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One Direction – Four

2014 - Sony Music
pop

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Tracklist

1. Steal My Girl
2. Ready to Run
3. Where Do Broken Hearts Go
4. 18
5. Girl Almighty
6. Fool's Gold
7. Night Changes
8. No Control
9. Fireproof
10. Spaces
11. Stockholm Syndrome
12. Clouds
13. Change Your Ticket
14. Illusion
15. Once in a Lifetime
16. Act My Age

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Perché dedicare le righe della mia misera recensione a spiegare la vacuità del progetto One Direction? Non è di per sé palese il vuoto che circonda questo tipo di imprese? Non ne abbiamo forse abbastanza di idee di questo tipo?
Ebbene, la risposta è no. È ben evidente che la nostra società individualista trova la sua ragione d’esistere solo quando è impegnata in qualcosa che ha a che fare con il “sociale”. L’individuo è “realizzato” solo quando è “idealizzato”, ma per farlo difficilmente può dipendere dalle proprie idee, deve, quasi obbligatoriamente, individualizzarsi sulla base delle idee di qualcun altro. Una sorta di “influencer”, come piace dire ai giovani d’oggi, che però non sa fare di conto e che quasi non sa leggere. Non si dovrebbero mai mescolare il talento e le capacità di un musicista o un cantautore con la sua capacità di vendere il prodotto che questi propone, perché poi si rischia di giudicare un fenomeno, appunto, solo dalla capacità di quest’ultimo di attrarre acquirenti.

Nella musica non dovrebbe essere così, anche se sappiamo benissimo che è così per tutti, almeno per quanto riguarda la musica che muove i grandi mercati. Che tu sia bravo o meno ancor prima delle tue doti emergono i particolari che con queste non hanno nulla a che vedere. Questa non è una costante nella storia della musica. È un paradigma che ci portiamo dietro da quando abbiamo imparato che, se vogliamo fare le cose fatte bene, le dobbiamo fare con un imponente dispiego di mezzi. Più o meno da quando fare il musicista, così come fare il fotografo, il pittore, lo scultore è diventato un lavoro. Ci siamo svegliati un giorno, indignati, perché la gente ci chiedeva: “Cosa fai di lavoro vero?”. Incazzati perché noi continuavamo a rispondere: “il musicista e/o pittore e/o scultore e/o fotografo e/o critico musicale”, e la gente di rimando: “si, ma di lavoro vero cosa fai?”. Da lì in poi abbiamo iniziato questa battaglia del professionismo a tutti i costi e a tutti i livelli. Perché bisognava rimboccarsi le maniche e “fatturare”, perché poi poteva sembrare che, alla fine, fare il musicista era come fare il modellista o il collezionista.

Capito? Non è solo una passione, è un vero e proprio lavoro. Ci si sfamano le famiglie con i concerti, con i dischi, con i programmi dedicati alla musica! Per questo sono nati gli One Direction. Per questo motivo nasce “Four” degli One Direction. Per ricordarci che c’è tanto, tantissimo, dietro la produzione di un disco. Veri professionisti della musica che non sono abbastanza appariscenti per fare musica ad un livello totalmente mainstream, ma che vanno benissimo per costruire un brano, o un disco. Vi siete forse offesi? Vi dispiace essere trattati come figuranti? No perché c’è la pizzeria sotto casa che cerca un cameriere e/o pizzaiolo e/o lavapiatti.

Cosa si può dire di “Four”? Che ormai i livelli di incisione sono elevatissimi e che i 12 brani del disco funzionano alla grande. Si parte bene con “Steal My Girl” salvo poi cadere in una sorta di “anonimato ritmico” nei successivi quattro brani, che forse sono semplicemente qualcosa che servirà per riempire i profili Facebook delle fans del gruppo con qualche frase ad effetto o, ancora meglio, a far arrossire le gole di tutti quelli che saranno sotto il palco ai loro concerti. Dalla minimale “Night Changes” in poi, con la bellissima prova di “No Control”, che sembra fare il verso a ritmiche vicine all’indie rock, inizia una risalita molto convincente soprattutto per quanto riguarda l’aspetto melodico, più equilibrato e privo di quella sorta di anarchia che la faceva da padrona nella prima parte del disco. Non confondiamoci, ci sono sempre quei “ritornelloni” stile inno nazionale, tutti cantano tanto per non far sentire le stecche di alcuni, ma il tutto è più ordinato ed orecchiabile anche per via di strutture sonore più articolate, in alcuni casi più potenti. Il disco si chiude con “Clouds” che mostra quanta poca paura faccia a questi cinque ragazzi il doversi misurare con generi diversi, con ritmiche quasi dance che mano mano si trasformano grazie ad accenni più puramente rock.

Four” è un disco di cinque individui che ancora devono essere imboccati da qualche tutor, un lavoro comodo per chi ha confidenza limitata con la musica, una voce discreta, presenza scenica e venti anni, un’età nella quale ancora ci si piscia sotto al letto se ti bussano alla finestra di notte. È un lavoro sopraffino, tecnicamente parlando, perché sicuramente guidato da persone più esperte e sarà sicuramente un successo perché è pensato e costruito per essere tale. Adesso è inutile che vi mettiate ad inveire contro il mercato e le multinazionali perché senza bambini come questi, voi professionisti della musica, soffrireste la fame nei giorni pari e la sete nei giorni dispari, quindi, di corsa a comprare “Four” degli One Direction!

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=W87OcvkLITg[/youtube]

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