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Godblesscomputers – Plush And Safe

2015 - La Tempesta International / Fresh Yo! Label
elettronica / ambient

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Tracklist

1. Closer
2. Discordia
3. Spirits
4. Leap in the Dark
5. Clouds
6. Prisoners
7. Lotus Flowers and Tears
8. Light Is Changing
9. Touch You
10. Faces (You Can't See Me)
11. Abisso
12. Somewhere Away from Me

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Imprevisto, illogico e travolgente. Proprio come le nostre biografie – e quella di Lorenzo – il suo ultimo lavoro sembra testimoniare l’impossibilità di contrastare i ritmi sospesi di un’esistenza intangibile, troppo al di là della percezione per essere oggetto di analisi e controllo. Un’atmosfera intimistica senza necessariamente volerlo essere, in cui la drum and bass urbana si fonde con la linea soul in un sound elettronico dalle profonde radici organiche. Già sulle prime battute di Closer non è una linea precisa a dettare la melodia, quanto l’inquietudine prodotta dal sapiente accostamento della drum machine ad un mondo di piccoli frammenti di realtà, analogica o digitale che sia. Le logiche che sorreggono questi mondi riescono a trascendere generi e categorie ma servono, per quanto eteree, a rendere un sound caratteristico e inconfondibile.

In Plush And Safe non ci si ferma a pensare ma, come suggerisce il riferimento insito nel titolo, è la stessa insicurezza a gettare le basi dell’album. Come Basquiat criticava le false sicurezze dell’epoca stilizzando automobili sui muri newyorchesi, Godblesscomputers si addentra nella giungla urbana per fare propria quell’incertezza, consapevole dell’impossibilità di tracciarne i limiti ma determinato ad esprimerla. Si tratta, in fondo, dello stesso paradigma della Tabaccheria di Pessoa:

“Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.”

Fra i sogni del mondo rieccheggiano i grandi riferimenti, da Dj Shadow a Four Tet, dalle sonorità dub alla matrice hip-hop. Dal calore cupo di Leap in the dark al ritmato inno di Light is changing, intonato da Francesca Amati (Amycanbe), tutto orchestrato nella stessa impercettibile tensione fra introspezione e disperata ricerca. Forse privo di passaggi di particolare rilievo, l’album riesce comunque ad amalgamare diverse intuizioni in un concept che non risulti affatto auto-referenziale. Plush And Safe è la colonna sonora delle nostre giornate di corsa, quanto della solitudine delle nostre nottate.

A Plush And Safe manca forse uno scopo, una conclusione univoca, ma siete sicuri di non poter dire lo stesso ogni mattina, guardandovi allo specchio?

 

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