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FILARMONICA MUNICIPALE LACRISI – L’educazione artistica: i testi in anteprima

Uscirà il 30 settembre su Phonarchia Dischi “L’Educazione Artistica”, nuovo album della Filarmonica Municipale LaCrisi, band a metà tra Pisa e Livorno composta da 5 elementi (batteria, organo, trombone, chitarra, sax baritono) e pronta a guidarci in un viaggio intenso – tra Tenco, Jannacci, Dalla, Nick Cave – nelle avventure, spesso disastrose, delle cose di tutti i giorni.
Nell’attesa dell’uscita de “L’Educazione Artistica” vi presentiamo in anteprima i testi di tutti i brani: a presentarveli, come meglio non si potrebbe, le parole della stessa band.

“Le dieci canzoni de “L’Educazione Artistica” nascono tutte poco meno di un anno fa, nel giro di poche settimane. Nascono così, di getto, per rispondere ad un senso di costrizione dovuto ad una scrittura “vecchia” e per essere, da subito, scarne ed estremamente comunicative. La cosa più difficile per chi scrive (e pare assurdo) è, da sempre, scrivere qualcosa. Scrivere lasciando perdere stilemi, sovrastrutture o atteggiamenti e tornare ad una narrazione vera. Parlare alla gente in maniera sanguigna e popolare, partendo dal messaggio, piuttosto che da una forma più o meno suggestiva. Non è semplice. A fronte di un vissuto tanto complicato, quanto reale e di una quotidianità disastrata, tornare alla comunicazione essenziale era però, quantomeno doveroso. Volevamo scrivere di noi. Per gli altri. Perché si potessero immedesimare. Da qui, l’Educazione Artistica. La materia che alle scuole medie doveva servire proprio a questo. Dove nessuno doveva necessariamente essere o diventare artista, ma imparare le regole-base della comunicazione (visiva, musicale o verbale che fosse). Saper capire e comunicare. L’Educazione Artistica parla di questo. Innanzitutto di dieci storie vere, carnali e meschine, dove, bene o male, è facile identificarsi; poi, la cronaca della ricerca di un metodo più efficace di raccontare le proprie miserie quotidiane, in un’epoca che tra computer e social network divide la gente tra grandi analfabeti e “grandi artisti” del Mi Piace. Buona educazione.”

SONO IO L’EDUCATORE
(Del Seppia)
——————————————–

Bruno ora la puoi smettere
di tirarmi i calci in faccia,
tanto la mamma è appena uscita
e non tornerà prima di cena.
La puoi smettere di fingere
possiamo tornare normali
ora che nessuno vede,
tu sai quanto siamo uguali.

Non ci serve un educatore,
non ci serve neanche l’autismo.
Che educati siamo già troppo
e troppi, in fondo, non ci capiscono
Che cosa c’è di strano a stare zitti delle ore?
quando il mondo è chiuso in testa
il mondo mio, quello migliore.

Possiamo fare un puzzle,
Guardare i Pokémon ancora un po’…
ma non tirarmi i calci in faccia
ho un mondo nella testa anch’io.

Quindi, fammi un po’ di spazio
che mi rincantuccio anch’io
sulla spalla di un divano
ad osservare la mia mano.
Come se dentro ci fosse
il mondo intero o forse niente
e quando hai dubbi sulla tua mano
cosa ti frega della gente?

Che ascoltarla è una fatica,
interpretarla una tortura.
Bruno più che me lo insegni,
Bruno più che fa paura e
tra due ore mamma torna
e chiede cosa abbiamo fatto.
Ho solo due ore per chiederti
di disegnarmi un tetto…

Che in due righe è già finito
e poi lo appoggi dove vuoi,
ci fai due o tre graffi dentro
e dici: “ Mamma, questi siamo noi”.
Così, lei è contenta matta
ma tu sei matto contento…
“Oggi, signora, è stato buono”
Vi saluto ed esco lento
E mi metto sotto un tetto,
mi guardo questa mano
e mi spoglio accovacciato
sulla spalla del divano…

che noi Bruno siamo diversi.
La gente piange chi fa più pena
e se fossi veramente Bruno
almeno Mamma tornerebbe a cena.

