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Ida, di Pawel Pawlikowski


Scheda

Anno: 2013
Titolo originale: Siostra milosierdzia
Nazione: Polonia / Danimarca
Durata: 80 min
Genere: Drammatico
Regia: Pawel Pawlikowski
Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Rebecca Lenkiewicz
Musiche: Kristian Eidnes Andersen
Fotografia: Lukasz Zal
Montaggio: Jaroslaw Kaminski
Scenografia: Marcel Slawinski, Katarzyna Sobanska-Strzalkowska
Cast: Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski, Jerzy Trela, Halina Skoczynska
Data uscita in Italia: 13 marzo 2014

Polonia, anni ’60. Ida, orfana polacca, è pronta. Non molto e diventerà suora nel convento dove ha trascorso l’infanzia. Ma, prima che compia una scelta cosí radicale e importante per la sua vita, la superiora vuole che Ida trascorra del tempo insieme alla sua unica parente viva, la sorella di sua madre. Di caratteri diametralmente opposti, nipote e zia compiranno un viaggio alla ricerca della tomba dei genitori di Ida, un viaggio che diverrà autentica catarsi per entrambe – sebbene con esiti diversi –, e, chi sa?, forse la salda certezza di Ida, prendere i voti, verrà incrinata.

Il contesto storico del film è, a grandi linee, «Polonia semper fidelis e stalinismo»: la centralità del conflitto tra cattolicesimo e comunismo è il sottinteso, sebbene mai dichiarato fil rouge che annoda le contraddizioni della Polonia del Dopoguerra, tematiche principali di Ida, elaborate in uno stile registico rifinito e smussato, costituito da inquadrature sempre lievemente asimmetriche.
Ida è l’impossibilità di vivere una fede religiosa, ma anche un contrasto etnico mai sanato (l’antisemitismo), la sterilità di una Polonia che, dopo tanto, non riesce piú a guardare avanti a sé.
La terre gaste in cui vagabondano Ida e sua zia ha il sapore dei grandi paesaggi archetipici, delle steppe caucasiche millennarie. Non c’è la costrizione del tempo presente né passato. L’universalità dei temi parla ai recessi piú fuggenti dell’animo, che possono essere scossi soltanto dal cinema piú diretto, piú sincero: Pawlikowski – distaccato ma non autocompiaciuto – regala momenti lirici (l’uomo che scava il buco e vi si nasconde dentro).
Ida non è solamente un confronto col passato polacco. È anche la composizione di frammenti di una vita che ha sempre corso in schemi preesistenti, priva di qualsiasi possibilità di evasione. Dunque il dubbio spunta con naturalezza: Ida ha scelto la sua vita, la sua strada?

E, nelle ultime sequenze – forse reali, o forse soltanto scorci del suo inconscio –, una risposta a questa domanda è lasciata intendere, sebbene renda tutto piú oscuro di quanto già non sia: un secondo velo di Maya su una figura chimerica, Ida, inaccessibile, e per questo cosí ammaliante.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=0wRid9ZFE3A[/youtube]

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