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M!R!M – Heaven

2013 - Fabrika Records
Post-Punk / Shoegaze / Dark Wave

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Tracklist

1. Jubilee
2. Seeking love
3. Dead inside
4. Never trust
5. Liebe machen
6. Sodoma
7. Homesick
8. Lizards (Feat. Natalie Bruno)
9. Acid dreams
10. Embraced forever
11. Ghost track

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Si ritengano fortunate le 500 persone che riusciranno ad accaparrarsi il vinile di questo piccolo ed interessantissimo progetto. Il progetto M!R!M con Heaven si qualifica in pieno nel girone di ferro della new wave, lo fa con tutte le caratteristiche del talento pronto a sbocciare, non lavora per la squadra ma è decisivo dal primo all’ultimo minuto. Il trascinatore che non si limita a difendere il risultato ma che, con grande aggressività, tenta il tutto per tutto per portare a casa il bottino pieno, riuscendoci in grande scioltezza.

Che questo Heaven non sia propriamente un “tiepido rifugio” lo si intuisce dalla temperatura, da quelle violentissime sferzate che ti buttano in faccia milioni di piccoli cristalli congelati che rompono i capillari, recidono i tessuti e infuocano l’epidermide. Sono questi i tipici effetti che producono i caratteri sonori dell’ouverture Jubilee, con il suo splendido precipizio verticale inventato da una sezione ritmica “cameratesca”, e della successiva Seeking love, un continuo e ridondante lavorio ritmico che si stende sui tappeti assai pronunciati, quasi thriller, dei synth. Da qui in poi diventa assai più complicato definire i suoni, dare un’identità a questo Heaven, ma la certezza di qualcosa di “concreto” si vede dallo sviluppo del progetto, partorito interamente dalla mente di Iacopo Bertelli, italiano emigrato in Inghilterra per nutrirsi, cibarsi, di tutte le influenze possibili, un sommario di suoni in continuo divenire, un’infinita batteria di razzi a miccia accesa che sfondano vetrate e crepano muri, sollevano terriccio e smembrano poveri innocenti. Post-punk e profonde digressioni dark accompagnate da quel brusio in sottofondo, un urlo! Se lanciato da un baratro infinito. Non una richiesta di aiuto, ma un’indicazione precisa del luogo dal quale nascono le scure contorsioni di Liebe machen e di Dead inside, brano che ancor più si nutre dell’intelaiatura sintetica violenta, poderosa che scalza la voce, con prepotenza, dal primo all’ultimo secondo. Sembra di essere di fronte alla versione malvagia dei Clock DVA, piena, colma delle trame sintetiche, e rarefatta dalle liriche, che trasformano la sequenza del disco in una sorta di racconto in musica che, gioco forza, non potrebbe essere costruito diversamente, non potrebbe fare a meno di quei lunghi mugolii nell’impostazione vocale, una sorta di meccanismo preciso che si replica in sequenze ritmiche diverse, a volte più modulate e non lineari, a volte sincronizzate ed immutabili, come nel caso di Embraced forever, o nella precedente Acid dreams. Raccontato in questo modo sembra di trovarsi di fronte ad un compatto perimetro sonoro ed è invece proprio nei punti più lontani della sottile linea luminosa che si nascondo gli angoli, gli spigoli, quei rimaneggiamenti “eighties” in brani come Sodoma o in piece come Lizards, nella quale compare il liquido richiamo di Natalie Bruno (azzeccatissimo feat).

Heaven ed il progetto M!R!M spiegano in pieno l’assoluta necessità della musica di abbracciare corpi meno noti e distanti, giustifica il morso affondato ben oltre la pelle degli stessi, fino alla carne e al succo, al nutrimento, quasi una “conoscenza” indispensabile per poter portare avanti il processo di sopravvivenza e trasmettere tutto ciò a chi come noi è assetato, o affamato, finché morte non li consumi.

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