Possiamo fare un puzzle,
Guardare i Pokémon ancora un po’…
ma non tirarmi i calci in faccia
ho un mondo nella testa anch’io.

TUTTI A TERRA
(Del Seppia)
——————————————–

Amore quanto mi pesa non averti sul collo
e svegliarmi senza, poi, doverti lasciare
otto ore o più, come da contratto
ma almeno non rischio il posto, amore.

Quanto mi costa la pasta che mastichi
questo vestito che porti,
troppi elettrodomestici, quattro gatti e due pargoli
cinque cani e sei merli?
E, in fondo, costa più tutto questo
o, come noi, non averli?

Assumetemi adesso, assumetemi in blocco
mentre imbocco il cancello, la guardiola
eludo ogni controllo, per gridare:
“ Ho una laurea, tu dammi un lavoro
o ti dono il ricordo di un dito, un grilletto e
un cervello anche buono, una testa da alloro
un cranio così pieno che ora esplode su un vetro. Tutti a Terra!”

Se ora fossi qui, cosa ti direi?
Magari quanto io voglia il tuo bene
e riempiremmo ancora pance e bocche d’amore
almeno finché passerebbe la fame

Che poi, alla fine, non è colpa loro, donatori di lavoro
se il mese non pare mai finire per noi
che spulciamo in gloria
il culo di una graduatoria
truccata già più che una troia.

Se niente niente, questa notte non passasse
sarebbe lunga, ma non certo più di altre
che almeno ho il niente ed il silenzio per cullarmi
dimenticare che non ci sei neanche tu a consolarmi.

Assumetemi adesso, assumetemi in blocco. Tutti a Terra.

GLORIA GUIDA
(Del Seppia)
——————————————–

Mamma, ti ricordi?
La mattina ci accompagnavano a scuola
e Tu non guidavi ancora, certo non guidavo io.
Un bacio, la merenda nella tasca dell’Invicta
poi tu sola tra le bestie, io tra altre bestie a squarciagola.

Cosa vi ricorda una supplenza, un cambio d’ora?
Perdere tempo a vergognarsi di una mamma dentro la tua scuola.
E ora invidiare chi ha seguito ogni lezione
tu seguivi ogni sezione, fatto eccetto per la mia.

E mi viene da rimpiangere il tuo tempo, lo rivoglio!
Cosa c’è nella Storia dell’Arte che non si
possa insegnare a un figlio?

Sai che non c’era bisogno
di andarsene via così
tanto oggigiorno, bene o male
Sarei diventato un uomo, uguale.

E insomma, il tempo passa e sgassa su una ruota sola
sfreccia su una vita intera e su una vecchia Rover del 2000
Mamma ti ricordi? Già, ma tu non guidavi ancora…
Babbo che in una volta sola spese una liquidazione intera.
E ora che ti cerco e non ti vedo, perché sono cieco
quella macchina la guido e non ti dico quanto costa un pieno

E liquidi da perdere non ne ho mai avuti meno
Asciutti tasche e serbatoio, s’ asciugassero anche gli occhi almeno..

Sai che non c’era bisogno
di andarsene via così
tanto oggigiorno, bene o male
Sarei diventato un uomo, uguale.
Sai che non c’era bisogno
di andarsene via così
E, un giorno di questi, che tanto è uguale
Inforco la Rover e ti vengo a cercare.

Mamma dove siete oggi e poi dove sarete?
Nelle lacrime che perdo o dentro le unghie su qualche parete.
Nei visi dei bimbi che ameremo e non vedrete
e, uguale, gli daremo baci, auto, merende, zaini e spese.
Se ti chiamo e non ti sento è solo perché parli piano
forse parli anche cinese e io sono sordo già da un mese.

Ma ora di te si canta tanto…
se non sei viva, io che sono?
Se non ti vedo, se non ti parlo
Non vuol dire che tu ci sia meno!

