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Lee Ranaldo And The Dust – Last Night On Earth

2013 - Matador
rock/psych

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Tracklist

1. Lecce Leaving
2. Key / Hole
3. Home Chds
4. The Rising Tide
5. The Last Night On Earth
6. By The Window
7. Late Descent # 2
8. Ambulancer
9. Blackt Out
10. Late Descent # 2 (Dusted)

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Volevi fare un disco di canzoni, Lee? E l’hai fatto. Ma lo sapevi che volevi fare un disco di canzoni belle da far piangere? Perché a volte quando le cose sono così belle si piange. Dai, lo sapete anche voi. E lo sa anche Lee Ranaldo.

Non è un caso se due album su due after Sonic Youth sono così belli e toccanti. Lui lo sa che sta facendo davvero bene le cose, anche se magari gli capita di fare il modesto perché probabilmente lo è pure, non lo so, non lo conosco, ma vorrei. Furbetto, lo vedo col sorriso sornione mentre s’immagina tutti noi coi lacrimoni mentre ascoltiamo “Last Night On Earth”. Il titolo giusto sull’album giusto, grazie per averlo scelto, Lee. Mi hai risolto il problema di dire che è un disco crepuscolare. Anche se l’ho appena fatto, non ce n’era bisogno. Giusto per ribadirlo. Poi quando fai il “disco di canzoni” ti capita pure di farle che durino poco, e invece no, Lee le ha fatte con una durata che va dai sette agli undici minuti, tranne un paio che ne duran meno. O magari le fai con le melodie puttanelle un po’ vuotine. E invece no, Lee le ha riempite di melodie pazzesche che ti fanno cambiare un sacco di espressioni. Prendete proprio “Last Night On Earth”, in cui ci viene detto che la vita è breve ed è difficile sopravvivere mentre le chitarre acustiche ti accarezzano le orecchie, un po’ ti butti giù, poi sale l’elettricità tra le corde e il ritmo sfonda il broncio, e il ritornello ti fa muovere come non ci fosse un domani, a maggior ragione dato che è l’ultima notte sulla Terra. E il movimento da americana a noise adagiato su di essa di “Lecce, Leaving” col piglio dei R.E.M. da troppo tempo perduti. O i flussi droneggianti che sparano “Key/Hole” dritta nel cuore coi suoi arpeggi chiaroscuri con i ricordi che prendono corpo nella voce. Ti viene da chiederti che diavolo stia accadendo in “Late Descent 2”, storta com’è, con l’harpsichord che si abbraccia alle chitarre, e con questi The Dust (non li avevo ancora citati Steve Shelley, Alan Licht e Tim Lu?ntzel? Che sbadato) che lo accompagnano in piena enfasi sixties sbronza che continua e diventa enfasi lisergica su “Blackt Out”, Hendrix meets The Byrds fucked up with Wilco (O’Rourke era).

E siete serviti. E grazie, Lee, per non aver fatto ancora cazzate.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=TPBFyjmLGk8[/youtube]

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