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Trading Four #1: Austria

austria

«In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia.» (Duke Ellington)

“Trading Four” vi porta a zonzo per il mondo alla scoperta della scena jazz dei vari paesi. Ogni mese vi facciamo fare un viaggio virtuale in uno Stato diverso. Se volete venire con noi, c’è ancora posto.
Altrimenti rimanete a casa. Oh.

Land der Berge, Land am Strome.

“Tre cose sono necessarie per un esecutore: l’intelligenza, il cuore, le dita.” (Wolfgang Amadeus Mozart)

Cominciamo questo viaggio a spasso per il mondo dall’Austria. A caso. Tra le Alpi e il Danubio, terra di personaggi celebri come Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Schubert, Karl Popper, Sigmund Freud, Konrad Lorenz e, primo fra tutti, Franz Sacher.
Ma terra anche di un’imponente scena jazz conosciuta a livello internazionale solo in parte e molto diversa da quella italiana. «Ho suonato in Austria nel novembre 2014 come membro dello Stefan Fellner Italian Project, quintetto italoaustriaco di musica contemporary jazz» ci racconta Francesco Marchetti, giovane contrabbassista del nostro paese.
«E’ stata un’esperienza breve (quattro giorni) ma intensa, che mi ha dato modo di crescere musicalmente e di conoscere una realtà diversa da quella italiana. Abbiamo tenuto due concerti nella zona a sud di Linz, il primo come apertura di una jam session in una “kulturhaus”, il secondo in un ristorante/pub. L’accoglienza è stata davvero calorosa, soprattutto nella prima serata. C’erano un centinaio di persone o forse più che erano venute per ascoltare la nostra musica. Questo aspetto ha colpito me come gli altri due ragazzi italiani del gruppo: non ci aspettavamo un interesse così vivo per un gruppo di musicisti sconosciuti. Parlando dopo il concerto con qualcuno dei presenti abbiamo scoperto che per molti di loro è un’abitudine venire ad ascoltare qualsiasi concerto ci sia in zona, comprese le jam. Non succede così in Italia dove tendenzialmente alle jam non viene nessuno ad ascoltare se non per prima o poi suonare. Era un ascolto attento e partecipato, le persone non erano lì tanto per bersi una birra e avere della musica in sottofondo. Il pubblico della seconda serata è stato un poco meno numeroso ma altrettanto caloroso. Anche questa volta abbiamo captato subito un’attenzione che in Italia non è automatico ricevere, specie se in una città di provincia come quella in cui eravamo noi. I nostri compagni austriaci ci hanno spiegato che da loro la musica è studiata ovunque, a qualsiasi età e a qualsiasi livello. C’è grande interesse ovviamente per la musica classica, che in Austria è di casa, ma anche per il jazz e per le altre musiche moderne.»

Quindi allacciate le cinture: la prima tappa è l’Austria.

Alt aber gold

Procediamo con ordine. Partiamo dall’inizio. Da quei personaggi che hanno fatto e continuano a fare la storia del jazz austriaco. Ad esempio Gerry Weil, alias Gerhard Weilheim, classe 1939, viennese dalle origini venezuelane. E sono proprio le origini esotiche a dare alla musica di Weil un’impronta forte e decisa. Il pianista infatti si allontana dalla tradizione europea del genere per immergersi in ritmi decisamente sudamericani. Questo giovinastro è ancora musicalmente attivo e continua a tingere gli inverni rigidi dell’Austria con colori più caldi. Qui è disponibile uno dei suoi dischi, Navijazz del 2006.

Sempre da Vienna, ma più tradizionale (ma non meno eclettico) è Joe Zawinul, ossia Josef Erich Zawinul, classe 1932, anche lui pianista e soprattutto hammondista eccezionale, leader di quegli Weather Report fondati insieme a Wayne Shorter e in cui hanno militato musicisti del calibro di Jaco Pastorius e Miroslav Vitous, anima degli Zawinul Syndicate e causa principale della svolta elettrica di Miles Davis con cui l’austriaco ha collaborato tantissimo. Purtroppo Zawinul ci ha lasciati nel 2007, dopo una dura lotta contro il cancro. Rimane tutt’oggi una leggenda a livello internazionale. Qui uno dei suoi maggiori successi, Black Market, il primo disco dei Weather Report.

Altro colosso viennese del pianoforte che ci ha lasciati nel 2012 è Fritz Pauer, grande artista nato nel 1943 che ha collaborato con importanti musicisti come Art Farmer, Dexter Gordon e Annie Ross. Qui lo ascoltiamo appunto insieme a Art Farmer nel disco Azure del 1987.

Ma lasciamo stare il pianoforte e passiamo al sassofono, per l’esattezza al sax di Hans Koller, prestigioso tenorista (from Vienna anche lui, classe 1921, ci ha abbandonati nel 2003) con cui il Pauer citato prima ha collaborato per parecchio tempo. Uno dei lavori più distorti e molto sul free jazz è Continued Talks del 1980, un disco davvero particolare e sperimentale.

