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Ghost – Infestissumam

2013 - Loma Vista Recordings/Universal
heavy/metal/doom

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Tracklist

1. Infestissumam
2. Per Aspera ad Inferi
3. Secular Haze
4. Jigolo Har Megiddo
5. Ghuleh/Zombie Queen
6. Year Zero
7. Body and Blood
8. Idolatrine
9. Depth of Satan’s Eyes
10. Monstrance Clocks

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Creatura musicale scoperta dal sempre attendo Lee Dorrian, gli svedesi Ghost (altrimenti conosciuti come Ghost B.C. a causa una bega legale) sono uno dei gruppi più chiacchierati del momento.
Dotati di una immagine unica e fortemente blasfema, nonché attorniati da un’aura di mistero che da sempre aleggia attorno ai vari componenti (si parla addirittura di Mikael Akerfeldt degli Opeth) stanno riscuotendo un grande successo soprattuto nella patria Scandinavia.
Dopo lo stupefacente debutto “Opus Eponymous”, in cui heavy-metal, doom e progressive anni ’70 erano mescolati intelligentemente (e ironicamente) ad un atmosfera funebre e fortemente satanica, Papa Emeritus II e compagni fanno nuovamente centro con questo nuovo “Infestissumam”.

L’intro corale ci accompagna verso “Per Aspera Ad Inferi”, diretta ed orecchiabile con un bellissimo ritornello dal sapore marziale.
Si prosegue con il trascinante e inquietante il valzer di “Secular Haze”, scelto come primo video e seguito dalle atmosfere anni ’70 di “Jigolo Har Megiddo” tra i brani migliori insieme a “Year Zero” che ricorda invece un certo progressive sinfonico soprattuto nel refrain, epico e magistralmente arrangiato.
I quasi otto minuti di “Ghuleh / Har Megiddo” si snodano attraverso delicate partiture di piano e tastiere dal sapore quasi psichedelico fino a sfociare, nella seconda metà, in cui un rock and roll sorretto da tastiere gotiche e meravigliosi incastri corali come sempre curatissimi.
C’è anche spazio per pezzi più hard-rock come “Body And Blood”, che con le più strutturate e complesse “Idolatrine” e “Depths Of Satan Eyes” occupano il secondo lato.
La chiusura è affidata invece alla meravigliosa ed inquietante “Monstrance Clock” che nella seconda metà mescola alla perfezione il rock psichedelico di fine anni ’60 con atmosfere liturgiche dal sapore sacrale (e scacrilego).
Sicuramente il brano migliore mai composto dal gruppo.
Sono presenti, nell’edizione deluxe, anche due brani bonus tra cui la cover di “I’m A Marionette” degli Abba.
La scelta di questa canzone (in cui compare come guest addirittura Dave Grohl alla batteria) non deve stupire più di tanto in quanto lo storico gruppo svedese ha sempre avuto un’influenza enorme per buona parte della musica scandinava.

Aspettative quindi pienamente soddisfatte per questo lavoro dei Ghost, che si dimostrano abilissimi (e intelligenti) nel dare un volto quai pop ad un immagine estrema e scomoda. Che poi nemmeno loro si prendano sul serio è abbastanza palese, ma noi li amiamo anche per questo.
Successo meritato.

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