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††† (Crosses) – †††

2014 - Sumerian Records
elettronica/rock/alternative

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Tracklist

1. This is a trick
2. Telepathy
3. Bitches brew
4. Thholyghst
5. Trophy
6. The epilogue
7. Bermuda locket
8. Frontiers
9. Nineteen ninety four
10. Option
11. Nineteen eighty seven
12. Blk stallion
13. Cross
14. Prurient
15. Death bell

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Che Chino Moreno sia in stato di grazia da un pezzo lo si era capito. Gli ultimi due dischi dei Deftones fanno il culo a strisce e il disco di debutto dei Palms è da orgasmi multipli mentre ci si brasa al sole della California. E poi ci sono i †††. Se avete problemi con la simbologia si legge Crosses ed ogni croce è assegnata rispettivamente al signor Moreno, a Shaun Lopez (chitarrista dei non troppo famosi post-hardcorer Far) e da Chuck Doom (cognome vero, spero).

Per chi si fosse perso questa nuova creaturina, i Crosses sparano fuori due EP tra il 2011 e il 2012. E proprio questi due lavori confluiscono ora nel full lenght che tengo tra le mani, con in aggiunta cinque brani nuovi nuovi. Ciò che ne scaturisce è qualcosa di una bellezza così luminescente da cancellare tutto ciò che c’è attorno al primo ascolto, è pop come va scritto e suonato in questi anni di degrado musicale. Le influenze eighties che da anni il cantante dei Deftones porta alla luce nella sua creatura maggiore, e prepotentemente anche nei Palms, qui prendono forma e sostanza assolute. Che siano i Duran Duran, i Depeche Mode o ancora i Cocteau Twins poco importa. C’è solo bellezza. Lo scrigno si apre e parte la schiodante e cruda “This Is A Trick”, dal basso degradantemente mastodontico di Duff McKagan (dai che lo sapete chi è…) che spezza il fiato su un beat pressante, in cui Chino si lancia in sporadiche uscite di violenza controllata, mentre il viaggio prosegue la vena leboniana del trio prende il sopravvento nel synth-pop astrale di “Telepathy”, sfregiata da bassi sintetici e intrappolata in un telaio melodico tanto pregiato quanto incredibile. L’oscurità trip-hop di “Bitches Brew” invece piega lo stomaco in più parti, con una prepotenza sommessa di chitarra su un ritornello pronto a toccare il cielo e dal finale disperato all’eccesso ma che si spegne così com’è arrivato, mentre slanci di acustica bellezza carezzano l’epico torpore di “Trophy” fino a riversarsi nel pop urticante di “The Epilogue”, senza esagerazioni il singolo perfetto, che vomita ascendenze di synth a cielo aperto mentre Chino ci dona uno dei suoi migliori incastri vocali mai scritti e racconta della fine, del vuoto e di un desiderio irrealizzabile, una bellezza seconda solo all’immensa “Prurient”, è lucente violenza battezzata da un assolo perfetto incastonato tra refrains che sembrano sale sulle ferite mentre di una sensualità ferina vive “Bermuda Locket” in cui fa capolino il segno indelebile di Martin Gore e soci, invece lo sfregio “hip-pop” (non ho sbagliato) di “Blk Stallion” porta con sé un colore indefinito e splendido, malinconico e vorace.

Ci credereste che tale perla la fa uscire la prog-metallizante Sumerian Records (che ci ha regalato l’ultimo The Dillinger Escape Plan e pure quello degli Animal As Leaders)? Ci credereste che potrebbe essere il disco pop migliore dell’anno già ora? No? In tal caso vi converrebbe ricredervi.
Ognuno ha le sue croci, io ho queste e le porto volentieri nelle mie orecchie.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=QBN-1Q0_Fiw[/youtube]

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