Big band eccezionale con base a Vienna, formata del 1977 dal direttore Mathias Rüegg ma sciolta nel 2010 a causa di problemi economici, è stata la Vienna Art Orchestra, squadrone di venti elementi con all’attivo ben trentacinque lavori e più di ottocento concerti. Un pizzico del loro swing sopra le righe che forse esattamente swing non era, l’album Swing & Affairs del 2005.

Voce storica e viscerale è invece quella di Marianne Mendt alias Marianne Krupicka, nata a Vienna nel 1945. Qui Momendts del 2001.

Simbolo per eccellenza del jazz austriaco però è forse stato (e lo è tutt’ora nonostante la sua dipartita avvenuta nel 1982) il leggendario clarinettista Fatty George, nome d’arte di Franz Georg Pressler, nato a Vienna nel 1927. Con la sua Jazzband (in cui ha volte ha militato anche il Joe Zawinul di cui abbiamo parlato prima) è passato dal bop al cool jazz, attraversando il cosiddetto Dixieland, influenzando parecchi jazzisti contemporanei e diventando un vero e proprio mito a livello mondiale. Un assaggio di ciò che è stato.

 

Heute
Dal passato passiamo ai grandi personaggi del presente. Come Franz Koglmann, trombettista di Mödling, nato nel 1947, attivo soprattutto nella scena avant-garde jazz. Visionario e contorto, questo musicista ha collaborato con tanti nomi appartenenti al settore del jazz, tra i quali anche l’italianissimo Enrico Rava. Qui un esempio della sua follia musicale, l’album Don’t Play, Just Be del 2001.

Altro colosso del presente è il sassofonista Wolfgang Puschnig, from Klagenfurt, classe 1956, virtuoso e complicato genio musicale che ama saltare dalla musica classica all’avant-garde, dal jazz tradizionale a sonorità etniche, riuscendo ad evadere qualsiasi confine tra generi. Uno dei suoi primi lavori è Pieces Of The Dream del 1988, come dice il titolo sognante al punto giusto.

Simbolo del cosiddetto gipsy swing è invece Harri Stojka (Vienna, 1957, origini gitane), maestro della chitarra che ogni tanto si cimenta anche in esperimenti jazz-rock, lasciandosi influenzare dal blues. A Tribute To Gipsy Swing del 2005 è un assaggio del suo stile particolare, al di là delle definizioni.

Contrabbassista introspettivo, nato nel 1973 a Amstetten, è Georg Breinschmid. Questo artista ha militato in numerosi progetti come la Vienna Art Orchestra e nella Vienna Philarmonic Orchestra ed è noto per aver dato una luce del tutto nuova ai brani di Stéphane Grappelli e di Django Reinhardt. Qui il piacevole Double Brain dell’anno scorso.

Pianista eccezionale è invece Elisabeth Harnik, classe 1970 from Graz. Una specie di Chick Corea austriaca che cattura con le sue dita veloci.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=DQKrUEkbPRs[/youtube]

Sempre chitarrista, nato a Judenburg nel 1965 è Wolfgang Muthspiel, musicista a volte più vicino al folk e al cantautorato molto spesso in lingua inglese. Ha collaborato con tanti nomi, uno dei quali il prestigioso batterista Brian Blade. Qui il lavoro realizzato con il fratello trombonista e pianista Christian Muthspiel, Early Music del 2003, con cui nello stesso anno il chitarrista ha vinto l’European Jazz Prize.

wolfgang

(nella foto Wolfgang Muthspiel)

Nachrichten

Dalle vecchie glorie e dalle colonne portanti di oggi, passiamo alle nuove personalità del jazz austriaco, un vento di freschezza sulla scena. Uno di queste nuove figure è il trombettista Lorenz Raab, classe 1975 di Linz, coinvolto in numerosi progetti come l’avanguardistica formazione :xy Band. Noto per le sue sperimentazioni, vi proponiamo il suo disco Expanded del 2012.

Altro esempio di sonorità miste, a metà tra il jazz classico, la fusion e il nujazz, è il poliedrico HDV Trio formato dal pianista e percussionista David Helbock, dal bassista Lucas Dietrich e dal batterista Marc Vogel. Una formazione giovane dai ritmi spezzati e dalla fantasia scatenata come dimostrano in All In, il loro disco pubblicato nel 2008.

Chi invece ama tingersi di blues e di funk è l’organista Raphael Wressning nato a Graz nel 1979, lavoratore instancabile con già diciassette dischi e più di trentacinque collaborazioni all’attivo, nominato nel 2013 “miglior organista dell’anno” dalla Downbeat Magazine. Qui il live all’Off Festival, in Croazia, del 2008 in compagnia del chitarrista Enrico Crivellaro, il trombettista Scott Steen e il batterista Lukas Knofler.

