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Matthew E. White – Fresh Blood

2015 - Domino
blues / folk / rock

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Tracklist

1.Take Care Of My Baby
2.Rock & Roll Is Cold
3.Fruit Trees
4.Holy Moly
5.Circle ‘Round The Sun
6.Feeling Good Is Good Enough
7.Tranquility
8.Golden Robes
9.Vision
10.Love Is Deep

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Il rock ‘n roll è un genere per cuori di marmo, lo sapevate? È freddo finché non arriva qualcuno a riscaldarlo.
Ce lo dice un giovane paffuto, dall’aria pacata, gentile; viene dalla Virginia, e la sua età (33 anni) si sposa bene con il ruolo da barbuto martire del soul che si è trovato a recitare negli ultimi anni: Matthew E. White, “l’uomo in bianco”, è tornato alla grande con un nuovo LP intitolato “Fresh Blood”.

“È strano pensare come i musicisti abbiano una sorta di timore reverenziale verso una forma comune di ascolto, ovvero quella della musica registrata”, ha dichiarato White in una recente intervista, “perché non si pensa che la musica registrata, rispetto ad altre forme artistiche, ha solo un misero centinaio di anni sulle spalle. Ed è questo che ci spinge a sperimentare con ciò che abbiamo a disposizione”.
L’idea che tramanda “Fresh Blood” è quella di un risorgimento del soul e del rock ‘n roll di maniera, ripescando dal mazzo carte alla Little Feat e Fleetwood Mac (“l’altro rock” che rese pop e grande l’America nei settanta post Morrison&Co. ), e figlio dell’onda lunga dei recenti successi di ragazzuoli come Jonathan Wilson e Father John Misty con il recente ed ottimo “I Love You, Honeybear”.

White cerca di fuggire le false impressioni circa la sua figura di musicista (“dicevano che ero fortemente egocentrico, dopo l’uscita del mio primo album, “Big Inner”. Per ‘Loro’ ero troppo ambizioso: credo solo che i pezzi fossero intrisi di una forte spiritualità”), e ci riesce con i suoi pezzi: brani come “Take Care My Baby” in un sol colpo illuminano la pesante ombra degli avi musicali, dribblando i confronti, e donano nuova luce alla forma cantautoriale semplice e schietta del paffuto di Virginia Beach. E se il primo, ‘amatodiato’ “The Big Inner” era un disco si incisivo ma pure ingolfato da qualche lungaggine di troppo, indubbiamente di qualità ma costantemente puntato dalla critica perché ritenuto un filo autocelebrativo, il singolo irresistibile “Rock ‘n Roll is Cold” non solo propone un giro dall’alto tasso di groovyness, tra ‘shalala’ dal sapore a motown e giri di pianoforte, ma si fa carico di una certa ironia velata nel testo che non fa mai male ma punge con sagacia. Il soul romantico con archi di “Holy Moly” ci traghetta verso il pianoforte Eltoniano di “Circle Around The Sun”, che passa poi la palla ad un’ottima doppietta: “Feeling Good is Good Enough”, tra i Beatles e Stevie Wonder, con tanto di coro finale, e “Tranquillity”, che riecheggia, non senza una certa nostalgia, le atmosfere posate e crepuscolari del disco precedente.

Degna di nota è “Vision”, che gioca con i veri, autentici e tanto sospirati suoni seventies, e che chiude un’opera elegante, moderna e retrò, e che rielabora il pop grazie alle prodigiose mani di Matthew E. White. L’Uomo in Bianco ha vinto la sua sfida, prendendo di petto gli ingombranti paragoni con i colossi del passato. Anzi, schivandole di classe, con un passo a ritmo di soul.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=co4krl2xge0[/youtube]

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