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Der Noir – Numeri e Figure

2013 - Rbl Music Italia/goodfellas
synth/new-wave

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Tracklist

1.Carry On
2.Numeri e Figure
3.Zero
4.L'Inganno
5.Sunrise
6.Kali Yuga
7.Metamorfosi
8.She's The Arcane
9.The Forms

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Come diceva il saggio ipertricotico, “Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”. Metafore e luoghi comuni a parte, quando ci s’imbatte in un esordio pregevole qual è stato “A dead summer” obiettivamente non può che essere così, con una complessità poi accentuata dalla gestazione piuttosto breve visto che questo secondo lavoro della formazione romana arriva ad un annetto scarso dal debutto.

Diciamo subito che lo scheletro di questa nuova uscita resta sostanzialmente invariato, ossia n. 9 tracce cantate in italiano ed in inglese, con prevalenza di quest’ultimo idioma, un pezzo strumentale piazzato a metà del guado e quell’attitudine a suonare eighty grazie ad una peculiare miscela a base di dark e new wave alleggerita da una decisa spruzzata di sinth pop, cocktail sonoro mai sopra le righe ed anzi connotato da una vocazione minimal e ristretta davvero interessante.
Le novità però non mancano, con una produzione nettamente più curata e precisa, una chitarra che fa un deciso passo indietro e riferimenti che mollano un po’ la penombra per perseguire una via maggiormente illuminata e melodica. Questa variazione appare tuttavia un po’ troppo decisa oltre che meditata a tavolino, con le tracce che perdono in spigolosità e contrasto e finiscono così con l’apparire oltremodo pulite e lineari. Se cioè in “A dead summer” si sentivano echi dei primissimi Litfiba ora pare addirittura di udire i La Crus in “L’inganno” e gli Afa feat. Lele Battista in “Metamorfosi”.
Tutto lecito ed assolutamente gradevole, sia ben chiaro. Resta però il fatto che i momenti migliori sono quelli nei quali il terzetto romano torna ad abbassare l’intensità delle luci come nel caso di “Kali Yuga”, bomba a base di wave stonata, distorta e fradicia di psich, non a caso pezzo molto in linea con “Cloud of ‘86” e “Stranger’s eye”, autentici gioiellini presenti nel primo album.

Ergo, se questo pur piacevole secondo lavoro dei Der Noir è da considerare un passaggio, un episodio a sé stante, ci sta e mi va pure benone. Se invece rappresenta la prima tappa di un vero e proprio processo evolutivo, un po’ meno.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5xXojy-u_e4[/youtube]

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