Altro personaggio di spicco è il clarinettista e tenorista Ulrich Drechsler, coinvolto in numerosi progetti come il Cello Quartet, il trio Café Drechsler (contaminato da sonorità lounge, dal soul e dall’hip-hop) e l’Ulrich Drechsler Trio. Qui Streamer, il disco del 2013 realizzato con il Café Drechsler in cui il jazz si fonde con un’esplosiva e creativa elettronica.

Belvedere per le femminucce, oltre che bellascoltare è Christoph Pepe Auer, sassofonista e clarinettista di Innsbruck, classe 1981, e musicista che predilige morbide atmosfere smooth come dimostra in questo live con il suo quartetto.

Altro sassofonista e clarinettista è Clemens Salesny (Scheibbs, 1980) coinvolto in numerosi progetto come la Clemens Salesny Electric Band, il duo sax-pianoforte con Clemens Wenger e l’eclettico e singolare ensemble Jazzwerkstatt formato con il Wenger nominato poco fa, il trombonista Daniel Riegler, il chitarrista Peter Rom, il bassista Bernd Satzinger e il sassofonista Wolfgang Schiftner. Qui lo ascoltiamo proprio con il Jazzwerkstatt nel disco Elegant del 2009.

Decisamente particolare e vera novità (jazz e non) è il fagottista Cristof Dienz (1968, Innsbruck) che accosta il jazz al folk, il tutto in una chiave decisamente contemporanea e coinvolgente. Qui il disco Dienz Zithered del 2005, ascoltare per poter capire.

Amatissima formazione jazz a metà tra bop e free jazz è Kelomat, forse autentico punto di riferimento del jazz austriaco “emergente”. Qui l’omonimo album del 2005.

Altro fiore all’occhiello della scena sono i Falb Fiction, formati da Viola Falb (sax), Herbert Pirker (batteria), Philipp Jagschitz (piano) e Christian Wendt (basso). Scrive di loro il sassofonista newyorkese Chris Potter: «La prima cosa che ho notato della loro musica è il suo calore». Per capire cosa intende Chris Potter, sparatevi Lost Control del 2008.

Voce particolare e sempre molto vivace che ha collaborato con il Georg Breinschmid nominato prima è Agnes Heginger. Qui il suo disco del 2011 Tanzen in cui Agnes viene accompagnata solo dal contrabbasso del Breinschmid.

pepe

 

(nella foto Christoph Pepe Auer)

Seltsam

Passiamo alle stranezze, a quei gruppi che hanno la creatività perennemente in eruzione, quelli in continuo cambiamento, una variazione perpetua brano dopo brano. Un esempio di tutto ciò sono appunto i Fuzz Noir, poliedrica formazione composta da Raphael Preuschl al basso, Michael Prowaznik alla batteria, Peter Rom alla chitarra e Wolfgang Schiftner al sax. Una seducente e virtuosa fusion venata di hard bop come dimostra Free Lunch, album del 2010.

Progressive, rock, dub, elettronica, free jazz: per i Tumido l’aggettivo “sperimentale” sembra essere riduttivo. Questo trio è formato da Gigi Gratt (tromba e tres), Mario Stadler (chitarra, basso, elettronica) e Bernhard Breuer (batteria). Qui l’ipnotico Nomads pubblicato l’anno scorso. Divertitevi.

Chi invece usa solo l’elettronica è il ben noto dj Parov Stelar, pseudonimo di Marcus Füreder (Linz, 1974) famoso per il suo electroswing, un mix tra jazz, house e breakbeat. Qui uno dei suoi primi lavori, Rough Cuts del 2004.

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(nella foto i Fuzz Noir)

Festival:
Se vi capita di andare davvero a spasso per l’Austria, vi segnaliamo qualche festival da non perdere:
· Jazz Fest Wien: dal 1991 uno dei più importanti eventi jazz estivi a livello internazionale: http://www.viennajazz.org/en
· Graz Jazz Nacht: http://www.grazjazz.at/
· Jazzfestival MM: il festival organizzato da Marianne Mendt: http://www.mmjazzfestival.at/mm-jazzfestival/
· Salzburger Jazz-Herbst: http://www.salzburgjazz.com/
· Jazzfestival Saalfelden: http://www.jazzsaalfelden.com/

Qui invece un elenco di alcuni dei jazz club più noti del paese:
· Il Jazzland a Vienna: http://www.jazzland.at/
· Il Porgy and Bess sempre a Vienna: http://www.porgy.at/
· Il Miles Smiles, altro locale viennese: http://www.miles-smiles.at/
· Il Royal Garden Jazz Club a Graz: http://www.royalgarden.at/
· Il Stockwert sempre a Graz: http://stockwerkjazz.mur.at/
· Il Wist di Innsbruck: http://wist.at/002/news/index.php

Questo è più o meno quello che siamo riusciti a trovare, con parecchie difficoltà linguistiche, difficoltà che saranno quasi sempre ricorrenti. Quindi siate clementi. E preparate la valigia per il prossimo viaggio musicale.

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