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BET Hip Hop Awards 2013: Emis non Killa più.

Nella soap opera della musica italiana siamo stati abituati a vederne di cotte e di crude. Figuroni e figuracce dentro e oltre i confini dello stivale.

Come è risaputo la stima degli sboroni d’oltreoceano nei confronti del tricolore non tocca livelli altissimi, un equilibrio precario che oscilla tra uno “spaghetti mandolino” e la compensazione (pacata e saltuaria) dell’oggettiva bellezza del nostro Paese.

A sfidare la precarietà di questo delicato equilibrio troviamo, stavolta, quella che viene considerata dalle lungimiranti, magnifiche ed illustrissime major nostrane una “promessa” della musica italiana. E meno male.

Mentre il groopies-addicted Al Bano si cimenta in un ritorno di fiamma in quel di Mosca, il giovine VEVOrapper si è fatto sfuggire dalle mani l’ultracitata “occasione della vita”, presenziando in maniera poco dignitosa in uno dei templi dell’hip-hop internazionale: i “BET Hip-Hop Awards 2013” svoltisi a Los Angeles lo scorso 15 Ottobre, guadagnandosi gli sfottò del commentatore Ed Lover che, da buon americano, non perde l’occasione di consigliare all’italiano la consultazione di un piatto di “lasagna spaghetti” invece di inquinare con testi trash, flow macchinosi e rime forzate quel luogo sacro della musica nera. “That shit maybe flows in Italy boy, but here… C’MON SON!”. A voi l’onore della traduzione.

Per l’occasione il Killa (le cui “Parole di Ghiaccio” sembrano aver ibernato la facoltà oratoria, impastandone irrimediabilmente il balbettante flow) presenziava con 30 secondi di esibizione, su una base del leggendario Dj Premier, alternandosi ad altre giovani promesse del rap internazionale. Triste ammettere che gli altri quattro artisti staccassero in lunghezza il rampollo di casa “Carosello”, dimostrazione di quanto un disco di platino italiano valga in valuta estera. Poco o niente.

Certo, la magra figura si amplifica esponenzialmente se a chiudere le barre dopo il nostro beniamino sia uno schiacciasassi come il poco presentabile Jonathan McCollum, meglio conosciuto con lo pseudonimo di “bellicapelli” Rittz. Un vero e proprio “murder” come direbbero i puristi americani.

Non siamo qua a sentenziare su chi fosse più o meno adatto a rappresentare il paese nel contesto hip-hop statunitense, tuttavia la scelta del pezzo da eseguire poteva essere più curata. L’esecuzione pure.

 “Cornuto e mazziato” direbbe il grande Eduardo.

E.K. torna nel Belpaese con una ‘cinquina morale’ stampata sulla guancia. Speriamo che il duro colpo sproni il rapper a rispondere concretamente. Magari, stavolta, tralasciando lo “swag”, il “red carpet” e le “corone gold edition”; cose che, evidentemente, non gli si addicono ancora. Perlomeno, in un paese dove il termine hip-hop trasuda cultura e non solo contanti.

Cheers.

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