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YAKAMOTO KOTZUGA – Astoria, Torino, 14 Febbraio 2015

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Mi sento in dovere di esordire asserendo che Giacomo Mazzucato (in arte Yakamoto Kotzuga) è un caso indubbiamente eccezionale nella musica elettronica nostrana. Giovanissimo, senza un pelo sul mento ma sicuramente una buona quantità di trovate micidiali che frullano per la zucca. Nonostante la posizione conquistata così rapidamente e l’evidenza del proprio potenziale, Giacomo non sembra essersi montato la testa e mantiene un basso profilo che gli rende davvero onore.

Lo scenario che mi si presenta una volta entrato nel basement dell’Astoria è del tutto inusuale, ma assolutamente affascinante. Cuscini, luci soffuse e tappetoni di erba sintetica hanno tramutato la roccaforte etilica dei parties torinesi in una specie di intimo e delicato universo, nel quale la musica di Yakamoto permea l’aria di vibrazioni cotonate e carezzevoli.
Prendete le chitarre post-rock, la dubstep (quella tranquilla) di Burial e affini, l’hip hop più astratta in circolazione e otterrete quello che un ventenne veneziano prova a convogliare in una performance talmente alienante da recidere qualunque sorta di contatto con la realtà esterna. Mai sono stato così felice di abbandonarmi senza alcuna resistenza ad un artista che sa veramente come coccolare le orecchie del suo pubblico.
Non so quanto sia durato, ma è stato bello.

Questo ragazzo incarna pienamente ciò che di più bello possa esistere nella musica italiana. Grazie Ohhh C’mon, grazie Astoria e grazie Yakamoto per aver salvato il mio San Valentino dal turbamento della solitudine e dal conseguente deperimento psicofisico.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=G6CmJeenJgM[/youtube]

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