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[Reportage]: PAOLO NUTINI – Ippodromo delle Capannelle, Roma, 19 luglio 2014

Paolo Nutini

“Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua.” Eccola la mia estate. Niente Maldive, niente Grecia, niente Canarie, niente Salento, niente… boh… Sabaudia? Niente. Pazienza. Qualche regalino però me lo concedo lo stesso anche se i soldi per una eventuale partenza scarseggiano. Quindi chissenefrega del mare e della sabbia: io sono andata a rotolarmi sulla terra di Capannelle Beach. In compagnia di Paolo Nutini. Autentica gioia per le orecchie e per la vista. E voi tenetevi pure l’acqua cristallina di Santorini.

Una delle giornate più torride fino ad ora. Roba che alle venti ancora si sudava copiosamente. Con questa temperatura tropicale in cui chiunque avrebbe preferito palme e spiagge bianche al posto di un ippodromo trasformato in area concerti per l’occasione, verso le ventuno finalmente abbiamo dato inizio alle danze con il gruppo d’apertura, The Rainband: cinque individui provenienti da Manchester (e tifosi del Manchester City, come ha dichiarato il leader) che hanno supportato anche gli altri due concerti italiani di Nutini, a Genova e a Padova. Un po’ di buon semplice indie rock trainato dall’euforia del cantante Martin Finnigan, fuori di testa all’idea di trovarsi su un palco del genere. Oppure semplicemente l’idea di trovarsi in Italia, visto che spesso e volentieri durante l’esibizione ha ribadito il suo amore verso il Belpaese in un italiano zoppicante. Anche se praticamente quasi sconosciuti qui, hanno saputo creare da subito un legame speciale con il pubblico. Dal punto di vista della musica invece la sensazione era quella orribile del “già sentito, trito e ritrito” ed è mancato qualcosa, un’impronta più forte, una personalità più decisa ed autonoma su cui magari in futuro la band potrebbe lavorare. Degni di nota il giovanissimo chitarrista biondo (probabilmente ancora un adolescente o così sembrava, credetemi), il tributo del gruppo a Marco Simoncelli con il brano dedicato per l’appunto al motociclista “Rise Again” durante il quale Finnigan ha indossato una maglietta con il 58 di Sic e l’eccessiva allegria del cantante per tutta la durata del live, decisamente entusiasmato dalla situazione.

Verso le ventidue, in leggero ritardo sulla tabella di marcia, il nostro buon Paolo è finalmente salito sul palco con il suo esercito, The Vipers, in forma smagliante. Ha cominciato con il botto con l’esplosiva “Scream (Funk My Life Up)”, scaldando quindi (sì, ulteriormente) gli animi fin da subito, mandando già in delirio il pubblico. E quell’energia funky, quelle venature R&B, quel tocco ragtime con cui è stato condito il suo bellissimo e ben riuscito “Caustic Love”, dal vivo si tramutano in sonorità più ruggenti, più rock, rendendo il tutto più intenso e martellante, infuocato e viscerale. Una propria identità musicale quindi il cantante sembra averla raggiunta anche dal vivo, creando un’atmosfera romantica e decisa allo stesso tempo. L’esibizione è stata varia e ben amalgamata, l’italoscozzese ha alternato momenti vivaci e divertenti come “Let Me Down Easy” a momenti più malinconici ed introspettivi come “Cherry Blossom”, la spensieratezza di brani come “Funky Cigarette” alle atmosfere più cupe e pesanti come quella di “Iron Sky” intervallata da un estratto del film “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin.
La voce blues e dolorosa di Paolo Nutini live è cento volte più graffiante e seducente, ti avvolge e ti rapisce facendoti dimenticare delle persone che sono lì accanto a te o di battere le mani ogni tanto o di scattare qualche foto. è come essere trasportati in un’altra dimensione, rimanendo fisicamente fermi inchiodati con i piedi al terreno. Il momento più alto di queste due ore è stato forse “Better Man”, dolcissima ballata, quasi una preghiera che ha colpito dritto al cuore. Che sia accompagnato dalla sua band o che sia da solo con la sua chitarra acustica, mr Nutini è sempre concentratissimo e sembra constantemente attraversato da non so quale rabbia o quale inguaribile ferita lancinante. In qualche modo riservato, il cantautore di Paisley si è avvicinato poco al pubblico allacciando comunque un contatto invisibile ed indistruttibile con la folla sotto al palco, dimostrando non un freddo distacco ma proprio una sorta di timidezza che anche nei momenti musicalmente più ruvidi o foschi ha reso il tutto più tenero e delicato. Fa male e guarisce allo stesso tempo, uno schiaffo ed una carezza insieme. Niente hit del passato come “New Shoes” o “Rewind”. In compenso Paolo ci ha regalato belle chicche come una stupenda e profonda versione in un italiano quasi impeccabile di “Caruso”, un omaggio a Lucio Dalla e a quel cantautorato italiano storico che Nutini ha sempre dichiarato di amare, e come una versione ancora più struggente e setosa di “Candy” anticipata proprio da quella “Caruso”. Si è chiuso con un’impetuosa e passionale “Last Request” e il timido saluto dello spettinato scozzese. Un artista che mette al primo posto la sua stessa musica e che solo con questa e con la sua voce calda sa come rendere spettacolare un concerto, senza inutili effetti speciali o scenografie varie. Un talento che rimane al suo posto, senza vanità e senza darsi arie.

Una serata all’insegna del travolgente funky, di un soul fresco e delle mille sfaccettature musicali di un giovane e brillante cantante. La lacrimuccia alla fine è scesa. Un magico ed incantevole sogno (concretizzato) di una notte di mezza estate (o giù di lì), una notte da rivivere almeno altre cento volte.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=nhAUxSF7mUU[/youtube]

Setlist:

Scaletta del concerto:
SCREAM (FUNK MY LIFE UP)
LET ME DOWN EASY
ALLOWAY GROOVE
COMING UP EASY
LOOKING FOR SOMETHING
JENNY DON’T BE HASTY
BETTER MAN
DIANA
FUNKY CIGARETTE
RECOVER
TRICKS OF THE TRADE
ONE DAY
CHERRY BLOSSOM
PENCIL FULL OF LEAD
NO OTHER WAY
IRON SKY
GROWING UP EASY
CARUSO
CANDY
LAST REQUEST

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