milanese negli ultimi vent’anni, noi compresi.

Siete “nati” un anno fa praticamente, ed ora siete già fuori con un disco di nove pezzi. È stato difficile riuscire a creare tutto questo in meno di dodici mesi?
L’album è stato scritto in cinque mesi e registrato in quattro. È stato assai impegnativo ma non difficile. A onor del vero, abbiamo già parecchi altri brani pronti, ma tutto ha un suo tempo.

Dopo la gran fatica che precede l’uscita ufficiale e la presentazione del primo videoclip, avete iniziato una bella serie di live: era la prima volta per tutti sul palco o avete dei “veterani” che sono finiti davanti al pubblico altre volte?
La prima data del tour, presso lo storico Circolone di Legnano (MI), è stata in assoluto la prima volta in cui noi quattro ci siamo esibiti, insieme, su di uno stesso palco. Galleria Margò a parte, però, Stefano, Tony e Marco sono musicisti di professione e lavorano nel campo della musica da oltre dieci anni, quindi i palchi calcati, individualmente, hanno perso il conto! Gno invece, il più giovane del gruppo, ha avuto prima della Galleria una ventina di esperienze live.

Rimanendo in tema, come sono andati i primi live? Voglio dire, cominciare qualcosa di nuovo con persone nuove può non essere facile, e nel mondo musicale la sfida col pubblico è sempre la più dura, spero stia procedendo bene!
Queste prime date ci hanno regalato emozioni davvero inaspettate. Il pubblico, al nord come al sud Italia, si è dimostrato assai caldo. Dalla nostra, comunque, proponiamo un live assai focoso e coinvolgente: il connubio, per ora, è stato più che positivo.

Avete un posto o un’occasione particolare in cui sognate di esibirvi? Qualche band particolare con la quale vorreste dividere il palco?
L’unica nostra prerogativa, per il momento, è continuare a farci conoscere, calcare più palchi possibili e lasciare un ricordo vigoroso ai presenti. Ognuno di noi ha il suo obiettivo e la sua meta personale, ma è giusto che questi vengano espressi solo una volta raggiunti.

Parlateci un po’ delle vostre influenze musicali, presentissime nell’album: i rimandi che si riescono a cogliere (a Battiato sopra ogni altra cosa) sono messi lì per elogiare o perché la loro influenza nella vostra vita è molto radicata?
Franco Battiato, stimato da tutti noi, è senza dubbio uno dei nostri ascolti, ma preferiremmo che le influenze le trovassero gli altri. Nostra personale ambizione è in realtà creare un linguaggio nuovo, dove testi fortemente ironici o profondamente introspettivi riescano ad affiancarsi a musica ed arrangiamenti ricercati ma al tempo stesso immediati.

Continuando sulla falsa riga della domanda precedente, riuscite a farci un riassunto delle vostre preferenze musicali più profonde?
Abbiamo gusti e preferenze assai diverse gli uni dagli altri. In ordine sparso vogliamo citare, oltre al già nominato Battiato: Verve, Kasabian, Bluvertigo, Beatles, Incubus, Gazzè, Korn, Blur, Beirut, Hendrix, Baustelle, Subsonica, MGMT.

Concludiamo con una domanda sull’Italia di oggi: siete cinici disillusi, che faticano a vedere uno spiraglio di luce in un futuro che appare sempre più buio, o sognatori incalliti, convinti che in fondo le cose si aggiusteranno e tutto andrà per il meglio?
Crediamo che avere le mani pulite e tenerle in tasca non serva a niente e a nessuno. L’Italia ha saputo uscire dalle peggiori crisi grazie a quell’indole genetica del sapersela cavare, ma serve comunque una presa di coscienza generale: bisogna scendere dal piedistallo dell’egoismo, del clientelismo e del perbenismo, rimboccarsi le maniche consapevoli però del fatto che anche la musica e l’arte in generale, in questo processo, debbano avere un loro ruolo primario, che non sia solo quello di diversivo spensierato, ma di educazione sociale.

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