Sai che non c’era bisogno
di andarsene via così
tanto oggigiorno, bene o male
Sarei diventato un uomo, uguale.
Sai che non c’era bisogno
di andarsene via così
Un giorno, un mese, un anno…è uguale!
Il tempo corre, tu stammi ad aspettare.

Mamma ti ricordi, la mattina
ci accompagnavano a scuola
e tu non guidavi ancora
ora ci guidi tutti tu.

SEGUGI SOTTO
(Del Seppia)
——————————————–

Ce ne siamo usciti al mondo
con il naso su’ all”incielo” e
poi, per togliervi di torno
ho visto bene di godermi in pieno giorno
un ultima boccata d’Arno…

Sembrerebbe imporsi un cambio
di direzione o di governo.
Quanto credi si possa andare
ancora, dritti davanti a se’
dentro a un recinto?
Segugi Sotto.

Arriva un uomo anche simpatico
averci voglia di parlare!
Lo sento, avrebbe la sua da dire
ma come fa a controbattere
senza un palmare?
o un computer con cui twittare, chattare!

E avete voglia di farvi di lampade
Il futuro è già scuro da star’ male!
Stando ai dati e toccandosi forte
i tumori ci stroncheranno prima della pensione
E di ogni previsione, di ogni prevenzione!
Segugi Sotto.

Vieni a vedere davvero quaggiù le cose come stanno.

Ringhieremo davvero.
Leccheremo le dita
a una televisione che
ci addestra, ci nutre
che è sempre tu amica.

Moriremo sul serio
annusandoci un pelo di fica
alla televisione, tra mogli recluse
a stirarci la vita.

Se siamo stati accondiscendenti
è solo in quanto siamo cani!
E quello che ci riesce meglio
è di inseguire legni e bastoni.

Hai mai notato che
se hai abituato il tuo cane
a inseguire un legno o un bastone
la volta che fai solo finta,
non lanci niente, lui parte uguale?
Segugi Sotto.

CANNIBALI
(Del Seppia)
——————————————–

Come sei bella e come sono bello io!
Ora che il mondo me lo vivo
anche un po’ più a fondo.

Il cinismo l’ho lasciato in università
capisco ne abusi
chi non sia passato mai di qua.

E come sei bella
e com’è brutto stare fermi!
Un altro giorno senza forma,
un altro po’ di te, in mezzo ai denti.

Che Cannibali si nasce
non c’è neanche un ragione.
Laureati si diventa,
integrati nella cassa, poi si muore.

Lavora
Anche Tu.

Così almeno io ti mangio
e conosco il tuo sapore
di un orecchio, di un polpaccio
e domani poi, ti assaggio il cuore.

Che sai bene che non serve
tu hai l’amore nel cervello
anzi, tienine di conto che domani l’altro
mangio anche quello

Scusami per la mia fame
scusami anche la passione.
Questi vuoti nella testa
si riempono soltanto col tuo nome

E, a ogni morso lo ripeto
me lo stampo nella pancia
fino a che ci consumiamo, non ci consuma l’ansia
che urla, urla, urla

Lavora
Anche tu.

UNA VIOLENZA INAUDITA
(Del Seppia)
——————————————–

Pierfrancesco
quanti anni hai?
Ciao, a casa mia si saluta.
prima ci si presenta, sai.

Poi, per il resto, gli anni ed il tempo
io non li ho capiti mai.
Son troppo giovane per esser’ vecchio quanto vorrei
ma non sono neanche nel mezzo.

E, a volte, ci penso
o la vita è cattiva,
oppure, invece, è tutta una pacchia
una settimana di gioia, ma non consecutiva.

E, più ci penso, più il dubbio si allunga
giunto alla soglia dei trenta…
Si muore dopo una vita più o meno lunga
o, soli, si vive di morte lenta?

Sono trent’anni che muoio?
Sono trent’anni che vivo?
Del resto, si dice “Ho vissuto trent’anni”
solo perché Morire non è transitivo.

O’Mamma mia! O’Mamma mia!
Pensieri di merda…
Pensieri di merda per gente pulita.

O’Mamma mia! O’Mamma mia!
Sono canzoni d’autore…
Canzoni d’autore per gente squisita.

