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Il metal è roba da benestanti

heavy-metal-bands

Sembra proprio questo il titolo adatto per definire in poche parole la ricerca condotta al Martin Prosperity Institute dalla ricercatrice svedese Charlotta Mellander (condotta anche grazie all’ausilio dell’immenso database di www.metal-archives.com). Nelle zone del globo in cui il reddito pro-capite sale vi è una maggiore disponibilità di band metal per abitante ed è facile immaginare che questo possa dipendere dal fatto che comunque il consumo di musica sia direttamente proporzionale al benessere dell’individuo ma, in ragione dei dati forniti dalla ricerca, è legittimo pensare che la cosa non è poi così scontata. In zone come la Scandinavia la presenza di band metal ogni 100.000 abitanti si muove tra 39.91 e 53.2 e a fare la parte del leone sono i paesi con una densità abitativa molto bassa e con economie relativamente “povere” (Finlandia, Islanda) che primeggiano sulla Svezia (che, tuttavia, prende una forbice più ampia in base alla colorazione, tra 28.63 e 53.2) e sulla Norvegia che si assesta tra 19.34 e 28.63. Lo studio a questo punto si concentra su quelli che possono essere i motivi di tale prevalenza sul resto del mondo e, in prima posizione, rispetto a motivazioni che possono andare dal benessere economico pro-capite fino alla particolare inclinazione a preferire tematiche cosiddette “tetre” o legate a fenomeni di depressione o instabilità psicologica compare il grande sforzo che l’apparato pubblico compie per garantire un’educazione musicale di primo livello nelle scuole. Un’eccellenza che coinvolge gli studenti dai 7 fino ai 16 anni che possono accedere a corsi di educazione musicale trattati al pari della matematica o delle lingue con grande disponibilità di laboratori attrezzati (chitarre, strumenti a percussione, strumenti a fiato e tastiere) che possono garantire strumenti a classi di 20-25 alunni (dati 2011). Il resto del mondo insegue a distanza e, tra le nazioni più in evidenza, compaiono i casi di Grecia e Portogallo che si muovono tra 11.96 e 19.34 mentre negli altri continenti si evidenza il dato non pervenuto dell’Africa equatoriale, per evidenti limiti legati all’accessibilità, ai livelli dei consumi e alla disponibilità dei corsi di insegnamento e quello marginale del Nord Africa che si muove  in bilico tra 0 e 0.61. L’Italia si posiziona su livelli medi che si evidenziano in tutto il Centro-Europa, con la forbice piuttosto ampia di 6.44-19.34 (così come per Germania e Austria). La ricerca si conclude spiegando che, a dispetto di quello che si può pensare, il metal non riscuote un grande successo tra i gruppi sociali più svantaggiati che evidenziano un consumo piuttosto marginale, anche in ragione delle minori possibilità di accesso al consumo, e che i più alti livelli di consumo si evidenziano tra gruppi sociali con un tenore di vita relativamente alto che non solo consente un maggior accesso al consumo ma che garantisce anche un più ampio ventaglio nella scelta riguardo nuove sonorità e generi.

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