Pierfrancesco
da dove vieni?
Bocca da stupido, lingua da sterco
son sacchi di merda, quello che chiedi.

Perché credi lo spazio sia meglio definito?
Cercate un senso, ma, in fondo, si viene da un cazzo
per finire in bocca ad un verme, che schifo!

L’ ultima, poi, me la chiedo da solo
tu nella vita che fai?
Scusate se insisto, nella vita non faccio!
Ma nutro i vermi, col cazzo che sai.

O’Mamma mia! O’Mamma mia!
Pensieri di merda…
Pensieri di merda per gente pulita.

O’Mamma mia! O’Mamma mia!
Sono canzoni d’ autore…
Canzoni d’ autore per gente squisita.

Stringerei tutte quelle mani
tutte quelle mani…
con violenza inaudita.

TI SEI FATTA MALE
(Del Seppia)
——————————————–

Il nostro letto ha due occhi troppo grandi
che vedono solo noi, nel mezzo a tutti quanti.
Ma soffre d’astigmatismo forte,
così ci vede insieme anche quando siamo distanti.

Il nostro letto ha le braccia molto corte
e ci vuole tanto bene, ma non sa come tenerci.
Poveretto, con le braccina corte!
Forse, è per suo rispetto, che ci abbracciamo sempre.

La lavatrice ci mette del suo impegno
a lavare ogni tuo capo, prima che il calcare la corroda,
Ma non centrifuga, non scarica,
il bucato sa di piattola ‘si affoga, quindi è meglio se stai nuda.

Questo calcare ci da’ più di una questione a cui pensare
anche alla doccia, ne ha già azzannato il cuore.
Ed è solo per questo che ci stiamo strofinando corpo a corpo
Ci laviamo del sudore.

Quand’è che sei caduta?
Io ti tenevo sempre uguale.
Nel letto, sulla lavatrice o nella doccia
Non ti sei fatta male.

Poi, un giorno, sei caduta e ti ho ripresa
sai, io ti riprendo sempre con la nostra cinepresa.
Son pazzo! Sono pazzo da internare,
ma su Internet ci osserva già un milione di persone.

Il computer di emozioni non ne finge
lui di liquidi ha i cristalli e certo, quelli non li piange
Mentre lo rompi e scappi via da me piangendo a gambe in spalla
e io che quella sera…
volevo solo dire a tutti:
“Amore Mio, quanto sei bella!”

Quand’è che sei scappata?
Io ti tenevo sempre uguale.
Di te resta l’amore mio
in un video amatoriale.

Quand’è che sei caduta?
Io ti tenevo sempre uguale.
Nel letto, sulla lavatrice o nella doccia
Non ti sei fatta male.

IL MALE
(Del Seppia)
——————————————–

Siamo nati insieme, noi
in due siamo alti il doppio
e abbiamo la vaga impressione
che, prima o poi, tutto cambierà

Sappiamo ridere e ridere di gusto
ridere di queste piaghe ci rende
di fatto, una civiltà.

Ma di cosa cazzo rido
se neanche ti ho mai visto?
Magari, digrigni i denti
tiri a campare o incidi un disco…

E abbiamo ancora fede
abbiamo ancora Cristo
tenendo fissa una croce
chiediamo a gran voce un posto fisso.

Gli amici tanto cari
che mantenerli è un lusso.
Pensaci tu, che, io ho già una sposa
da mantenere lussuriosa.

E poi che vuoi mantenga?
sai bene quanto è duro.
Per ogni farfalla dentro al tuo stomaco
tanti i bruchi nel mio culo.

E adesso riderai e riderai di gusto,
poi penserai alla tua di sposa
insieme all’idraulico chiuso in casa…
Fa meno ridere?

Fai come me, se il male comune
rimane ormai la sola cosa che ci consola
Dai un taglio alla tua gola! Un colpo di pistola!
Un ago dritto in vena pieno d’aria pura.

Siamo andati a male noi
e abbiamo perso il gusto.
Io passo i giorni a parlarti
di quello che amo e che preferisco

Ma ogni notte ti sogno
e proprio non capisco:
Sto davanti a uno specchio
ti bacio la bocca e un po’ arrossisco.

Cristo! Che disgusto!
Aver’ baciato un uomo
Miravo alla tua guancia
poi che è successo? Dio, perdono!

Ma ora capisco…
che stupido che sono!
Non sei un altro sei il mio riflesso…

Ah… Meno male!
Non sono frocio, sono solo.
Sono soltanto un uomo solo.

Fai come me, se il male comune
rimane ormai la sola cosa che ci consola
Dai un taglio alla tua gola! Un colpo di pistola!
Un ago dritto in vena pieno d’aria pura.

IL PUTTANIERE
(Riccardo Stefani)
——————————————–

Come mai la mia donna ogni giorno
si sforza di essere un uomo?
Un uomo che indossa calze di nylon
e gonne di raso.

Va dicendo in giro che nel letto
sono un grande incapace.
Ridono tutte,
compreso le sue care amiche.
Io sono un uomo ferito.
Un po’ insicuro, un po’ indeciso.

Mi dispiace, mia cara ti lascio
ma adesso ho fin’ troppo da fare.
Devo pagare una donna
per ritrovare il piacere.

Dentro, la’
troverò femminilità
educazione, grazia
sincerità.

Io sono un uomo rinato.
Anche, se l’amore l’ho pagato.

Vedo lei che urla, sbraita
minaccia nervosa.
Dice non devi varcare mai più
la mia soglia di casa.

Tu sei solo un misero paroliere
che ama le donne
che fanno bene il loro mestiere.

Si è vero sono un puttaniere
ma ho fatto solo il mio dovere
con te ho cercato il piacere
mentre con te…

mentre con te lasciamo stare

I MIGLIORI
(Del Seppia)
——————————————–

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Se ci fosse tuo padre, ti vedesse tuo padre.
Tu che tieni il nome suo, tienilo meglio.
E io che, inoltre, mi tengo i ricordi di figlio
mi rincuoro, l’alcoolismo, in fondo non è uno sbaglio.

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Qua’ un po’ tutti sono meglio, meglio quando se ne vanno.
Ti ho trovata che ridevi di chi scappa e avevi un sogno.
Così che l’ho coltivato e quindi, abbiamo riso tanto
e ho pensato solo: “ Se un giorno mi scappa, vado in bagno”.

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Ridi di quella trentenne che scopre d’amare l’India
un po’ per solidarietà a Madre Teresa
E si sputtana sei stipendi o più sull’unghia
alla ricerca di se’ stessa, o di se’ stesa.

Ridi dell’imprenditore che è fuggito in grande stile
coi suoi utili, lasciando soci e figli per la strada.
Per un cuore di moldava che lo scioglie, sulle prime
e, preso tutto, lo rimanda come una raccomandata.

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Poi un giorno, ti guardi indietro e mi ritrovi li al tuo fianco
trovi me se guardi avanti, insomma trovi me soltanto.
Lo sapevi. Hai chiesto tutto. Sapevi, avrei dato tanto.
E un giorno che, guardando intorno, hai visto solo me
un bel giorno che, guardando intorno, solo me… hai pianto.

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Tu non vedi altra risposta, tu puoi solo andare a Londra
che ha un respiro più mondano e qui il lavoro non è cosa.
Rivedere questo amore, senza il peso di un giudizio.
“Se mi ami lasci tutto, solo per il mio capriccio
segui me che rischio un cazzo, tanto babbo resta a casa…
tanto babbo resta a casa.”

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

Dice si rifarà una vita, neanche usasse il botulino.
Io gliel’auguro di cuore, senza un Cristo di progetto.
Londra non concede sconti, ne’ Stoccolma, ne’ Berlino…
Chi ha paura dei rifiuti, può goder’ dei soli scarti
e prima di rifarsi una vita, si vede bene di non esser’ morti.

Sono sempre migliori,
quelli che se ne vanno.
Sempre migliori di me.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=CtWNg8O5rNQ[/youtube]

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